Scopri la vera storia di Robin Hood nel manoscritto di Cambridge: un bandito spietato, nessuna elemosina ai poveri e battaglie mortali a Sherwood.
Il frate viene tirato giù da cavallo, agguantato per la tonaca e colpito al collo con un fendente di spada. La testa mozzata rotola nel fango. Questa decapitazione spietata e vendicativa è avvenuta per mano nientemeno che degli allegri compagni di Robin Hood. Il vero Robin Hood delle ballate medievali, che rubava ai ricchi ma se ne fregava dei poveri, testardo e assetato di sangue come un autentico bandito (quale era).
- 1. Oltre il mito Disney: il manoscritto di Cambridge Ff.5.48
- 2. Nel cuore di Sherwood: Religione e archi lunghi da guerra
- 3. Il litigio tra Robin Hood e Little John
- 4. La carneficina in chiesa e lo Sceriffo di Nottingham
- 5. L’astuzia di Little John e la beffa al re inglese
- 6. Approfondisci il manoscritto originale
Oltre il mito Disney: il manoscritto di Cambridge Ff.5.48
Nessuna elemosina ai poveri, nessuna redistribuzione della ricchezza e nessuna nobiltà d’animo. La figura tramandata dai media e consacrata dall’immaginario collettivo crolla di fronte alla testimonianza filologica più antica giunta fino a noi: il manoscritto di Cambridge Ff.5.48, risalente alla metà del quindicesimo secolo, dal titolo: “Robin Hood e il Monaco”.
La ballata “Robin Hood e il Monaco” restituisce l’immagine di un bandito spietato, circondato da professionisti della guerra assetati di sangue e animati da una feroce devozione religiosa. Il testo spazza via i cliché cinematografici, svelando una realtà cruda e priva di sconti ideologici.
Nel cuore di Sherwood: Religione e archi lunghi da guerra
Nel giorno della festa di Pentecoste, nel fitto della foresta di Sherwood, il fuorilegge più temuto del regno avverte un tormento inatteso. A turbarlo non è l’assenza di lady Marian, ma l’astinenza dai sacramenti: sono infatti quindici giorni che non riceve l’ostia consacrata. Ignorando i consigli di Much, figlio del mugnaio, che lo invita a muoversi con cautela, il capo dei banditi decide di raggiungere la città per assistere alla messa.
A fargli scorta non c’è una massa di disgraziati raccogliticci, ma uno yeoman del calibro di Little John. Gli yeoman costituiscono la spina dorsale degli eserciti inglesi, armati del micidiale arco lungo in legno di tasso capace di perforare le corazze a maglia di ferro. Prima della partenza, i due si sfidano in una gara di tiro: contrariamente alla leggenda dell’arciere infallibile, Robin Hood perde la competizione e rifiuta di pagare i cinque scellini della scommessa, scatenando una lite furibonda.
Il litigio tra Robin Hood e Little John
L’orgoglio ferito spezza l’alleanza nel momento peggiore. Dopo che Robin accusa ingiustamente il compagno d’aver barato e gli rifila uno schiaffo a mano aperta, la reazione di Little John è immediata.
Con la spada sguainata, il gigante tronca ogni rapporto e abbandona Robin Hood al suo destino, costringendo il fuorilegge a proseguire la marcia verso Nottingham in solitudine. È una frattura profonda che dimostra la natura tutt’altro che idilliaca dei rapporti all’interno della banda di criminali, pronti anche a lottare tra loro.
La carneficina in chiesa e lo Sceriffo di Nottingham
Entrato disarmato nella chiesa di Santa Maria per pregare, Robin viene riconosciuto da un monaco con cui ha un conto in sospeso per un vecchio furto di cento sterline. Il religioso fa sbarrare le porte e avverte lo Sceriffo di Nottingham, spingendolo a violare il diritto d’asilo ecclesiastico con una retata brutale.
Circondato da una folla di guardie armate di bastoni, Robin estrae una pesante spada a due mani e scatena una battaglia dentro la chiesa dando inizio a un massacro:
- Ferisce e uccide dodici uomini della folla armata.
- Si lancia contro lo Sceriffo e gli sferra un colpo alla testa così violento da spezzare la lama in due.
- Ridotto a combattere a mani nude, continua la strage tra i fedeli terrorizzati finché il manoscritto si interrompe in un lago di sangue.
A questo punto della ballata, manca infatti una preziosa pagina. Non sapremo mai come continua la lotta nella chiesa, presumibilmente sempre più sanguinosa. Quel che possiamo dedurre, è che Robin Hood in qualche maniera finisce catturato dallo sceriffo di Nottingham.
L’astuzia di Little John e la beffa al re inglese
La cronaca riprende con il ritorno di Little John tra i banditi disperati. Informato della cattura, il gigante organizza la liberazione. Sulla strada per Nottingham intercetta il monaco traditore e il suo paggio: dopo averli tirati giù da cavallo, li decapita a sangue freddo e ne occulta i corpi tra la brughiera.
Little John scopre che il monaco stava andando dal re per portargli i documenti della cattura di Robin Hood.
Con i documenti trafugati, Little John si presenta direttamente al re d’Inghilterra, spacciandosi per messaggero e incassando una ricompensa di venti sterline insieme alla nomina ufficiale a yeoman della corona. Munito del sigillo reale, entra a Nottingham e si spaccia per messaggero del re. Lo sceriffo ci casca in pieno e tutti insieme, la sera, si sbronzano a un banchetto. A notte fonda, quando tutti dormono, Little John si muove indisturbato nella fortezza, diretto alle prigioni.
Il gigante uccide il carceriere piantandogli la spada nel petto, libera Robin Hood e fugge attraverso le mura. La beffa è completa: lo Sceriffo, terrorizzato dalla reazione del sovrano per l’ennesimo fallimento, non osa fiatare, mentre il re sceglie di insabbiare l’affare per non ammettere di essere stato raggirato. I banditi festeggiano nella foresta con fiumi di birra e cacciagione, confermando che il vero Robin Hood medievale pensava solo a sopravvivere e a combattere, fregandosi totalmente dei poveri.
Approfondisci il manoscritto originale
Questa vicenda storica emerge dalle pagine consunte del manoscritto di Cambridge Ff.5.48, denso di così tanti meravigliosi dettagli che meritano di essere letti integralmente. Ecco perché ho deciso di pubblicare il testo completo di questo episodio all’interno della collana Cronache di Leggende Affilate.
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