come diventare cavaliere?

Come diventare cavaliere: l’allenamento estremo di Boucicaut

Scopri come diventare cavaliere nel Medioevo attraverso l’allenamento estremo del leggendario Jean II Le Meingre Boucicaut.

Sul finire del Trecento, la corte di Francia è un mondo di armature lucide e spade scintillanti. È qui che cresce Jean II Le Meingre, figlio del maresciallo di Francia.

Immaginate un ragazzino di appena dodici anni che invece di giocare con gli amici non fa altro che implorare di voler fare una cosa: indossare l’armatura e scendere in guerra. Talmente ossessionato dalle gesta dei cavalieri che fin da bambino comincia un allenamento estremo. Giorno dopo giorno, oltre a padroneggiare le tecniche di combattimento, svolge una serie di esercizi che lo fanno diventare forte, agile e resistente oltre ogni limite: una macchina da guerra inarrestabile.  

Come diventare cavaliere: l’allenamento estremo di Jean Boucicaut

Questa è la storia di come nasce (e come si allena) un grande cavaliere. Un vero cavaliere della storia medievale: Jean II Le Meingre detto Boucicaut. Storia tratta addirittura dalla biografia che fu scritta su di lui nel Quattrocento (Livre des faits du bon messire Jean le Maingre, dit Bouciquaut), tanto era famoso. Nel manoscritto sono presenti tantissimi bei dettagli, compresa la descrizione dei suoi esercizi segreti, quelli che gli permisero di diventare un grande guerriero e campione di tornei imbattibile. Se volete la ricetta per diventare veri eroi, seguitemi in questo viaggio a partire dal principio.

Per i nobili di palazzo si tratta di un semplice capriccio infantile. Dal punto di vista biologico, un dodicenne del XIV secolo possiede lo stesso identico corpo di un ragazzo odierno: nessun superpotere accelera la maturità fisica. Eppure, la società e la cultura del Medioevo spingono i giovani a varcare la soglia delle responsabilità adulte con larghissimo anticipo. Sfruttando questa tolleranza culturale, le continue suppliche del fanciullo arrivano alle orecchie del duca di Borbone, che intuisce la stoffa del guerriero e strappa a re Carlo V il Saggio il permesso di aggregarlo a una vera campagna militare.

Dalla corte reale ai campi di battaglia: l’ambizione di un dodicenne

L’armata francese marcia per assediare le fortezze di Carlo II di Navarra, detto il Malvagio. Il re acconsente a mandare Jean le Meingre in battaglia quasi per gioco, ordinando di sorvegliare strettamente il ragazzino. Gli eserciti medievali sono seguiti da una fitta coda logistica di servitori e paggi, ma nessuno di loro partecipa agli scontri. Jean fa eccezione.

Vestito con una pesante armatura su misura, il dodicenne affronta la sua prima spedizione al fianco di leggende come Bertrand du Guesclin. Tra fango, freddo e fame, Boucicaut non si lamenta mai. Di fronte alla grandiosa armata e alle macchine d’assedio, le fortificazioni nemiche crollano. Finita la campagna, la dura realtà impone il ritorno sui libri insieme al Delfino. Ma la quiete dura poco: la minaccia di fuggire per arruolarsi persino tra i nemici costringe la corte a cedere di nuovo. Equipaggiato con una nuova armatura e una scorta, Jean viene rispedito dal duca di Borbone per dare la caccia al conte di Buckingham, sbarcato oltre la Manica. Nelle scaramucce quotidiane contro gli inglesi, la sua audacia è tale che i veterani devono trattenerlo per la collottola per impedirgli di farsi uccidere.

La nascita di una macchina da guerra: l’allenamento con l’armatura

Conclusa la caccia agli inglesi, Jean si unisce alle truppe impegnate ad assediare la roccaforte di Moncuq. È qui che ha inizio la sua trasformazione in una macchina da combattimento inarrestabile.

Nei momenti di tregua, mentre gli altri soldati riposano, lui non si ferma. Indossa l’armatura completa, monta sul pesante destriero e compie lunghe cavalcate fino al tramonto, oppure corre e marcia per chilometri per temprare i polmoni. Impugna una pesante scure o un maglio di ferro per colpire un tronco a ritmo incessante, indurendo i palmi e sviluppando un’agilità fulminea sotto il peso dell’acciaio. Jean non toglie mai l’armatura durante questi sforzi, anticipando di secoli i principi dell’allenamento moderno con sovraccarichi. Questa preparazione sistematica rappresenta un’eccezione assoluta nel Medioevo, dove ci si addestrava quasi esclusivamente sul campo senza una programmazione atletica mirata.

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I cinque esercizi segreti del campione medievale

La straordinaria agilità di Boucicaut, affinata dall’uso costante dell’armatura, si riflette in cinque esercizi descritti nel Livre des faits du bon messire Jean le Maingre, dit Bouciquaut:

  • Primo esercizio: saltare in sella a un destriero armato di tutto punto senza appoggiare il piede alla staffa, una prodezza già compiuta secoli prima da Guglielmo il Maresciallo.
  • Secondo esercizio: con un balzo felino da terra, afferrare il braccio di un cavaliere in sella per montare con lui.
  • Terzo esercizio: superare in un solo balzo un cavallo da guerra e il suo cavaliere, puntando una mano sull’arcione e l’altra sulla criniera.
  • Quarto esercizio: scalare pareti verticali molto vicine tra loro, sfruttando unicamente la forza di braccia e gambe.
  • Quinto esercizio: arrampicarsi su una scala a pioli appoggiata a un muro rimanendo appesi dal lato interno con le sole mani, indossando la maglia di ferro.

L’eredità di un atleta d’élite

Questi esercizi rivelano un atleta d’élite capace di combinare forza esplosiva, coordinazione e resistenza estrema, qualità che oggi rivediamo in competizioni moderne come Physical: 100. Accanto a questa preparazione fisica d’avanguardia, Boucicaut si esercita senza sosta nel lancio del giavellotto, nella lotta e nell’uso di spade e armature.

Da privilegiato di corte a maresciallo di Francia, la sua scalata dimostra che la vera grandezza non discende soltanto dai diritti di nascita, ma da una dedizione incrollabile.

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