La vera storia di re Artù: uno spietato condottiero romano-britannico che sterminò i Sassoni. Viaggio tra i manoscritti originali.
Una colossale pila di novecentoquaranta corpi insanguinati giace calpestata nella polvere, mentre un unico guerriero romano-britannico si erge sulla cima, spada alla mano e scudo levato. All’origine dei testi medievali, il re Artù storico non brandiva lame fatate né sedeva a tavole rotonde, ma vestiva i panni di uno spietato condottiero dal pugno di ferro.
Il vero Re Artù sterminatore
La cronaca del monaco Gildas (De Excidio Britanniae) e le successive registrazioni di Nennio restituiscono la cruda epopea della Britannia del quinto secolo, devastata dalle orde dei Sassoni. In questo scenario di città incendiate e campi ridotti a torchi per l’uva, emerge la figura di Ambrosio Aureliano, l’aristocratico di stirpe imperiale che gli storici identificano con il leggendario eroe.
Sotto la sua guida, i britanni spezzarono l’assedio nemico in una campagna culminata nella sanguinosa Battaglia del monte Badon. Qui, protetto da uno scudo effigiato con l’immagine della Vergine, il dux romano massacrò implacabilmente le truppe nemiche, dando vita al mito più duraturo d’occidente ben prima che la magia e i cavalieri ne edulcorassero i contorni.
La caduta della Britannia e l’invasione dei Sassoni
La Britannia del quinto secolo bruciava sotto i colpi dei Sassoni, tribù germaniche sbarcate sulle coste dell’isola per mettere a ferro e fuoco città e campagne. La società romano-britannica, abbandonata dalle legioni imperiali, sprofondò nel caos. I cronisti dell’epoca, come il monaco Gildas nel suo De Excidio Britanniae, descrivono una carneficina in cui i cadaveri venivano ammassati come uva nel torchio, senza risparmiare vescovi o sacerdoti. I sopravvissuti fuggirono oltremare verso l’Armorica (dando origine alla Bretagna) o cercarono rifugio tra le alture più inaccessibili.
Da Ambrosio Aureliano a Re Artù storico
In questo vuoto di potere emerse la figura di Ambrosio Aureliano, ultimo erede di una nobile stirpe romana che aveva indossato la porpora imperiale. Dux di grande rigore morale e carisma, Ambrosio guidò la riscossa dei celti contro gli invasori germanici. Secoli dopo, il monaco gallese Nennio identificò questo condottiero romano-britannico con il nome di Artù nella sua Historia Brittonum. È la prima comparsa storica del personaggio: un comandante brutale e spietato, ben distante dal sovrano cortese della letteratura successiva.
La Battaglia del Monte Badon e la nascita del mito
La svolta della guerra si consumò durante la celebre Battaglia del Monte Badon, preceduta da una lunga campagna di dodici scontri campali. Durante l’ottava battaglia, Artù combatté con uno scudo recante l’immagine dipinta della Vergine Maria, dettaglio filologico che ispirerà la futura tradizione cavalleresca cristiana. Su quel monte, secondo le cronache originarie, il condottiero diede prova di una forza sovrumana, abbattendo da solo 940 nemici con la sua spada. Non esistevano ancora Excalibur, Merlino o i Cavalieri della Tavola Rotonda: alle origini del mito vi era soltanto un feroce generale romano-britannico coperto di sangue, eretto su una montagna di cadaveri sassoni.
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Questa vicenda storica emerge dalle pagine consunte della Historia Brittonum di Nennio e dal De Excidio Britanniae di Gildas con una densità di meravigliosi dettagli che meritano di essere letti integralmente. Ecco perché ho deciso di pubblicare il testo completo di questo episodio all’interno della collana Cronache di Leggende Affilate.
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