macabre leggende medievali

Macabre Leggende Medievali: 3 Storie di Sangue e Morti

Dagli zombie di Treviri alla Caccia Selvaggia: scopri 3 macabre leggende medievali autentiche dove il sangue dei vivi si mescola a quello dei morti.

Il silenzio di una notte medievale viene interrotto da un rumore agghiacciante: un’ombra striscia fuori da una fossa del camposanto, si rizza in piedi, e si avvia verso le abitazioni, dove ad attenderlo si sono rintanati gli abitanti armati di ferro, con le spade in pugno, pronti a combattere contro la minaccia dall’Oltretomba.

Questo è solo uno dei frammenti delle 3 macabre leggende medievali che voglio raccontarvi oggi. Storie di sangue, tombe scoperchiate e massacri avvenuti su suolo sacro, riprese da un autentico manoscritto, il Dialogo sui Miracoli di Cesario di Heisterbach del XII secolo, dove il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti era sottile come la lama di un pugnale.

Enrico Nodus: uno zombie delle macabre Leggende Medievali

La prima di queste macabre leggende medievali avvenne presso Treviri, una città tedesca che all’epoca era un importante centro religioso medievale. Qui viveva un cavaliere di nome Enrico Nodus. Non un cavaliere senza macchia perché Enrico era l’esatto opposto. Era un uomo violento e malvagio, un gran bastardo. Per lui commettere crimini terribili come il furto, l’adulterio o il tradimento non era un peccato, ma quasi un vanto. Addirittura arrivò a abusare della sua stessa figlia, nata da una relazione clandestina con una serva. In quel tempo queste azioni erano considerate tra i crimini più gravi che un uomo potesse compiere, sia per la legge che per la chiesa.

Quando Enrico morì, la sua storia non finì affatto. Lo sappiamo bene cosa poteva succedere nel Medioevo, a certi malvagi che morivano. Se seguite Leggende Affilate lo potete bene immaginare: Enrico Nodus tornò sulla Terra, e iniziò a tormentare i viventi. Appariva a molte persone avvolto in una pelle di pecora, proprio come faceva spesso quando era ancora in vita. Questa non era una scelta casuale. Lui era vestito così, come faceva di solito, affinché tutti lo riconoscessero. Affinché tutti sapessero che tipo di maledizione era calata in quelle terre.

Nelle leggende medievali, soprattutto del nord Europa e nelle isole britanniche, i morti che tornano sotto forma di spettri sono molto presenti. Si pensava che persone così malvagie non trovassero pace nella tomba e tornassero indietro per infestare i luoghi che avevano conosciuto.

Enrico scelse di perseguitare proprio la casa di sua figlia. La situazione divenne presto un incubo perché tutti lo videro aggirarsi per le strade, di notte, intorno a quella casa. E si pensò subito di fare qualcosa, a riguardo. Gli abitanti provarono a scacciarlo usando il segno della croce, che di solito era l’arma principale contro il male, ma non funzionò. 

Allora passarono alle maniere forti. Gli abitanti si armarono col ferro, presumibilmente chiamando anche dei soldati, e affrontarono la minaccia dall’Oltretomba a furia di spadate. Lo attesero fuori dalla casa della figlia per combattere questo zombie medievale, e riuscirono a colpirlo più volte. Ma anche questa “arma” non servì a nulla contro di lui. Ogni volta che una lama lo raggiungeva, non usciva sangue e non c’erano ferite. Eppure lo colpivano. Il suo corpo era fisico e tangibile: un vero e proprio cadavere che si muoveva. Non uno spettro etereo. E infatti, il rumore dell’impatto che facevano le spade contro il suo corpo era agghiacciante e viene descritto vividamente nella cronaca: un rumore che ricordava quello di un bastone che schianta contro un vecchio materasso morbido. Bellissimo questo dettaglio.

Visto che i segni della croce e le spade non funzionavano, disperati, gli abitanti chiesero aiuto a Giovanni, il vescovo di Treviri. Il vescovo era la massima autorità spirituale della zona e conosceva i rituali per combattere queste presenze. All’epoca, infatti, era il vescovo che si occupava delle faccende più complicate, come il tenere a bada il ritorno in vita degli uomini malvagi. E si occupava anche di esorcismi e altri aspetti soprannaturali legati alla purificazione e liberazione.

Il vescovo suggerì un metodo molto particolare legato alle reliquie, gli oggetti sacri appartenuti ai santi o legati alla vita di Cristo, che si credeva avessero poteri miracolosi immensi. Il vescovo disse di prendere un chiodo della crocifissione, ovvero uno dei miliardi di chiodi sparsi per tutto l’Occidente, visto che una parrocchia su due ne aveva uno, e pure i mendicanti li vendevano. Insomma, la croce di Gesù Cristo nei secoli ha fornito più minuteria da ferramenta che Leroy Merlin.

Il rituale del chiodo sacro: come i monaci combattevano i reditivi

Seguendo le istruzioni del vescovo, gli abitanti versarono dell’acqua santa sopra questo chiodo sacro per “caricarla” ancora di più di potere spirituale: sacro su sacro. Poi usarono il chiodo e l’acqua benedetta per purificare la casa e la figlia dello zombie. Non è chiarissimo in che modo, io credo che usassero il chiodo come una sorta di aspersorio: intingevano il chiodo nella ciotola e lo agitavano nell’aria per schizzare dappertutto.

Fatto questo, a quel punto, il cavaliere malvagio non tornò mai più. Questo racconto ci fa capire quanto fosse forte all’epoca la paura dei fantasmi e quanto la gente si affidasse totalmente al potere della Chiesa per risolvere problemi che la logica e le armi non potevano sconfiggere. Questi fatti sono accaduti poco tempo fa rispetto a chi ha scritto la storia e in un luogo geografico ben definito, rendendo il racconto ancora più spaventoso per chi lo ascoltava.

Massacro in chiesa: quando la guerra profana il suolo sacro

La seconda di queste macabre leggende medievali viene ambientata nella contea di Altenberg, un luogo dove scoppiò una faida violentissima tra due gruppi di cavalieri che si odiavano a morte. Non è una guerra tra nazioni, ma una guerra su piccola scala tra famiglie, una di quelle lotte feroci dove l’unico obiettivo è cancellare il nemico dalla faccia della terra. In quel periodo i cavalieri non erano solo nobili guerrieri, ma spesso erano capi di fazioni armate in lotta per il potere locale. Scontro sanguinosi tra parenti e vicini di casa, soprattutto. Una situazione comune, che fa da ambientazione anche dei miei romanzi storico fantasy delle Cronache di Spada e Malora. Nell’ultimo libro appena uscito “Il Flagello degli Eretici” scoppia una guerra spietata proprio tra vicini di feudo, che cominciano a darsi battaglia anche nei luoghi più inopportuni, come quelli sacri. Proprio come avviene in questo frammento di leggende medievali.

Un giorno alcuni cavalieri di una fazione si ritrovano nella chiesa di un piccolo villaggio chiamato West Katten. Pensano di essere al sicuro perché nel Medioevo la chiesa era un luogo sacro e inviolabile. Era impensabile compiere atti di violenza dentro gli edifici religiosi: un vero e proprio peccato mortale, di quelli che ti spedisce dritto all’Inferno. Ma, fatta la legge, trovato l’inganno. O, meglio, fatta la regola, gabbato lo santo. Perché sono innumerevoli gli episodi di violenza tra le sacre mura della casa del Signore, e io ne ho raccontati parecchi negli episodi di Leggende Affilate. Stavolta non ci sono eccezioni, se non che a tradire la sacra regola, per prima, fu una donna. Una vecchia del posto.

Questa donna, non si sa per quali motivazioni, decide di tradire i suoi signori e cavalieri mentre vanno a messa. Si mette d’accordo con i nemici e stabilisce un codice segreto. Usa la campana della chiesa per comunicare. Ogni rintocco segnala ai nemici appostati fuori nei paraggi quante persone sono entrate nell’edificio. Appena i nemici capiscono che il gruppo è al completo, partono all’attacco. Entrano in chiesa con le spade sguainate mentre gli altri sono completamente indifesi.

I cavalieri intrappolati nella chiesa, senza armature e armi, capiscono che non hanno via di scampo. Cercano un’ultima, disperata difesa spirituale. Afferrano le statue dei santi e le immagini sacre e le usano come scudi. Pensano che nessuno avrebbe mai il coraggio di colpire un’immagine di Dio o di un santo. In quell’epoca le immagini sacre venivano considerate quasi dei tramiti diretti con il divino. Distruggerle era un sacrilegio.

Ma gli assalitori, ormai in completa frenesia, perdono ogni briciolo di fede e di umanità. Iniziano a colpire chiunque, distruggendo le statue che si trovano davanti. Arrivano addirittura a mozzare le braccia della statua di Cristo in croce pur di colpire i nemici che ci si nascondono dietro. È un massacro totale. Dentro quelle mura vengono uccisi circa ottocento soldati. È un numero enorme, probabilmente gonfiato dalla cronaca, che trasforma un luogo di preghiera in un vero mattatoio.

La guerra è conclusa. Il nemico ha vinto. O forse no?

La storia però non finisce qui, perché un atto così orribile richiede una vendetta altrettanto dura. Il narratore ci dice che il castigo divino non si fece attendere. Quasi tutti quelli che avevano partecipato al massacro furono sterminati poco dopo dai parenti delle vittime, richiamati da ogni angolo dei feudi confinanti per vendicare quella orribile mattanza in chiesa, aiutati poi da altri devoti cristiani che avevano sentito la notizia e volevano dare il loro contributo. Il massacro aveva segnato quei cavalieri come dei malvagi e blasfemi, da eradicare col ferro affilato. E così avvenne.

Di tutto quel gruppo di assassini, alla fine della guerra, pare ne rimasero vivi solo due. E non si sa che fine fecero. E la guerra si concluse così. E la vecchia? Quella che aveva dato l’allarme con la campana? Anche per lei la fine fu terribile. Morì soffocata da un colpo di calore proprio durante una messa, nello stesso luogo che lei aveva aiutato a profanare.

Anche questa cronaca è stupenda, nonostante sia breve e priva di grandi motivazioni dell’una e dell’altra parte. Però possiamo facilmente immaginare e fantasticare su cosa abbia spinto quegli uomini a una guerra così sanguinaria. Quali fossero i loro problemi e i loro desideri. Io lo faccio sempre di immaginare, di mettermi nei panni di quello e l’altro personaggio. Ed è per questo che scrivo romanzi, proprio per dare un senso, e una storia, alle azioni delle persone, persino quelle più efferate. Nel Flagello degli Eretici avvengono massacri simili a questo, in contesti sacri, e mi sono divertito ad approfondire le vicende dei personaggi per capire cosa potesse spingerli a fare certe cose.

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La Caccia Selvaggia e il Cavaliere Negromante

La terza di queste macabre leggende medievali è la più incredibile, e forse spaventosa. La protagonista è una donna, ovvero l’amante di un prete. Proprio come oggi, i preti del XII secolo non potevano avere relazioni, però accadeva, e non di rado, che anche loro si abbandonassero ai piaceri della carne, trascinando verso l’abisso anche le loro spasimanti. La donna in questione viveva, quindi, in una situazione di peccato. Un giorno, sentendo che la morte era vicina, lei fece una richiesta bizzarra. Voleva un paio di scarpe nuove, fatte con il cuoio migliore che si potesse trovare. Disse chiaramente che dovevano seppellirla con quelle scarpe ai piedi perché le sarebbero servite per un motivo urgente. E adesso capiremo subito il perché.

La donna morì e fu sepolta con le scarpe nuove, come aveva chiesto. E la cosa sembrò finire lì. Poco dopo, un cavaliere di quei luoghi e il suo scudiero stavano viaggiando di notte lungo una strada isolata. Era notte fonda, ma c’era una luna molto luminosa che rischiarava il sentiero. All’improvviso sentirono delle urla disperate che squarciavano il silenzio. Urla di donna. Poco dopo videro una figura correre verso di loro. Era proprio quella donna, vestita solo con una leggera camicia da notte e con addosso quelle famose scarpe nuove. Gridava aiuto con tutto il fiato che aveva in corpo.

Il cavaliere la riconobbe. E capì subito che c’era qualcosa che non andava. Anche perché lei doveva essere morta e sepolta. Scese da cavallo e disegnò un cerchio per terra con la spada. Questo cavaliere non era uno sprovveduto, anzi, era un esperto conoscitore dell’arte magica medievale per eccellenza, la negromanzia.

Simboli e protezione: il cerchio magico e le ciocche di capelli

Questo di tracciare un cerchio per terra, soprattutto con la spada, era un gesto di protezione per difendersi dai demoni. L’autore di questo manoscritto ne parla in più occasioni. La donna cercò rifugio vicino al cavaliere, ma il pericolo non era finito. Da lontano si sentì il suono sinistro di un corno da caccia e il verso di un branco di cani che correvano verso di loro. Si trattava di elementi caratteristici di un celebre evento soprannaturale, definito come Caccia Selvaggia: una leggenda spaventosa dove spiriti o demoni inseguono le anime dei peccatori per l’eternità. Le scarpe nuove servivano alla donna proprio per tentare di fuggire in questa corsa infinita e dolorosa tra i boschi e le rocce. Perché lei, in vita, se lo sentiva: sapeva che non appena avrebbe esalato l’ultimo respiro sarebbe divenuta bersaglio della furiosa caccia selvaggia.

La donna tremava dalla paura perché sapeva che il cacciatore infernale stava arrivando per prenderla. Il cavaliere cercò un ulteriore modo per tenerla al sicuro e non farla trascinare via. Un altro metodo protettivo. Legò tre ciocche di capelli della donna al suo braccio sinistro e impugnò la spada con la destra, pronto a combattere contro il mostro invisibile. 

E qui, il nostro eroico e misterioso cavaliere si conferma esperto conoscitore dell’arte negromantica. Non sappiamo il suo nome, ma con poche righe è già diventato il mio personaggio preferito. Tenebroso, agguerrito con chissà quali segreti alle spalle…

Nello specifico, le tre ciocche di capelli legate al braccio simboleggiano un forte legame, che non può essere spezzato da nessun demonio. Una delle infinite pratiche magiche.

Quando il cacciatore fu vicinissimo, però, la donna perse la testa per il terrore. Iniziò a colpire il cavaliere e a supplicarlo di lasciarla andare perché non riusciva a stare lì ferma. Voleva scappare. Con una forza disperata riuscì a strapparsi i capelli, liberandosi dalla presa del cavaliere, e ricominciò a correre nel buio.

Il cacciatore infernale, che in realtà era il diavolo in persona, non ebbe pietà. Inseguì la donna, la raggiunse e la catturò con violenza. La caricò sul suo cavallo nero come se fosse un sacco, lasciandola penzolare con la testa e le braccia da una parte e le gambe dall’altra. Il cavaliere vide di nuovo il demone passare davanti a lui, con il corpo della vittima penzoloni, prima che sparissero definitivamente nel nulla.

Il mattino seguente, il cavaliere tornò in città e raccontò a tutti quello che era successo. Per dimostrare che non stava mentendo, mostrò le tre ciocche di capelli che gli erano rimaste strette al braccio durante la colluttazione. La gente del posto era scettica, ma la storia circolò ovunque e alla fine gli abitanti decisero di fare una cosa estrema: andarono al camposanto e aprirono la tomba della donna. Quando scoperchiarono la bara, rimasero senza parole. Il corpo era lì, ma sulla testa vi erano segni di capelli strappati dal cranio in tre esatti punti. Mancavano le tre ciocche di capelli che il cavaliere teneva in mano. 

Il racconto come accadeva spesso in questo tipo di trattazioni medievali, finisce con una riflessione. Se Dio puniva in modo così spaventoso una donna per aver avuto una relazione proibita, allora la punizione per il prete doveva essere ancora peggiore. Il prete infatti era quello che avrebbe dovuto dare l’esempio e invece aveva spinto la donna a peccare. Chi ha ricevuto gli ordini sacri o ha studiato le leggi di Dio ha una responsabilità molto più grande rispetto a una persona comune. Per la Chiesa di allora, più una persona occupava una posizione importante o era istruita, più la sua colpa diventava grave se commetteva un errore.

Di ciò che accadde al prete, però, non ne sappiamo nulla. Può darsi che sia finito all’Inferno, pure lui, a scontare una pena persino peggiore della donna trascinata via dalla caccia selvaggia.

Dal manoscritto al romanzo: Il Flagello degli Eretici

Queste macabre leggende medievali finiscono qui, ma potete immergervi nel brutale medioevo italiano dei miei romanzi, come l’ultimo appena uscito, Il Flagello degli Eretici, in cui un cavaliere errante si ritrova, come il misterioso cavaliere della cronaca che vi ho appena raccontato, a scontrarsi con un mistero soprannaturale: una minaccia davvero letale. Lo trovate in tutte le librerie e gli store online, link qua sotto. Alla prossima.

È ora di smettere di obbedire al caos. È ora di tornare all’integrità guerriera di chi sapeva come sopravvivere davvero.

È ora di conquistare la libertà del Masnadiero.

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