Il guerriero più forte del medioevo

Il guerriero più forte del Medioevo: la leggenda di Gado

Esiste un cavaliere capace di abbattere eserciti da solo? Scopri la leggenda di Gado, il guerriero più forte del medioevo.

È esistito un grande guerriero capace di abbattere un intero esercito con il solo movimento della mano destra. Tanto potente che il vento si spostava ovunque lui andasse. Il suo scopo era di vagare di paese in paese, alla ricerca di conflitti e guerre. Perché lui era un guerriero castigatore, cavaliere di ferro che viveva solo per riportare l’equilibrio nel mondo con lo scorrere del sangue.

Il guerriero più forte del Medioevo: la leggenda di Gado

Non sto parlando di un qualche dio pagano o di un romanzo fantasy, ma di una figura realmente presente nelle cronache medievali. Il suo nome era Gado, un principe che scelse di abbandonare il proprio trono per andare a vivere una grande avventura insanguinata.

Questa storia è tratta da una raccolta di leggende e aneddoti scritta alla fine del XII secolo da Walter Map (Walter Map, De Nugis Curialium). Era l’epoca in cui la nobiltà amava le storie di cavalieri e di avventura, e l’autore mescolò sapientemente frammenti di storia reale (come la storia degli antichi re anglosassoni) con antichi miti pagani dei popoli del Nord, trasformando un’oscura divinità germanica in un cavaliere straordinario.

Gado contro l’Impero: la cronaca di Walter Map

L’autore ambienta la vicenda in un passato mitico e difficile da contestualizzare, perché situato a cavallo tra V e VIII secolo d.C.. Una forbice temporale ampia, perché in questo racconto si mescolano tante cose, tra sovrani anglosassoni e la presenza dell’Impero Romano. In questa ambientazione vediamo l’Impero sul punto di crollare sotto i colpi di popolazioni in rivolta, soprattutto i Vandali, una potente tribù guerriera germanica.

Ed è qui che inserisce Gado. Gado era proprio il figlio del re dei Vandali. Nonostante fosse un principe, però, decise di abbandonare il suo regno da giovane. Dice la cronaca che sentiva di avere un’anima troppo grande per restare chiuso dentro i confini di un solo Paese. Voleva vedere il mondo intero e le sue guerre. Voleva impugnare la spada laddove ve n’era bisogno. Voleva castigare.

Prima di partire studiò a fondo i libri, perché la conoscenza era importante quanto la forza. E questo è importante, perché il fatto che studiasse molto sui codex, pergamene e quanto vi era disponibile all’epoca lo colloca immediatamente su un livello superiore rispetto alla maggior parte della popolazione. Poi prese le armi e iniziò a viaggiare per sconfiggere i mostri che terrorizzavano le persone in ogni angolo della terra. I mostri, già.

Secondo la cronaca medievale all’epoca esistevano i mostri e Gado si mise in viaggio per farne fuori quanti più poteva.

Forza sovrumana e giustizia: il cavaliere imbattibile

Cacciatore di mostri proprio come gli eroi antichi, quali Ercole o Teseo. E veniva paragonato persino ad Achille. Eppure Gado non proveniva da una stirpe divina. Anzi, per certi versi era superiore a questi grandi miti per coraggio e potenza. Viene dipinto come un guerriero perfetto, che sapeva fare tutto. Un grandioso guerriero, intelligente perché aveva studiato, e che in guerra diventava una forza della natura.

In battaglia, che fosse contro mostri o uomini, la sua spada era inarrestabile. Un intero esercito faceva fatica a resistere ai colpi della sua mano destra. Una caratteristica, questa, tipica delle prima cronache medievali che raccontano di grandi guerrieri e sovrani antichi. Infatti, si diceva lo stesso anche di re Artù, che proprio come Gado era capace di affrontare interi eserciti da solo, uccidendo centinaia di avversari con la sua spada.

Gado era quindi un guerriero di una potenza sovrumana. Nonostante questa forza distruttiva, Gado desiderava la pace. Viaggiava ovunque ci fosse un conflitto o una lite importante. Ed ecco il vero motivo per cui lui agiva. Il suo obiettivo della vita era riportare l’equilibrio nel mondo col ferro in pugno. Infatti, prima di intervenire, studiava bene le ragioni di entrambe le parti. Voleva capire chi avesse ragione e chi torto. Il suo obiettivo era eliminare le ingiustizie e proteggere chi subiva dei soprusi. Un vendicatore spietato nonché giudice che emetteva sentenze e le eseguiva lui stesso.

Quando iniziava una missione di sterminio, Gado non tornava mai indietro e non si riposava finché non aveva finito. Per questo tutti dicevano che avesse una saggezza che abbracciava l’intero universo. Conosceva e parlava le lingue di tutti i regni che visitava. Questo sempre per renderlo un giudice perfetto, in grado di decidere quale fosse la migliore soluzione da applicare per ogni guerra in cui si imbatteva.

Finché Gado sbarcò in Inghilterra, incontrando un sovrano leggendario: il re Offa. Offa è una figura storica reale, un potente re anglosassone che governò nel cuore dell’Inghilterra nell’ottavo secolo (altro elemento che si mescola male con gli altri eventi narrati e che ci impedisce di collocare storicamente tutto questo in maniera precisa). 

Per proteggere il suo territorio, Offa aveva messo alle strette i Gallesi, confinandoli in un piccolo angolo della loro regione. Per farlo, aveva costruito un’opera mastodontica: il Vallo di Offa. Si tratta di un lunghissimo fossato fortificato, una barriera di terra che serviva a segnare il confine. Le regole erano durissime: chiunque provasse a superare quel fosso senza permesso veniva punito severamente, arrivando addirittura a perdere un piede.

Il regno di Offa era diventato ricchissimo e rispettato grazie al suo duro lavoro. Per suggellare la sua potenza, aveva sposato la figlia dell’Imperatore di Roma. In questi racconti epici, nonostante Roma fosse vista spesso come il grande nemico, era anche un grandioso motivo di prestigio. Era vista sia come una minaccia che come il centro del potere mondiale, in un rapporto complesso e raffinato. 

Dice il cronista che spesso i matrimoni tra i Romani e i popoli della Britannia, l’antica Inghilterra, finivano male, e questa unione non fece eccezione. Molti ambasciatori romani andavano a trovare Offa e tornavano a casa carichi di doni preziosi, lodando la ricchezza del suo regno. Vedendo tutto quell’oro e quelle vesti scintillanti, i Romani divennero invidiosi e avidi.

Iniziarono così a sussurrare all’orecchio del loro Imperatore, che nel racconto viene chiamato Cunnanus e che pare non sia mai esistito nella storia di Roma (una invenzione letteraria quindi). I romani cominciavano a pensare che l’Inghilterra dovesse pagare le tasse a Roma, diventando un territorio sottomesso. I Romani quindi volevano attaccare, ma avevano un grosso problema: sapevano che Gado, lo sterminatore di eserciti, castigatore e giudice dell’umanità, si trovava ancora in Inghilterra. Finché lui era lì, nessuno avrebbe avuto il coraggio di invadere. Anche perché sapevano che se avessero iniziato una guerra, Gado si sarebbe schierato di certo contro di loro, e avrebbe sterminato le legioni con i suoi colpi di spada.

Offa, però, non sapeva nulla di questi complotti. Dopo aver ospitato Gado per molto tempo e avergli mostrato il massimo rispetto, decise di lasciarlo partire. Gado caricò le sue navi di ricchezze e si diresse verso le regioni più lontane dell’India. Si diceva infatti che fosse come una spada nelle mani di Dio, un uomo destinato a viaggiare ovunque fosse necessario per punire i malvagi e vendicare chi subiva dei torti. Con la sua partenza, l’Inghilterra rimaneva improvvisamente senza il suo protettore più forte proprio mentre il pericolo romano cresceva.

La battaglia per l’Inghilterra: Gado e i cento giganti

Con Gado così lontano, i Romani iniziarono a sentirsi sicuri. Il ricordo di quel guerriero imbattibile svanì e qualcuno arrivò persino a inventare la notizia della sua morte per rassicurare l’Imperatore. Convinto che il pericolo fosse passato, l’Imperatore Cunnanus radunò un esercito immenso, impossibile da contare, e lanciò un attacco a sorpresa contro l’Inghilterra. Re Offa e il suo popolo furono colti totalmente impreparati da quella marea di soldati che sbarcava sulle loro coste.

Proprio in quel momento accadde qualcosa di incredibile. Gado stava navigando verso l’India, ma i venti iniziarono a soffiare in direzione opposta. Quello che sembrava un contrattempo causato dal maltempo era in realtà un segno divino per salvare gli Inglesi. Le correnti spinsero la flotta di Gado esattamente nello stesso punto e nello stesso giorno in cui stava arrivando l’esercito romano. Quando Gado vide le navi da guerra e i soldati pronti alla battaglia, capì che Dio lo aveva riportato lì per un motivo preciso. Accettò la sfida senza esitazione e corse a riabbracciare il re Offa.

Per affrontare i nemici, Gado decise di farsi vedere da tutti in tutto il suo splendore. Indossò i suoi abiti più lussuosi e, insieme a cento cavalieri scelti tra i migliori del mondo, si diresse verso l’accampamento nemico. Questi cavalieri erano soldati d’élite, uomini selezionati per forza e coraggio che formavano la sua guardia personale. Ed erano giganteschi pure loro. Non tanto quanto Gado, ma erano più grandi di qualsiasi essere umano. Quando le sentinelle romane lo videro arrivare, rimasero a bocca aperta. Corsero dall’Imperatore terrorizzate, descrivendo un uomo gigantesco, vestito di seta preziosa e con un volto che sembrava quasi quello di un angelo, seguito da guerrieri bellissimi e altissimi. Gado appariva praticamente come un gigante su un destriero gigante, e qui la mente vola subito a una saga (o cronaca letteraria moderna) ovvero Ken il Guerriero. Sì, la considero letteratura moderna. Perché è una vera e propria Canzone di Gesta su modello di quelle medievali, con l’eroe Kenshiro che vaga errante per sconfiggere gli avversari, tra cui vi sono grandi guerrieri capaci di sconfiggere interi eserciti con un solo colpo di mano destra. E mi fermo qui, perché per quanto bellissimo fare analogie tra le opere della tradizione medievale e le nostre opere di oggi, che sono evidentemente la rielaborazione di quel che è già stato scritto, con infinite influenze e rimaneggiamenti, ecco, ci vorrebbero mille episodi a parte.

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L’Imperatore Cunnanus, sentendo quella descrizione, di cento cavalieri formidabili guidati da un gigante bellissimo, capì subito che Gado era tornato. Si spaventò a morte e iniziò a insultare i suoi consiglieri, accusandoli di averlo tradito dicendogli che il cavaliere era nelle Indie o addirittura morto. In quel clima di tensione, Gado chiese udienza presso l’imperatore e gli fu accolta. Entrò con calma nella tenda imperiale. Chiese con tono fermo se l’Imperatore fosse venuto in pace. Cunnanus, nervoso, rispose con prepotenza, accusando Gado di essere un uomo che non stava mai fermo a casa sua e che passava la vita a cercare liti e battaglie in ogni angolo della terra.

Gado, che non perdeva mai la calma e diceva sempre la verità, perché lui era giudice e sterminatore inarrestabile, rispose con estrema fermezza. Spiegò che lui portava la pace per le persone innocenti grazie alla protezione di Dio. Ammise di essere sempre a caccia di guerre e sangue, ma specificò che lo faceva per una buona causa: cercava i conflitti per spegnerli e odiava chiunque creasse disordini e violenze. Se i Romani non avessero smesso di alimentare quella guerra ingiusta, non avrebbero ricevuto da lui nessuna pietà. Dopo aver detto queste parole, girò le spalle e uscì dalla tenda. I Romani rimasero lì, paralizzati dallo stupore e dal terrore, osservando quei cento cavalieri giganti che sembravano invincibili.

L’arrivo improvviso di Gado fu un vero miracolo per re Offa. Mentre i Romani erano paralizzati dal terrore, gli Inglesi ritrovarono immediatamente speranza e coraggio. Gado si fece spiegare bene la situazione e, una volta confermato che Offa aveva ragione e che l’attacco dei Romani era solo frutto di pura cattiveria e avidità, decise di guidare l’esercito in quella che definì una guerra giusta.

L’imperatore decise comunque di affrontare Gado. La battaglia iniziò presso le porte della città fortificata. Gado scelse di difendere personalmente l’ingresso principale, quello da cui si aspettava l’attacco più duro. Mise poi a guardia della porta vicina Suanus, il giovane nipote del re, affidandogli cinquecento soldati. L’introduzione di questo personaggio è importante ai fini della cronaca perché serve, come se non lo avessimo capito, per nobilitare la stirpe anglosassone. Tutto questo racconto, infatti, punta proprio lì.

Quando i primi reparti romani si avvicinarono, videro Gado che li aspettava e, terrorizzati dalla sua fama, decisero di girare al largo. Attaccarono invece la porta difesa da Suanus, sperando in una vittoria facile. Ma il ragazzo combatté con un tale valore che i Romani rimasero scioccati. Iniziarono a pensare che quello fosse Gado travestito, perché non riuscivano a credere che un altro guerriero potesse essere così forte. Non riuscendo a batterlo con la tecnica, i Romani cercarono di travolgerlo usando semplicemente il peso del loro enorme numero.

Suanus e i suoi uomini resistettero con furia, ma stavano subendo perdite pesantissime. Il giovane chiese aiuto a Gado, che però gli rispose di continuare a combattere con coraggio senza mandargli rinforzi. Era una prova di forza (e nobilitazione). Perché per se voi doveste scrivere le gesta dei vostri antenati, vi tirereste la zappa sui piedi se li faceste vincere grazie a un guerriero soprannaturale che vince tutto e tutti e poi se ne va, no? Gli antenati sembrano dei rimbambiti che si trovano la pappa pronta. Suanus non era un rimbambito ma un grande guerriero. Obbedì senza lamentarsi e continuò a combattere fino all’ultimo, finché Gado, colpito dalla sua resistenza eroica, ebbe pietà di lui e gli ordinò di ritirarsi verso l’interno. A quel punto i Romani, credendo di aver finalmente vinto, si precipitarono dentro la città come un’alluvione che rompe una diga e travolge tutto.

Ma era una trappola. Appena arrivati nella piazza principale, i Romani si trovarono davanti il re Offa con il grosso dell’esercito, pronti a sbarrare loro la strada. Contemporaneamente, Gado apparve alle loro spalle, chiudendo la porta da cui erano appena entrati. Gado si scagliò contro di loro come una falce che taglia le canne in un campo: passava attraverso la folla dei nemici lasciandosi dietro una scia di uomini abbattuti. E ditemi se non sembra un manga.

I Romani si ritrovarono chiusi in trappola, senza via d’uscita. Senza più speranza di fuga, furono sconfitti e massacrati. Alla fine, i pochi sopravvissuti furono costretti a chiedere la pace. Re Offa dimostrò la sua nobiltà d’animo: fornì loro le navi necessarie per tornare a casa, permettendo ai Romani di riportare i propri caduti in patria per dare loro una degna sepoltura. La minaccia era sventata e la pace era tornata grazie al valore dell’invincibile cavaliere.

Oltre Gado: il segreto del gigante Wade

Questa storia incredibile si conclude così, ma ora voglio dirvi la verità. Non è stata inventata da Walter Map nel XII secolo. Nasconde un segreto molto più antico. In realtà, Gado è la versione “umanizzata” di un antichissimo eroe mitologico inglese chiamato Wade (o Wada). Gli studiosi chiamano questo processo evemerismo: accade quando un’antica divinità o un essere leggendario viene trasformato in un uomo in carne e ossa per farlo sembrare un personaggio storico reale.

Oggi il nome di Wade è quasi scomparso, ma sopravvive ancora in alcuni angoli d’Inghilterra. Esistono luoghi come Wade’s Gap, nel nord del Paese, dove le leggende locali dicono che sia stato lui a costruire ponti o enormi opere di ingegneria grazie alla sua forza smisurata. Anche il famoso poeta Geoffrey Chaucer, secoli fa, parlava della magica “barca di Wade”, un mezzo leggendario che l’eroe usava per spostarsi.

Nelle antiche tradizioni dell’Europa del Nord e della Germania, Wade compare come un personaggio misterioso. Si diceva che avesse poteri magici e conoscenze mediche. Per i grandi esperti di mitologia, come Jacob Grimm, Wade era addirittura il padre di un altro mito: Wayland il Fabbro, un leggendario artigiano capace di creare spade incantate. Secondo questi studiosi, Wade e la sua famiglia non erano semplici cavalieri, ma esseri a metà strada tra gli eroi e gli dèi, quasi degli spiriti soprannaturali.

Com’è arrivata a noi questa versione di Gado? Probabilmente un monaco medievale, volendo scrivere un racconto che celebrasse l’Inghilterra, ha preso il vecchio mito pagano di Wade e lo ha modificato. Lo ha trasformato in un cavaliere (cristiano) perfetto per compiacere il pubblico del suo tempo e far fare bella figura ai re inglesi. Purtroppo la storia originale, quella più magica e selvaggia che i popoli antichi si tramandavano attorno al fuoco, è andata perduta per sempre, lasciandoci solo questo affascinante riflesso di un eroe che un tempo dominava i mari e i campi di battaglia.

A noi in fondo a questa storia non resta che sorridere, però, perché la realtà la sappiamo bene. Dove andava Roma, 9 volte su 10, stravinceva, ed è quello che accadde in Britannia, dove i poveri celti non avevano giganti a difenderli e furono tutti conquistati.

Se questa storia ti ha appassionato e vuoi immergerti in una narrazione ancora più profonda e avvincente, leggi subito il mio ultimo romanzo “Il Flagello degli Eretici“. Segui la vicenda di Roberto di Truceligno, un cavaliere di uno spietato medievo italiano tra fede, sangue e segreti.

È ora di smettere di obbedire al caos. È ora di tornare all’integrità guerriera di chi sapeva come sopravvivere davvero.

È ora di conquistare la libertà del Masnadiero.

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