fotografare i morti 1800

Foto Post Mortem: l’Oscura Moda dei Defunti “Vivi” nel 1800

Quando in epoca vittoriana si scattavano fotografie ai cadaveri fingendo che fossero ancora vivi: fotografare i morti nell’Ottocento, una macabra moda.

Se c’è una cosa che mi mette angoscia sono le fotografie ottocentesche. Il soggetto potrebbe essere qualsiasi cosa, anche un semplice bambino felice; tuttavia la patina opaca, i graffi sulla superficie, le luci drammatiche, gli abiti severi e quell’atmosfera da incubo che accomuna la maggior parte delle fotografie antiche sono cose che riuscirebbero a tramutare il più allegro dei ritratti in una scena da film horror. Perciò quando ho scoperto che oltre ai bambini sorridenti i vittoriani erano soliti fotografare i morti non ho potuto fare a meno di farvi rabbrividire assieme a me.

L’oscuro fascino delle foto post mortem

Le foto post mortem non erano semplici ritratti. Erano veri e propri atti d’amore disperati. Spesso questa era l’unica immagine che la famiglia possedeva del defunto. Il fotografo usava sostegni metallici e trucchi per tenere il corpo in piedi o seduto. Gli occhi venivano a volte dipinti sulle palpebre chiuse per dare un’illusione di vita. Era un modo per fermare il tempo e sconfiggere l’oblio.

La vita in epoca vittoriana era accompagnata dalla morte. Epidemie come difterite, tifo e colera imperversavano tra la popolazione e la mortalità, specie quella infantile, era elevata. La scienza medica stava compiendo passi da gigante, ma ci sarebbero voluti ancora decenni prima di sconfiggere le malattie che si diffondevano a causa di malnutrizione e scarse condizioni igieniche. La tragedia era comune in ogni famiglia, ma grazie all’avvento della dagherrotipia e, successivamente, della ancora più avanzata fotografia, i vittoriani scoprirono presto un modo per conservare la memoria dei propri cari in maniera indelebile.

La fotografia post-mortem era una pratica molto popolare. In certi casi il cadavere veniva rappresentato come se stesse dormendo, seduto o sdraiato, oppure veniva sistemato in pose più “dinamiche”, magari con gli occhi aperti e circondato dai propri famigliari che facevano finta andasse tutto bene. Una recita, insomma; un po’ come la macabra storia del Concilio cadaverico, quando nel 897 dopo Cristo il cadavere del papa venne riesumato e processato poiché accusato di sacrilegio.

La moda di fotografare i morti come fossero ancora vivi andò avanti per tutto il XIX secolo. Quando la tecnologia divenne accessibile anche per i ceti meno abbienti non fu più necessario allestire macabre scenette sul divano di casa in compagnia dello zio deceduto. Chiunque aveva la possibilità di fotografarsi prima della dipartita e questa spaventosa usanza cadde in disuso.

Perché oggi non si fotografano più i morti?

Ti chiederai perché oggi non si fotografano più i morti con questa naturalezza. La risposta è nel nostro rapporto con la fine. Nel 1800 la morte era in casa, quotidiana. Oggi l’abbiamo medicalizzata e nascosta negli ospedali. Con l’arrivo delle macchine fotografiche economiche, abbiamo iniziato a collezionare migliaia di foto da vivi. Non abbiamo più bisogno di un ultimo, macabro scatto per ricordare chi non c’è più.

Bene. Ora che ho passato un’ora intera a cercare immagini di cadaveri vittoriani su Google posso finalmente chiudere l’argomento. Stanotte però farò gli incubi. Di sicuro.

È ora di smettere di obbedire al caos. È ora di tornare all’integrità guerriera di chi sapeva come sopravvivere davvero.

È ora di conquistare la libertà del Masnadiero.

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