Duca Guarnieri, Werner Von Urslingen

Duca Guarnieri: Il Nemico di Dio che terrorizzò l’Italia

Chi era il Duca Guarnieri? Scopri la storia di Werner von Urslingen, il mercenario che creò la Grande Compagnia e sfidò il mondo con il Codice del Masnadiero.

“Nemico di Dio, della pietà e della misericordia”. Queste parole, ricamate a lettere d’argento sulla sopravveste di un guerriero, facevano tremare l’Italia del Trecento. Non sto scherzando, ci fu un condottiero mercenario che si era fatto appuntare questa scritta sul petto come un avvertimento per chiunque lo incontrasse. Costui era Werner von Urslingen, l’uomo che seppe trasformare sé stesso in “villain” al solo fine di fare business.

Mentre i nobili si perdevano in intrighi di palazzo e i popoli vivevano nel terrore, lui creò la Grande Compagnia, un esercito privato di tremila cavalieri pesanti pronti a vendersi al miglior offerente o a saccheggiare chiunque non potesse difendersi. Eppure, dietro la maschera del mostro senza cuore, si nascondeva un genio della strategia e della sopravvivenza. Un vero e proprio masnadiero con un protocollo mentale vincente; un Codice di Condotta che gli permise di morire vecchio e ricchissimo nel suo castello, superando epidemie, tradimenti e regni in fiamme.

Oggi voglio raccontarvi la sua incredibile storia, andando nel dettaglio del suo comportamento e persino dell’atteggiamento, per scoprire come un uomo del genere fosse riuscito a vincere la propria battaglia personale contro il mondo seguendo solo ed esclusivamente sé stesso. Per certi versi un’ispirazione motivazionale per noi, oggigiorno, e per le nostre generazioni sempre più rassegnate a lavorare per sopravvivere, in mezzo a una società allo sfascio, geopolitica in fiamme, guerre, ecc… 

1I dettagli meravigliosi che sto per raccontarvi provengono da una raccolta ottocentesca di queste cronache medievali, scritta da Ercole Ricotti. Perciò, bando alle ciance e gettiamoci subito nella mischia.

Werner von Urslingen: Il Duca Guarnieri e la nascita della Grande Compagnia

Per capire come sia stato possibile il successo di quest’uomo, dobbiamo immergerci nel caos dell’Italia del quattordicesimo secolo. Un Paese trasformato in un crocevia internazionale di mercenari e avventurieri, dove gente di ogni nazione cercava di fare fortuna con la spada. 

E la maggior parte di loro, indovinate un po’, erano masnadieri: una folla di soldati mercenari, dipinti dalle cronache come gente rozza e avida, che si faceva assoldare da quello e quell’altro signore, da una parte all’altra dello schieramento, in un caos infuocato senza fine. 

Ci vedete dei paralleli con la realtà contemporanea? Anche noi, oggi come allora, viviamo nel caos, in balia di scelte politiche discutibili, situazione economica e sociale infuocata. È incredibile, ma dopo quasi mille anni, sembra di sentir parlare sempre delle stesse cose.

In mezzo a questo caos medievale spunta un uomo che zittisce tutti solo con la sua presenza. Si chiama Werner von Urslingen, ma in Italia tutti lo chiamavano il Duca Guarnieri. Non è solo un guerriero fortissimo e coraggioso, ma è anche un nobile di altissimo lignaggio. All’epoca la nobiltà di sangue contava tantissimo, anche per i soldati più semplici, perché dava un’autorità naturale che nessuno osava mettere in discussione.

Era originario della Svevia, nel cuore della Germania. Ma la sua famiglia aveva messo radici in Italia, seguendo la potente dinastia di imperatori tedeschi che per molto tempo aveva controllato gran parte della nostra penisola. Il Duca Guarnieri quindi non si sentiva un estraneo. Sentiva che questa terra gli appartenesse, come se fosse nato qui.

In mezzo a guerre e scontri di ogni genere, tra masnadieri che non riuscivano mai a mettersi d’accordo, lui riuscì a farsi avanti e prendere la parola. Si rivolge alla soldataglia internazionale e ne raduna in gran numero con una proposta molto semplice ma geniale per quegli uomini: uniamoci in un’unica, grande banda e andiamo a colpire i più deboli e i più ricchi. Il patto è chiaro. I guadagni verranno divisi tra tutti in base al merito e al grado di ognuno. Se qualcuno preferisce avere uno stipendio fisso e sicuro, può rinunciare alla sua parte di bottino e sarà il Duca Guarnieri stesso a pagarlo di tasca propria.

In pratica, il Duca Guarnieri mette i suoi uomini davanti a una scelta molto moderna: rischio o sicurezza. Se decidi di partecipare alla divisione del bottino, diventi un socio dell’impresa: più la banda saccheggia città ricche, più diventi ricco anche tu, ma se il colpo fallisce resti a bocca asciutta. Se invece non vuoi rischiare e preferisci la “paga sicura”, il Duca Guarnieri ti versa uno stipendio fisso come un normale dipendente, ma in quel caso rinunci a ogni diritto sui tesori rubati. È una mossa geniale perché accontenta tutti: i più ambiziosi restano motivati dal grande guadagno, mentre i più cauti sanno che avranno sempre la pancia piena.

Un’idea, ripeto, geniale. Questo masnadiero apparentemente rozzo e brutale sapeva come comandare e farsi rispettare, e al tempo stesso fare “impresa”. E ne trasse infinito guadagno.

La Grande Compagnia: Business, Saccheggio e l’Esercito Privato del Trecento

Al termine di questa sua proposta, si racconta che non ha neanche il tempo di finire di parlare che scoppia il delirio. I soldati urlano di gioia, sbattono le armi tra loro e si abbracciano. In quel momento nasce ufficialmente la Grande Compagnia e il Duca Guarnieri ne diventa il capo assoluto. 

Le “compagnie di ventura” erano dei veri e propri eserciti privati, formati da soldati professionisti che non combattevano per un ideale o per la patria, ma solo per soldi e per il bottino di guerra. Erano il terrore delle popolazioni locali perché vivevano di saccheggi.

Appena si sparge la voce, la situazione esplode. La città di Pisa, agendo nell’ombra, offre subito i soldi per pagare quattro mesi di stipendio a questi mercenari. Altri soldati che erano stati appena licenziati da Firenze corrono a unirsi al gruppo per non restare senza lavoro. Ma la cosa più incredibile è il comportamento dei signori delle grandi città italiane. I potenti di Milano, Mantova, Padova e molti altri, invece di preoccuparsi per questa minaccia, decidono di usarla a loro favore.

Questi signori pensano solo a rovinare i propri vicini per diventare più potenti. Così, segretamente, iniziano a spingere la banda del Duca Guarnieri contro i territori della Romagna e contro le città di Siena e Perugia. Invece di combattere i mercenari, i principi italiani preferiscono pagarli per mandarli a distruggere i nemici di sempre.

Ecco perché l’Italia era un campo di battaglia continuo e su scala internazionale. Il vero motivo per cui la penisola era percorsa da soldati di ogni genere e paese, ogni giorno, erano gli stessi italiani. I signori che praticamente li invitavano a entrare e li pagavano profumatamente. L’Italia, vista da ogni altro paese d’Europa, era un’opportunità di ricchezza.

Ci vedete dei paralleli con la realtà contemporanea? 

Nemico di Dio, della Pietà e della Misericordia: Il Marketing del Terrore

Guarnieri d’Urslingen era un uomo spietato e voleva che tutti lo sapessero al primo sguardo. Sul petto portava una scritta incisa su lettere d’argento che faceva tremare chiunque la leggesse. Diceva: “Duca Guarnieri, signore della gran compagnia, nemico di Dio, della pietà e della misericordia”. Non era solo una provocazione, ma una vera dichiarazione di guerra al mondo intero. Con quel motto, il Duca Guarnieri chiariva che non avrebbe avuto pietà per nessuno e che la morale o la religione non avrebbero mai fermato la sua brama di potere.

E qui è interessante questo passaggio. Guarnieri, da vero masnadiero, non voleva essere amato. In un mondo dove la spiritualità era al centro e guai a dire il contrario, lui se ne fregava. Se ne fregava tanto del giudizio del prossimo addirittura da mettersi contro la religione, in pieno medioevo. 

Quante volte rinunciamo a qualcosa per paura del giudizio degli altri? Per compiacere qualcuno? Ecco, il Duca Guarnieri se ne fregava. Questa è una lezione fondamentale del Codice del Masnadiero: smettere di cercare l’approvazione del mondo.

Ma attenzione, non si trattava di arroganza. Non si tratta di rimanere ancorati ai propri difetti in maniera stupida e controproducente. Bisogna sempre darsi da fare e anche cambiare per migliorare. E Gualtieri lo sapeva.

Infatti il suo era un rischio calcolato per raggiungere uno scopo ben preciso. Lui non era un pazzo furioso che faceva il malvagio perché sì. Lui faceva il “personaggio” per costruirsi un’aura di comando impenetrabile, per ottenere potere tramite il carisma e, anche, negoziare al meglio con i potenti. Lui, infatti, sapeva bene anche come perdere, e lo vedremo alla fine del racconto.

Mentre la compagnia si spostava, la sua scia di distruzione attirava persone di ogni tipo. Si univano a lui donne disperate, soldati sbandati e giovani senza futuro, ovvero il peggio della società italiana di allora. Erano persone che non avevano nulla da perdere e vedevano nel saccheggio l’unico modo per sopravvivere. Più la scia di rovine e incendi si allungava, più il terrore si diffondeva tra la gente comune. Spesso la paura era così grande che le persone esageravano il numero dei nemici, descrivendoli come un’armata infinita.

Le “Barbute”: La forza d’urto dei tremila cavalieri pesanti

In realtà, i numeri veri erano già impressionanti per l’epoca. Senza contare i soldati a piedi e tutta la folla di disperati che li seguiva, la Grande Compagnia schierava tremila “barbute”. La barbuta era un termine tecnico che indicava una piccola unità di combattimento composta dal cavaliere corazzato e dal suo scudiero. In pratica, parliamo di tremila cavalieri pesanti professionisti, una forza d’urto micidiale per quei tempi.

Tremila cavalieri erano tantissimi per una banda privata che viveva solo di rapine e ricatti. Erano una macchina da guerra autonoma e difficile da fermare per qualsiasi piccola città. Allo stesso tempo, però, quel numero sembrava piccolo se si pensa che il Duca Guarnieri aveva l’ambizione folle di sfidare e sottomettere l’intera Italia. Quel gruppo di mercenari stava per iniziare un’avventura violenta che avrebbe segnato la storia delle nostre terre.

Una brutalità da non condividere, naturalmente, e glorificare. E non siamo mai qui per questo, non dovrei nemmeno specificarlo. Ciò che importa, al netto delle differenze di visione del mondo tra noi e loro, è innegabile: quei masnadieri erano professionisti della sopravvivenza. Modelli di integrità e disciplina che oggi abbiamo dimenticato, noi che siamo in balia di un mondo paradossalmente ancora più caotico, ostile e pericoloso. L’Integrità e la disciplina salvavano quei masnadieri, e permettevano loro di raggiungere il risultato. Noi dobbiamo prendere ispirazione da loro. Dobbiamo riscoprire e seguire anche noi un Codice.

La cronaca si sposta, poi, nel sud Italia. Si racconta che il regno di Napoli era diventato ricco, ma i suoi abitanti si erano rammolliti. I napoletani dell’epoca passavano il tempo a curarsi l’aspetto e a farsi belli come dame, invece di addestrarsi alla guerra. Nelle campagne la gente non sapeva nemmeno cosa fosse un’arma e camminava con semplici bastoni di legno solo per scacciare i cani. 

Anche qui, ci vedete dei paralleli con il mondo contemporaneo? È incredibile, ma quelli che camminavano con semplici bastoni di legno per scacciare i cani, indifesi, che non sapevano cosa stava per piombare loro addosso, assomigliano proprio a noi. Gente cui importava solo di farsi belli, come noi pensiamo solo ad apparire sui social.

Loro, come noi, erano la preda perfetta per chiunque fosse più determinato. Come lo erano i masnadieri delle compagnie mercenarie, pronti ad assaltare tutto e tutti alla minima occasione di far bottino.

Inoltre, a peggiorare la situazione, accadde un grave problema politico. Un regicidio. La regina Giovanna di Napoli venne accusata dell’omicidio del marito Andrea d’Ungheria, ammazzato nella camera da letto.  E il re d’Ungheria Ludovico, che era fratello di Andrea, decise di scendere in Italia per vendetta. Una situazione molto complicata, tra intrighi e questioni dinastiche, matrimoni e assassinii che non basterebbe una serie-tv per spiegarla.

Quel che interessa a noi, in ogni caso, è che il re d’Ungheria, per assicurarsi la vittoria in Italia, scelse uno strumento di distruzione micidiale: assoldò proprio il duca Guarnieri d’Urslingen, che portò con sé i suoi tremila uomini a cavallo pronti a tutto.

Il Codice del Masnadiero: Strategia e Sopravvivenza tra Napoli e la Peste

Il regno di Napoli era a pezzi, diviso tra baroni pronti a tradire chiunque per convenienza. In questo vuoto di potere, a Ludovico bastarono ottanta giorni per conquistare tutto.

Ma la vittoria ebbe un sapore amaro. Il popolo veniva calpestato dai soldati vincitori e i baroni mal sopportavano la disciplina ferrea imposta dal re ungherese. Così, in breve tempo, tutti iniziarono a rimpiangere la regina. Cominciarono trattative segrete con Giovanna, che si era rifugiata in Provenza, nel sud della Francia. La quale pensò di corrompere il duca Guarnieri per farlo passare dalla sua parte con tutta la Grande Compagnia, per riprendersi Napoli.

Non sappiamo con certezza se la corruzione avvenne. Ma un nobile di nome Ulrico Guilforte accusò Gualtieri d’Urslingen ufficialmente davanti al re d’Ungheria Ludovico. Forse lo fece per invidia o per troppa fedeltà al suo sovrano, ma l’accusa scatenò una lite furibonda tra i due guerrieri. Volarono insulti e la rabbia divenne incontrollabile.

Per risolvere la questione, il re d’Ungheria Ludovico propose un metodo da vera canzone di gesta “una singolar tenzone”. Ordinò che i due si sfidassero a duello ma con una particolarità: dovevano farlo nudi, con le armi in pugno, per lasciare che fosse il destino (o Dio) a decidere chi avesse ragione. 

Ora, non so perché il re d’Ungheria chiese ai due masnadieri di sfidarsi nudi. Qualche malpensante potrebbe credere che il re d’Ungheria volesse sollazzarsi un poco nel vedere due omoni virulenti che si prendono a spadate coi pipi che dondolano, ma sono solo congetture. Io non lo so.

Entrambi accettarono con entusiasmo la sfida, ma all’ultimo momento alcuni amici comuni intervennero per calmare gli animi e il duello non ebbe mai luogo. Evidentemente, l’idea di morire nudi era troppo anche per loro. Preferirono tornare a fare business.

Le ombre sul duca Guarnieri, però, si facevano sempre più fitte. Tra i sospetti di tradimento, il suo carattere ribelle e il malcontento dei sudditi, il re d’Ungheria Ludovico, che se n’era servito fino a quel momento vittoriosamente, decise che era il momento di sbarazzarsene. Lo licenziò insieme a tutte le sue truppe, che ormai avevano una pessima fama: erano passati da un padrone all’altro troppe volte per essere considerati fedeli. Prima di lasciarlo andare, il re gli fece giurare solennemente di non accettare soldi dai nemici e di non attaccare le città alleate.

E il Duca Guarnieri giurò: “sì, sì, certamente. Non accetterò soldo da nessun altro.”

Il re d’Ungheria Ludovico però, stranezze a parte, non era un ingenuo. Appena il Duca Guarnieri partì, scrisse subito ai Fiorentini e agli altri alleati per avvertirli. Disse chiaramente di non fidarsi di quel giuramento, di stare in guardia e che lui sarebbe stato pronto a intervenire in caso di bisogno. 

Ma Gualtieri, com’è ovvio che sia, se ne fregò completamente. Libero da ogni vincolo, rimise in piedi la sua banda e in pochi giorni raccolse di nuovo tremila barbute.

La sua furia si abbatté subito sulla Maremma romana. Bruciò villaggi, distrusse i raccolti e rase al suolo la città di Anagni con il sangue e con il fuoco. Voleva vendicarsi perché lì erano stati uccisi a tradimento alcuni suoi ufficiali che comandavano le sue truppe. Il suo piano era di invadere la Toscana, ma dovette cambiare idea. La peste stava iniziando a colpire duro e le difese dei Toscani erano troppo forti. Con la compagnia ridotta a meno di duemila cavalli a causa delle malattie, si fermò in Campania per prestare servizio al delegato del Papa, aiutandolo a sottomettere alcune terre ribelli per un paio di mesi.

Nel frattempo, la situazione a Napoli divenne apocalittica. Una terribile epidemia di peste uccise sessantaquattromila persone in città. Il re Ludovico d’Ungheria, spaventato dal contagio, decise di scappare e tornare in Ungheria. E appena se ne andò, i napoletani iniziarono a chiamare a gran voce il ritorno della regina Giovanna. Guarnieri d’Urslingen, fiutando dove soffiava il vento, corse subito in loro aiuto con i suoi millenovecento cavalieri. Fu lui a scortare Giovanna al suo ritorno in città, incitando la folla ad acclamarla. Per ringraziarlo di questo improvviso cambio di schieramento, la regina lo riempì di onori e regali, affidandosi completamente a lui. 

Purtroppo, dice l’autore della cronaca, fare del bene a un uomo malvagio spesso non serve a nulla, se non a dargli nuove occasioni per colpirti. Il piano di Guarnieri era cinico e chiarissimo: voleva restare in equilibrio tra il re d’Ungheria e la regina Giovanna. Il suo obiettivo era far pendere la bilancia da una parte o dall’altra a suo piacimento, così da aumentare il proprio potere e, soprattutto, farsi pagare stipendi sempre più alti da entrambi.

All’inizio si impegnò davvero per la regina. Conquistò Napoli per lei, sottomise castelli e la aiutò a stringere d’assedio Lucera, una roccaforte strategica della Puglia. Ma proprio quando la vittoria totale sembrava a un passo, il Duca Guarnieri iniziò a tirarsi indietro. Cominciò a inventare scuse per ritardare le operazioni militari e fece in modo che le missioni fallissero. Permise persino ai nemici di mandare aiuti a Lucera e di conquistare la città di Foggia. Alla fine si piazzò con quattrocento cavalieri a Corneto, una località nel foggiano.

Una volta arrivato lì, il Duca Guarnieri si comportò in modo stranissimo. Si rilassò completamente, non mise sentinelle di guardia e lasciava persino le porte della città spalancate. Una notte, all’improvviso, i nemici ungheresi, che erano tornati, circondarono le mura. Guidati da un altro condottiero tedesco, Corrado Lupo, e dal Voivoda di Transilvania, i soldati ungheresi usarono scale di corda per scavalcare le difese e abbatterono i portoni.

Le strade si riempirono di fuoco e sangue. Guarnieri cercò di scappare e si arrampicò persino sui tetti. Ma fu un gesto anche questo strano, molto scenografico e poco utile. Sembrava quasi che non volesse scappare per davvero. E teniamo a mente questo dettaglio, assieme a tutti gli altri riguardo il suo comportamento. Ci serviranno tra pochissimo.

Gualtieri venne catturato quasi nudo e portato davanti ai condottieri nemici. E il Duca Guarnieri tremò dalla paura. Implorò pietà e promise di mettere anima e corpo al servizio del re d’Ungheria. Il Voivoda, dopo averlo rimproverato duramente per essere stato un traditore, lo perdonò, lo abbracciò e gli restituì armi e cavalli. Non solo: lo nominò addirittura terzo in comando di tutto l’esercito.

Ecco, soffermiamoci su questo. Qui sembrerebbe che il nostro masnadiero sia crollato completamente e che la sua integrità sia stata fatta a pezzi dalla paura. Che si sia ritrovato addirittura a supplicare, calpestando ogni traccia di dignità. Partiamo dal primo concetto, e voglio dirlo chiaramente: sì, la paura fa parte della vita vera. Ho scelto questa storia proprio per non indorare la pillola e per non passare il messaggio dei superuomini. Questi erano esseri umani proprio come noi. Detto questo, però, concentriamoci sulla mossa strategica che salvò la vita a Guarnieri e lo fece diventare subito un gran signore.

In quel momento probabilmente rischiava la vita. Perciò decise di uccidere l’orgoglio per restare vivo. Qualcuno dirà che è un voltagabbana. Sì, lo è, ma è un voltagabbana vivo. Lui è un Masnadiero, non un martire. Questo è un punto fondamentale del Codice di quei personaggi che vale ancora oggi. L’integrità è preziosa, ma la vita lo è di più. Se un sacrificio non porta alcun vantaggio reale, e sottolineo ZERO vantaggi, è solo uno spreco. Se nel vicolo ti puntano una pistola alla testa e ti chiedono il portafogli, tu dagli il portafogli. Il codice serve a farti vincere nel mondo, non a farti morire per fanatismo.

Anche se, in questo caso, quella di Guarnieri non sembra neanche una vera e propria supplica. Ma sembra, appunto, una messa in scena. Il nostro masnadiero entra nel campo nemico come un prigioniero da giustiziare e ne esce all’istante con un abbraccio e la nomina a terzo in comando dell’intero esercito.

Strano, no? Ricordate il dettaglio di Guarnieri che lascia le porte della città aperta, senza sentinelle, e scappa senza impegnarsi troppo, che addirittura sale sul tetto per farsi vedere da tutti quando lo catturano?

Ecco, si vocifera che fosse tutta una recita. Si diceva che il Duca Guarnieri si fosse messo d’accordo in precedenza con gli ungheresi per farsi “catturare” e cambiare schieramento come se fosse stato costretto a farlo. Perché tutti avevano visto che era stato catturato e minacciato di morte e lui aveva dovuto supplicare. Una eclatante supplica forse stata studiata a tavolino, e che gli diede modo di montare a cavallo istantaneamente, e di prendere il comando.

Non sapremo mai la verità, naturalmente. Perché la storia è come la vita reale, là fuori: un insieme intricato di vicende e personaggi, tutti con le loro caratteristiche, i loro sogni e obiettivi.

Come applicare la Strategia Medievale nel 2026

Guarnieri d’Urslingen, diciamo chiaramente, non era un uomo buono. Era una merda. Un Nemico di Dio. Ma in un mondo di ‘molli’ e sovrani strangolati nei loro letti nuziali, lui è morto vecchio e ricchissimo nel suo castello in Germania. Mettendo da parte tutte le ombre che lo avvolgono, e le malvagità che non possono essere di certo condivise, lui ha raggiunto l’obiettivo perché seguiva delle regole che gli altri ignoravano. Seguiva il Codice del Masnadiero.

Un Codice che da questo istante è finalmente reale. Dopo 10 anni passati tra manoscritti e cronache antiche, ho messo insieme la strategia medievale dei condottieri, guerrieri e personaggi storici più straordinari per realizzare una regola valida per noi, oggi. Ho condensato tutto quello che so in un addestramento vero e proprio, sotto forma di testo e anche di video.

Perché mentre scrivevo il discorso per il TEDx e raccoglievo materiali, cronache su cronache, che non avrebbero mai avuto spazio sul palco per evidenti problemi di tempo, ho deciso che era il caso di non gettare tutto via, ma anzi, di rendere giustizia a tutto quel ben di Dio storico e dargli il giusto valore.

Ho diviso questo addestramento in tre capitoli d’acciaio, da un’ora ciascuno. Tre ore totali di strategia pura, senza perdite di tempo e chiacchiere inutili. Perché il tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo e la strategia non deve essere complicata, deve essere diretta.

Nel primo capitolo, la Fortificazione, racconto di come i Templari riuscivano a non crollare sotto assedio, e i metodi che seguivano. Nel secondo, l’Assedio, passiamo all’azione: come agire in maniera controllata per raggiungere l’obiettivo, senza auto-distruggersi. E infine, l’ultimo capitolo: l’Identità: come restare integri e preservare la propria individualità in un mondo di “molli” che pensano solo a farsi belli.

Ho deciso di aprire le pagine del Codice adesso, ora sono appena tornato dal TEDx, per festeggiare il mio intervento sul palco e permettere a tutti coloro che non sono potuti venire di scoprire quello che c’è dietro, di prendere in mano il Codice. 

E siccome un vero Masnadiero sa che il tempismo è tutto, ho deciso di premiare chi agisce subito: ho nascosto un bottino speciale per voi che mi seguite qui. Se andate nel link in descrizione, troverete un prezzo vantaggioso che durerà fino alla mezzanotte del 26 aprile. Dopodiché, svanirà per sempre. 

Quindi, assumete ora il comando. Se volete conquistare la disciplina di un Masnadiero e vincere le sfide di questo mondo dimmerda a testa alta e con valore, prendete adesso il Codice.

LINK: Il Codice del Masnadiero

Ci vediamo dentro.

  1. Storia delle compagnie di ventura in Italia – Ercole Ricotti ↩︎
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