pirata Edward Low

Il pirata Edward Low: il più spietato dei Caraibi

Labbra tagliate, navi in fiamme e torture spietate. La vera storia del pirata Edward Low, il più sadico e feroce che ha terrorizzato il mar dei Caraibi.

Legò il cuoco della nave all’albero maestro e gli diede fuoco, ridendo di gusto nel vederlo penzolare in fiamme. Poi tagliò le labbra a un capitano nemico e le fece arrostire davanti ai suoi occhi, poi massacrò l’intero equipaggio. Questo sadico bastardo era il pirata Edward Low, l’incubo più feroce del mar dei Caraibi: un pirata malvagio, dal volto sfigurato, che aveva dichiarato ufficialmente guerra al mondo intero. 

La sua storia è narrata nel libro del capitano Charles Johnson, pubblicato nel 1724. Una storia che nasce tra i vicoli malfamati della Londra di fine Seicento.

La nascita di un mostro: chi era il pirata Edward Low

Edward Low nasce e cresce nella povertà. Non impara mai né a leggere né a scrivere, ma ha un talento naturale per la violenza e il furto. Fin da bambino dimostra anche doti di comando, ritrovandosi a fare il gangster e imporre una specie di tassa protettiva a tutti i ragazzini del quartiere. Se qualcuno si rifiuta di pagare, finisce a pugni. Edward si faceva rispettare anche perché era grosso e senza paura. Nessuno riusciva a batterlo.

Quando cresce, Edward inizia a frequentare i tavoli da gioco d’azzardo clandestini. Si piazza proprio nei corridoi della Camera dei Comuni, il parlamento inglese, dove i servitori dei nobili passano il tempo scommettendo. Qui Edward impara a barare in ogni modo possibile. Chi se ne accorge e protesta sa già come va a finire: si deve scontrare con lui a pugni o a bastonate.

C’è da dire che la criminalità è un vizio di famiglia. Suo fratello minore è un vero genio del crimine fin da piccolo. A soli sette anni si fa trasportare dentro una cesta sulla schiena di un facchino in mezzo ai mercati affollati di Londra. Da quella posizione rialzata, allunga le mani e scippa le parrucche e i cappelli costosi dei signori di passaggio, senza che nessuno capisca da dove arrivi il furto. I registri della prigione di Newgate, il famigerato e durissimo carcere londinese dell’epoca, dicono che è stato proprio lui l’inventore di questo trucco. Da grande, il fratello passa ai furti in casa e alle rapine, ma la sua carriera dura poco. Finisce sul patibolo a Tyburn, la piazza dove a Londra avvenivano le impiccagioni pubbliche dei criminali più pericolosi.

Edward, che tutti chiamano Ned, decide allora di cambiare aria. Segue il fratello maggiore e impara un mestiere onesto: si trasferisce a Boston, in America, che a quel tempo è ancora una colonia della corona inglese. Lì lavora in un cantiere navale dove si montano le corde, i blocchi e i cavi necessari a reggere gli alberi delle navi. È un lavoro duro, pesante e pericoloso.

Dopo qualche anno, Ned decide di tornare in Inghilterra per salutare la madre. È una visita breve. Quando saluta gli amici prima di ripartire, dice una frase che suona come una profezia: dice che non lo vedranno mai più. Torna a Boston e ricomincia a lavorare sulle navi, ma Ned ha un carattere pessimo. Litiga continuamente con i suoi capi, non accetta ordini da nessuno e alla fine molla tutto. Si imbarca su uno sloop, una nave da carico leggera, veloce e con un solo albero, ideale per muoversi rapidamente tra i canali dell’America Centrale. La rotta è verso la Baia di Honduras, nei Caraibi.

In quella baia, il capitano della nave promuove Ned a capo di una barca più piccola, un’imbarcazione d’appoggio. Il compito di Ned è coordinare dodici uomini per andare a riva, tagliare il campeggio e portarlo a bordo della nave principale. Il campeggio è un albero tropicale dal legno scurissimo, prezioso in Europa perché serve a produrre tinture per i tessuti di lusso. C’è un dettaglio fondamentale: la zona appartiene agli Spagnoli, acerrimi nemici degli Inglesi. Andare a prendere quel legno significa, di fatto, rubarlo sotto il naso dei soldati spagnoli. Per questo motivo, Ned e i suoi dodici uomini si muovono sempre armati fino ai denti.

Un giorno, dopo una faticosa mattinata di lavoro, Ned e la sua squadra tornano alla nave principale proprio mentre l’equipaggio sta preparando il pranzo. Ned chiede di potersi fermare a mangiare, ma il capitano ha fretta. Vuole riempire la stiva il prima possibile per scappare prima dell’arrivo delle navi da guerra spagnole. Così lancia a Ned e ai suoi uomini una bottiglia di rum e ordina di fare subito un altro viaggio, senza fermarsi.

Questa decisione fa infuriare la squadra e fa perdere la testa a Ned. Low afferra un moschetto carico, prende la mira e spara direttamente contro il suo capitano. Il colpo manca il bersaglio di un soffio, ma colpisce in pieno un marinaio innocente, uccidendolo sul colpo.

Ormai Ned ha passato il segno: è un assassino e un ammutinato. Prende il controllo della barca d’appoggio insieme ai dodici compagni e scappa in mare aperto. Il giorno dopo, il gruppo intercetta e cattura una piccola imbarcazione commerciale di passaggio. Salgono a bordo, abbandonano la vecchia barca e compiono l’atto definitivo. Alzano una bandiera nera sull’albero maestro e dichiarano ufficialmente guerra al mondo intero. È l’inizio della leggenda nera del pirata Edward Low, uno dei più spietati dei Caraibi.

L’inizio della leggenda nera: come Edward Low divenne pirata

Dopo aver rubato la prima nave, il pirata Edward Low e i suoi uomini fanno rotta verso l’isola di Grand Cayman, nei Caraibi. Il loro piano è semplice: riparare il piccolo scafo e prepararsi a quella che, con macabra ironia, definiscono la loro “onorevole professione”. Proprio lì, però, fanno un incontro decisamente fortunato. Incrociano la rotta di George Lowther, un pirata già famoso ed esperto. Lowther, muovendosi come un vero gentiluomo che accoglie un collega di pari livello, offre a Low un’alleanza. L’accordo viene stretto all’istante, sul ponte della nave, senza diplomatici, scartoffie o lunghe trattative.

I due pirati uniscono le forze e iniziano a seminare il terrore insieme, sotto la guida di Lowther. Questa collaborazione dura fino al 28 maggio del 1722, il giorno in cui catturano un brigantino, una grande nave a due alberi molto robusta, partita da Boston e diretta ai Caraibi. A quel punto, Low decide che è arrivato il momento di mettersi in proprio. Prende il controllo del brigantino appena catturato insieme a quarantaquattro uomini della ciurma, che lo eleggono ufficialmente come loro capitano. Si spartiscono il bottino con Lowther: Low si prende due cannoni pesanti, quattro colubrine da murata — che erano dei piccoli cannoni orientabili montati sui bordi della nave per colpire i marinai nemici a corto raggio —, sei barili di polvere da sparo e una grande quantità di cibo. I due pirati si salutano e Low salpa verso il suo destino.

La sua prima vera impresa da comandante autonomo avviene domenica 3 giugno. Low intercetta la nave del capitano John Hauce, la svuota completamente di tutte le scorte di cibo e poi la lascia andare. Lo stesso giorno, al largo di Rhode Island, nel nord-est dell’America, punta un’altra imbarcazione, guidata dal capitano James Calquhoon. Dopo averla saccheggiata, Low decide di agire con estrema crudeltà per coprirsi la fuga. Ordina di tagliare il bompresso, ovvero quel lungo albero che sporge dritto in avanti sulla prua della nave, distrugge tutte le corde del sartiame e strappa le vele. Come se non bastasse, ferisce gravemente il capitano nemico. Il piano è chiaro: impedire alla nave di navigare in modo che non possa raggiungere la costa e dare l’allarme. Fatto questo, Low ordina di spiegare tutte le vele per allontanarsi dalla terraferma, anche se il vento è molto debole.

Edward Low ha un ottimo istinto, perché restare vicino alla costa in quel momento sarebbe la sua fine. Nonostante i danni gravissimi, la nave del capitano Calquhoon riesce miracolosamente a trascinarsi fino a un’isola vicina intorno a mezzanotte. Da lì parte immediatamente una baleniera, una barca a remi velocissima, che rema senza sosta fino a Rhode Island. Alle sette del mattino, i governatori locali sanno già tutto: sanno che c’è un pirata in zona, conoscono la sua forza e sanno cosa ha fatto.

La reazione delle autorità è immediata. Il Governatore fa battere i tamburi in tutta la città per arruolare volontari e ordina di armare le due navi migliori del porto. Il comando viene affidato a due capitani esperti, John Headland e John Brown, per una missione di caccia ravvisata di dieci giorni. Le due navi governative sono pesantemente armate con quattordici cannoni totali, fucili leggeri e un equipaggio di centoquaranta uomini scelti e vigorosi. L’operazione è talmente rapida che prima del tramonto le navi sono già in mare aperto a caccia di Low. Dalla costa riescono persino ad avvistare la nave del pirata, e tutti sperano che l’indomani venga catturato. Ma Low è più astuto: sfruttando l’oscurità e il cambio delle correnti, riesce a svanire nel nulla. Le navi governative torneranno in porto qualche giorno dopo senza aver persino mai visto l’ombra del nemico.

Scampato il pericolo, Edward Low si accorge di non avere abbastanza acqua dolce a bordo per affrontare il viaggio verso le isole caraibiche. Decide quindi di nascondersi in un porto isolato lungo la costa per fare rifornimento di cibo e acqua. Appena l’equipaggio è pronto, Ned punta la prua verso Marblehead, una zona ricca di traffici commerciali, in cerca di nuove prede.

Intorno al 12 luglio, il brigantino di Low entra nel porto di Port Rosemary. Lì trova una situazione incredibile: ci sono ben tredici navi mercantili all’ancora, ma nessuna di queste è armata o protetta da soldati. Per i pirati è un invito a nozze. Alzano la loro bandiera nera e si lanciano nel mezzo del porto. Dal ponte della sua nave, Low urla ai mercanti che se qualcuno proverà a resistere, non ci sarà quartiere, il che nel linguaggio dei pirati significa una cosa sola: verranno tutti uccisi senza pietà. I pirati calano le scialuppe, salgono a bordo di ogni singola nave e le saccheggiano senza incontrare resistenza.

Edward Low decide addirittura di tenersi una di quelle navi per ingrandire la sua flotta. Sceglie una goletta da 80 tonnellate, un’imbarcazione a due alberi molto agile e veloce. La fa armare con dieci cannoni, ci fa salire cinquanta uomini e si trasferisce lì per guidarla di persona. La battezza Fancy, che significa “Fantasia”. A capo del suo vecchio brigantino mette invece Charles Harris, un marinaio che in realtà era stato catturato e costretto a diventare un pirata contro la sua volontà qualche tempo prima. Durante questo grande saccheggio nel porto, Low arruola a forza molti marinai delle navi catturate. La sua flotta ora conta ben ottanta uomini. Tutti loro sono costretti a firmare gli “articoli”, cioè il codice di leggi interne dei pirati che regolava la spartizione del bottino e la disciplina a bordo. Alcuni firmano volentieri, attirati dal guadagno, altri lo fanno solo perché hanno una pistola puntata alla testa.

Poco tempo dopo, la nuova flotta di Low avvista due imbarcazioni cariche di cibo e provviste destinate ai soldati delle fortezze inglesi. La goletta Fancy, essendo più veloce, si lancia in avanti per attaccarle per prima. Questa volta, però, le cose non vanno come previsto. A bordo dei due mercantili ci sono un ufficiale e una squadra di soldati regolari pronti a combattere. I soldati accolgono i pirati a colpi di fucile, organizzando una difesa durissima. Sfruttando la sorpresa e il fuoco di sbarramento dei soldati, i due mercantili riescono a manovrare e a fuggire a tutta velocità. I pirati si lanciano all’inseguimento e continuano a cacciarli per due giorni interi, ma alla fine le navi militari riescono a far perdere le proprie tracce nel mare aperto.

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L’uragano e la Fancy: la sfida contro gli elementi

Dopo il fallito assalto ai mercantili, il pirata Edward Low e i suoi uomini decidono di cambiare zona e puntano la prua verso le Isole Sottovento, nei Caraibi. Durante la navigazione, però, si imbattono in qualcosa di terrificante: un uragano di una violenza inaudita, una tempesta che nessuno dei marinai a bordo ha mai visto prima in vita sua. Il mare si solleva formando onde alte come montagne che minacciano di inghiottire le navi a ogni istante. In momenti del genere la caccia al bottino viene totalmente dimenticata: l’unico obiettivo è sopravvivere.

Sul brigantino l’equipaggio lavora giorno e notte senza un attimo di sosta. Le onde scavalcano costantemente i bordi della nave, riempiendola d’acqua. I pirati sono costretti a pompare e a svuotare il ponte con i secchi senza fermarsi un solo secondo, ma la nave imbarca troppa acqua e rischia di affondare. Davanti al pericolo di morte, Low ordina una mossa disperata: usando i paranchi, cioè i sistemi di carrucole e corde della nave, i marinai sollevano le scorte di cibo e tutte le merci più pesanti e le buttano in mare. Insieme al carico, sacrificano anche sei dei loro preziosi cannoni. Alleggerito di tutto quel peso, il brigantino riesce finalmente a sollevarsi sulla cresta delle onde anziché essere travolto. I pirati pensano persino di abbattere l’albero maestro per stabilizzare la nave, ma decidono di aspettare fino all’ultimo secondo utile. Questa si rivela una scelta saggia. Una nave senza alberi o vele, infatti, si riduce a un tronco galleggiante in balia delle correnti. Se venisse attaccata non potrebbe difendersi, perché la capacità di manovrare e di orientare i cannoni della fiancata contro il nemico è la chiave di ogni battaglia sul mare.

Grazie a questo sacrificio, il brigantino imbarca molta meno acqua e i pirati riescono a controllarla usando solo la pompa idraulica. Questo successo ridà speranza e forza all’equipaggio. Invece di distruggere gli alberi, i marinai li mettono in sicurezza fissandoli con delle sarchie di fortuna, ovvero delle corde di rinforzo stese per l’occasione, e cambiano la direzione della nave per resistere meglio alle ondate finché la tempesta non si placa.

Nel frattempo la goletta Fancy regge l’uragano un po’ meglio, ma subisce comunque danni pesantissimi: la vela principale si lacera, il bompresso a prua si incrina e la forza del mare strappa via le ancore dai loro ormeggi. Durante il picco della tempesta, il brigantino è costretto a fuggire seguendo il vento e perde di vista la goletta. Low non sa se i suoi compagni siano ancora vivi. Non appena il vento cala, ordina di spiegare le vele superiori e inizia a navigare a zig-zag controvento per pattugliare la zona. Il giorno dopo, la fortuna assiste i pirati: la goletta Fancy compare all’orizzonte. Low lancia un segnale segreto che solo loro conoscono, la goletta si avvicina e i due equipaggi esplodono in un grido di gioia per essere scampati insieme alla furia degli elementi.

Passato l’uragano, Low riesce a rifugiarsi in una piccola e isolata isola caraibica. Lì i pirati riparano le navi come meglio possono e ottengono cibo fresco dagli abitanti del posto, scambiandolo con le merci che hanno a bordo. Appena il brigantino torna in condizioni di navigare, Low decide di fare una breve uscita di perlustrazione, lasciando la goletta in porto a finire le riparazioni. La caccia dura pochi giorni: Low incrocia una nave inglese ridotta malissimo, che ha perso tutti gli alberi proprio a causa dell’uragano. I pirati salgono a bordo senza faticare e rubano denaro e merci per un valore di ben 1000 sterline, una cifra enorme per l’epoca. Poi, con la loro solita indifferenza, abbandonano la nave al suo destino. Il vascello era partito da Barbados ed era diretto in Inghilterra, ma a causa dei danni stava cercando di trascinarsi verso l’isola di Antigua per riparare, dove fortunatamente riuscirà ad arrivare qualche tempo dopo.

Questo uragano ha causato danni incalcolabili in tutti i Caraibi, ma il disastro peggiore si è consumato in Giamaica. Una devastante mareggiata ha scagliato tonnellate di rocce e pietre fin sopra le mura difensive di Port Royal, la capitale giamaicana dell’epoca. La città è stata letteralmente sommersa dal mare e per metà distrutta: il mattino successivo le strade erano coperte da un metro e mezzo d’acqua. La forza dell’oceano ha persino ribaltato i pesanti cannoni del forte cittadino, trascinandone alcuni in mare. Più di quattrocento persone hanno perso la vita. Quando l’acqua si è ritirata, lo spettacolo era spettrale: strade piene di macerie, cadaveri ovunque e circa quaranta navi affondate o distrutte all’interno del porto.

Ignorando la tragedia della Giamaica, Low torna all’isola dove aveva lasciato la goletta Fancy. Ora che entrambe le navi sono pronte, il capitano riunisce l’equipaggio per decidere la prossima mossa. Low spiega chiaramente ai suoi uomini che restare nei Caraibi è troppo rischioso: il disastro dell’uragano attirerà molte navi da guerra della Marina Reale inglese inviate a prestare soccorso e a pattugliare le rotte. I pirati non hanno nessuna intenzione di fare un incontro del genere. Tutti concordano con il piano del capitano: la flotta gira il timone e fa rotta verso l’Oceano Atlantico, dritta verso le isole Azzorre.

Verso la fine di luglio, mentre naviga verso l’oceano aperto, il pirata Edward Low mette a segno un colpo pazzesco: cattura una grande nave francese armata con ben 34 cannoni. Invece di mollarla, la costringe a seguirlo fino alle Azzorre, un gruppo di isole sperdute in mezzo all’Atlantico che i pirati usano spesso come rifugio. Il primo agosto la flotta entra nella rada di São Miguel, una baia riparata dell’isola principale. Lì ci sono sette navi mercantili tranquillamente ancorate. Tra queste ci sono la Notre Dame, la Dove, un’altra nave inglese e la Rose Pink, un vecchio vascello che in passato era stato addirittura una nave da guerra della Marina inglese. Low non perde tempo: lancia un ultimatum terribile. Dice che chiunque proverà a difendersi verrà ucciso sul colpo. I mercanti si spaventano a morte e si arrendono senza sparare un solo colpo di cannone, consegnando le loro navi a quei criminali.

A questo punto Low ha un problema: la sua ciurma ha un disperato bisogno di cibo fresco e acqua potabile. Decide quindi di usare il Governatore dell’isola. Gli manda un messaggio chiaro: o gli invia immediatamente tutti i rifornimenti di cui ha bisogno, o darà fuoco a tutte le navi appena catturate. Il Governatore capisce di non avere scelta e cede al ricatto, mandando a bordo della flotta pirata fiumi di acqua e provviste. Low mantiene la parola a modo suo: saccheggia le navi di tutto ciò che gli interessa, ne libera sei, ma decide di tenersi la Rose Pink. Quella ex nave da guerra è perfetta per i suoi scopi. Low decide di lasciare la goletta e di salire a bordo della Rose Pink per guidarla come sua nuova nave ammiraglia.

È ora di smettere di obbedire al caos. È ora di tornare all’integrità guerriera di chi sapeva come sopravvivere davvero.

È ora di conquistare la libertà del Masnadiero.

Il sadismo senza fine: la folle crudeltà di Edward Low

I pirati smontano i cannoni migliori dalla nave francese catturata a luglio, li installano sulla Rose Pink e poi decidono di sbarazzarsi del vascello francese dandogli fuoco. Fanno scendere tutto l’equipaggio tranne uno: il cuoco di bordo. I pirati iniziano a prenderlo in giro sguaiatamente dicendo che, siccome è un uomo grasso e unto, friggerà benissimo in mezzo alle fiamme. Con una crudeltà spaventosa, legano il povero cuoco all’albero maestro e incendiano la nave. Low e i suoi sgherri si godono lo spettacolo ridendo e divertendosi un mondo mentre la nave brucia in mezzo al mare.

Subito dopo questa atrocità, Low ordina alla goletta della sua flotta di pattugliare il canale di mare tra l’isola di São Miguel e quella di Santa Maria. Intorno al 20 agosto, la goletta intercetta una nave mercantile guidata dal capitano Carter. I marinai del mercantile provano a fare un accenno di difesa per salvare il proprio carico, e la punizione dei pirati è spietata. Saliti a bordo, iniziano a ferire e mutilare l’equipaggio in modo barbaro. Si accaniscono soprattutto contro alcuni passeggeri portoghesi. Tra loro ci sono due frati: i pirati li legano per le braccia alle due estremità del pennone di trinchetto, cioè la trave di legno orizzontale posizionata sull’albero di prua. Poi iniziano a tirarli su e giù, calandri in mare prima che muoiano affogati, ripetendo questo gioco sadico più e più volte solo per passare il tempo.

Un altro passeggero portoghese assiste alla scena terrorizzato e con una faccia visibilmente triste. Uno dei pirati nota la sua espressione e sul ponte della nave urla che quella faccia gli dà fastidio. Tira fuori la sciabola e gli sferra un fendente violentissimo allo stomaco, squarciandogli la pancia. Il poveretto crolla a terra e muore sul colpo senza riuscire a dire una parola. In quel momento regna il caos più totale. Un altro pirata cerca di colpire un prigioniero con un’arma, ma sbaglia la mira. Sfortunatamente per lui, sulla traiettoria si trova proprio il pirata Edward Low. Il colpo lo centra in pieno alla mascella inferiore, spaccandogli la bocca e lasciandogli i denti completamente scoperti. Viene chiamato d’urgenza il medico di bordo per ricucire la ferita. Il medico è ubriaco fradicio, come del resto quasi chiunque a bordo di una nave pirata. Low continua a lamentarsi per il dolore e a criticare il lavoro del dottore finché quest’ultimo perde la pazienza. Il medico tira un pugno dritto in faccia a Low, spaccando tutti i punti appena messi, e gli urla di andarsene all’inferno e di cucirsi la bocca da solo. A causa di questo scontro, Low rimarrà con la faccia sfigurata e dolorante per parecchio tempo.

Dopo aver svuotato la nave del capitano Carter, molti pirati vorrebbero bruciare anche quella, ma alla fine decidono di lasciarla andare. Per sicurezza, però, le distruggono tutte le corde e le vele, lasciandola ferma in mezzo all’oceano.

La flotta di Low fa poi rotta verso l’isola di Madera, ma lì non trova navi importanti da saccheggiare. Si devono accontentare di catturare una piccola barca da pesca con a bordo due anziani e un ragazzino. Low tiene un vecchio in ostaggio sulla sua nave e manda l’altro a terra con una bandiera bianca per trattare. Il messaggio per il Governatore locale è semplice: o manda una barca piena di acqua dolce o il vecchio rimasto a bordo verrà impiccato all’albero maestro. Il Governatore accetta subito le condizioni e manda l’acqua. A quel punto i pirati liberano i tre pescatori e, con quello strano codice d’onore che ogni tanto mostrano, regalano loro dei vestiti molto più belli e costosi di quelli vecchi che indossavano al momento della cattura.

Da Madera i pirati navigano verso le isole Canarie, ma non trovando prede proseguono ancora più a sud, verso le isole di Capo Verde, al largo dell’Africa. Vicino all’isola di Boa Vista catturano una nave di Liverpool guidata dal capitano Goulding. I pirati le rubano tutto: scorte di cibo, tonnellate di liquori, due cannoni pesanti, pezzi di ricambio per gli alberi e sei marinai dell’equipaggio, che vengono arruolati a forza. Poi cacciano via il capitano Goulding vietandogli persino di attraccare nelle isole vicine per commerciare.

In quella stessa zona, la banda di Low cattura molte altre imbarcazioni: un’altra nave inglese, due navi portoghesi e quattro piccoli scafi commerciali carichi di merci preziose. I pirati saccheggiano ogni singolo vascello rubando tutto ciò che ha valore e poi li lasciano andare. Decidono di tenere soltanto uno di questi piccoli scafi commerciali per rimetterlo a nuovo e usarlo per un piano ben preciso.

Dai marinai delle navi appena catturate, Edward Low scopre un’informazione succulenta: nei paraggi delle isole Azzorre sono attese da un giorno all’altro due piccole galee commerciali, la Greyhound e la Calf. Il piano del pirata è ambizioso: vuole catturare la Greyhound e trasformarla in una temibile nave da guerra per andare a saccheggiare le ricche rotte commerciali del Brasile. Low decide quindi di dividere le forze. Mette a nuovo il piccolo scafo commerciale appena preso, ci fa salire una parte della ciurma e lo spedisce a caccia delle due galee. Nel frattempo, lui e il resto della banda rimangono a Capo Verde per eseguire la carenatura della loro nave ammiraglia, la Rose. Questa operazione, fondamentale per i pirati, consisteva nel tirare la nave in secca su una spiaggia per ripulire lo scafo dalle incrostazioni e dalle alghe, così da renderlo di nuovo veloce.

Proprio in questo momento, però, la ruota della fortuna gira. Lo sloop spedito a caccia delle galee manca completamente il bersaglio e si ritrova a vagare nell’oceano. Ben presto i pirati finiscono l’acqua e il cibo. Disperati, decidono di tentare il tutto per tutto: sbarcano sull’isola di São Miguel fingendo di essere onesti mercanti in cerca di provviste. Ma i pirati sono pessimi attori. Recitano la parte così male che il Governatore locale si insospettisce immediatamente. A togliere ogni dubbio alle autorità arrivano dei testimoni inaspettati: in città ci sono alcuni passeggeri portoghesi che si trovavano a bordo della nave del capitano Carter quando Low l’aveva barbaramente saccheggiata. I testimoni riconoscono subito le facce di quei criminali e li denunciano. L’intero equipaggio pirata viene arrestato e rinchiuso nelle prigioni del castello dell’isola, dove rimarrà per il resto dei suoi giorni.

Al pirata Edward Low non va molto meglio. Il sogno di andare in Brasile va letteralmente in fumo a causa di un clamoroso errore dei suoi uomini. Mentre stanno ribaltando la nave Rose sulla spiaggia per ripulire lo scafo, compiono una manovra sbagliata: la nave si gira di colpo, si danneggia gravemente e va totalmente perduta. Senza più la sua ammiraglia, Low è costretto a tornare a bordo della sua vecchia goletta, la Fancy. Su quell’unico scafo si ammassano ben cento uomini: una massa di delinquenti della peggior specie, tutti destinati al patibolo di Tyburn. Con questa nave sovraffollata, Low decide di fare rotta verso le Indie Occidentali.

Durante il viaggio, i pirati intercettano e catturano una ricca nave portoghese, la Nossa Senhora da Vitória, che sta tornando in patria carica di ricchezze. L’equipaggio portoghese prova a difendersi, ma deve arrendersi. Low vuole l’oro e inizia a torturare i prigionieri per farsi dire dove sia nascosto il tesoro. Alla fine, stringendo i denti per il dolore, qualcuno confessa una verità atroce per i pirati: il capitano portoghese aveva nascosto un sacco pieno di ben 11.000 moidores, pesantissime e preziosissime monete d’oro, appeso fuori dalla finestra della sua cabina. Appena ha capito che i pirati stavano per salire a bordo, il capitano ha tagliato la corda, lasciando sprofondare il tesoro nell’oceano.

Sentendo quanti soldi ha appena perso, Low perde completamente il controllo e viene accecato da una furia demoniaca. Inizia a bestemmiare e a urlare ordini spaventosi. Per vendicarsi, ordina ai suoi sgherri di tagliare le labbra al capitano portoghese e le fa arrostire davanti ai suoi occhi terrorizzati. Subito dopo, fa massacrare il capitano e tutti i trentadue membri dell’equipaggio. Non lascia vivo nessuno.

Dopo questo bagno di sangue, Low continua a navigare verso nord e pattuglia la zona per circa un mese. In questo periodo la fortuna torna a sorridergli e cattura quattro navi mercantili cariche di merci. Tra queste c’è la Stanhope Pink: Low ordina di darle fuoco immediatamente per puro odio personale, dato che detesta chiunque provenga dalla Nuova Inghilterra.

Finita la caccia, i pirati si fermano su un’isola deserta per ripulire la carena della goletta e poi fanno rotta verso la Baia di Honduras. Arrivano a metà marzo del 1723 e vedono una nave che sta uscendo dalla baia. Low decide di usare l’astuzia: alza la bandiera della Spagna per farsi scambiare per un vascello alleato o neutrale. La trappola funziona. Quando lo sloop misterioso è abbastanza vicino, i pirati ammainano i colori spagnoli, issano il loro terrificante vessillo nero, sparano una devastante fiancata di cannoni e lanciano i ganci d’abbordaggio.

Solo a quel punto Low si accorge di aver fatto un colpo incredibile. La nave catturata è uno sloop da guerra spagnolo con sei cannoni e ben settanta soldati a bordo. Quella stessa mattina, gli Spagnoli erano entrati nella baia e avevano catturato ben sei navi inglesi, prendendo in ostaggio i loro capitani per chiedere un riscatto in legno pregiato. Gli Spagnoli, colti di sorpresa dal finto alleato, non riescono a imbastire alcuna difesa. In pochi minuti, i pirati inglesi di Low diventano i padroni assoluti della nave militare, ribaltando completamente la situazione a loro favore.

I pirati si gettano immediatamente sul bottino dello sloop spagnolo. Nella stiva, però, fanno una scoperta: ci sono i sei capitani inglesi che erano stati catturati dagli Spagnoli quella mattina stessa. Gli uomini chiedono istruzioni a Edward Low. Il capitano, senza pensarci due volte e senza fare indagini, ordina di uccidere tutti i prigionieri spagnoli. Inizia una carneficina spietata. I pirati si lanciano contro l’equipaggio nemico usando spade, sciabole, pistole e azze, che sono delle pesanti asce da arrembaggio usate per spaccare il legno e i crani dei nemici. Gli Spagnoli cercano di nascondersi nella stiva, ma vengono stanati e massacrati ovunque.

L’unica speranza per i marinai spagnoli è gettarsi in mare, preferendo l’oceano alla furia dei pirati. Molti si tuffano e provano a nuotare verso la spiaggia. Low se ne accorge e ordina di calare una canoa per inseguirli. I pirati sparano ai fuggitivi direttamente nell’acqua, colpendoli alla testa prima che tocchino terra. Solo dodici spagnoli riescono a raggiungere la riva, ma sono gravemente feriti. Uno di loro, stremato dalle ferite e senza un posto dove nascondersi, decide di tornare strisciando verso i pirati. Si mette in ginocchio e supplica in nome di Dio di avere quartiere. Per tutta risposta, un pirata lo afferra, gli urla una bestemmia e dice che gli darà subito il suo “quartiere”. Gli infila la canna del fucile dritta in bocca e spara giù per la gola, uccidendolo all’istante. Gli altri undici rimasti sull’isola deserta moriranno di stenti e per le ferite nei giorni successivi.

Finito il massacro, i pirati svuotano del tutto lo sloop spagnolo. Liberano i sei capitani inglesi e li rimandano a bordo dei loro rispettivi vascelli. Prima di andarsene, costringono il carpentiere di una delle navi, una “pink”, un tipo di imbarcazione commerciale con la poppa molto stretta e alta, a unirsi a loro, perché un artigiano del legno fa sempre comodo a bordo. Poi danno fuoco allo sloop spagnolo per cancellare ogni traccia del nemico. Low concede la libertà ai capitani inglesi, ma impone una condizione rigidissima. Vieta loro di fare rotta verso la Giamaica, dove erano diretti, perché sa che lì stazionano le navi da guerra della Marina Reale che potrebbero ricevere la notizia e dargli la caccia. Li costringe a navigare verso New York, minacciando di ucciderli tutti se dovesse ritrovarli sulla rotta sbagliata.

La flotta di Low riprende il mare e inizia una nuova serie di saccheggi tra le Isole Sottovento e la cosiddetta “Terraferma”, termine con cui all’epoca si indicava la costa settentrionale del Sud America, una zona ricca di scambi commerciali spagnoli e inglesi. In poco tempo catturano tre “senali”, navi mercantili a due alberi simili a brigantini, una nave arrivata dall’Inghilterra e due piccoli sloop diretti in Virginia. Rubano tutto ciò che trovano nelle stive.

Il 27 maggio, Low e il suo alleato Charles Harris arrivano al largo della Carolina del Sud. Avvistano tre grandi navi mercantili e un brigantino che erano usciti dal porto due giorni prima. I pirati si lanciano all’inseguimento. La prima nave a cadere nelle loro mani è la Crown, che navigava più lentamente. I pirati passano il resto della giornata a cacciare e catturare le altre tre imbarcazioni. Pochi giorni dopo, intercettano la Amsterdam Merchant, una nave proveniente dalla Nuova Inghilterra. Low ha un odio viscerale per gli abitanti di quella regione americana. Per dare una lezione memorabile al capitano, un uomo di nome Willard, Low gli taglia le orecchie, gli sfigura il naso con un coltello e lo riempie di ferite su tutto il corpo prima di saccheggiare la nave e lasciarla andare.

Subito dopo catturano la nave del capitano Frawer. Low si innervosisce con l’equipaggio per motivi banali e inventa una tortura spaventosa. Ordina di legare delle micce accese tra le dita dei marinai, lasciandole bruciare lentamente fino a consumare la carne e a scoprire le ossa. Poi ferisce i prigionieri con coltelli e sciabole, ruba tutte le scorte di cibo e abbandona una parte dell’equipaggio su un tratto di costa completamente deserto. Durante questa incredibile e sanguinosa spedizione, la banda di Low cattura una quantità enorme di altre navi: la Kingston, la nave del capitano Burrington, due brigantini, una goletta e diversi sloop carichi di merci preziose. Nessun mercante è più al sicuro nell’Atlantico.

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La fine di un’era: la bandiera nera e il destino della ciurma

La scia di sangue lasciata dal pirata Edward Low non passa inosservata ancora per molto. Proprio in quel periodo, una nave da guerra della Marina Reale inglese si trova a pattugliare la zona. Si tratta della Greyhound, un vascello militare con 20 cannoni e 120 uomini a bordo. Il capitano Peter Solgard, comandante della nave reale, riceve la soffiata decisiva da un mercantile appena saccheggiato: Low è vicino.

All’alba del 10 giugno, le vedette della Greyhound avvistano le vele nemiche. I pirati, che sono sempre a caccia di prede, commettono l’errore della vita: scambiano la nave da guerra per un ricco e indifeso mercantile e si lanciano all’inseguimento. Il capitano Solgard capisce al volo la situazione e decide di giocare d’astuzia. Ordina di virare e finge di scappare, facendosi inseguire dai pirati per due ore. In questo modo ha tutto il tempo di preparare i cannoni e mettere l’equipaggio ai posti di combattimento. Quando i pirati arrivano a tiro di cannone, la Greyhound si gira di colpo a muso duro contro i suoi inseguitori. Low si trova a bordo della goletta Fancy, mentre il suo alleato Charles Harris comanda lo sloop Ranger. Entrambi i capi pirata alzano le loro bandiere nere e sparano un colpo di avvertimento, accettando la sfida.

Appena la Greyhound arriva a tiro di moschetto, riduce le vele per stabilizzare la rotta e stringe il vento, una manovra fondamentale che serve a tagliare la strada ai pirati e a impedire loro di scappare sfruttando la corrente. Il fuoco si fa d’inferno. Quando i pirati capiscono che quella non è una preda ma una potentissima nave militare, provano a sfilare sotto la poppa della Greyhound per scappare. Ne segue un inseguimento ravvisato durato due ore, con i pirati che sparano mentre tentano la fuga. Il vento però cala di colpo. I pirati tirano fuori i remi per staccare la nave da guerra, ma il capitano Solgard non molla: fa cessare il fuoco e mette tutti i suoi 120 soldati ai remi. Alle tre del pomeriggio, la Greyhound è di nuovo addosso ai banditi. Il combattimento ricomincia più violento di prima, finché un colpo preciso della Marina abbatte l’albero di prua della Ranger, la nave di Harris, lasciandola immobile.

A quel punto, Edward Low compie un gesto che cancella per sempre la sua fama di comandante coraggioso. Invece di lottare per salvare il suo alleato, come prevedeva il solenne giuramento dei pirati, Low decide di salvare la pelle. Gira il timone della Fancy e scappa a tutta velocità, abbandonando Harris e i suoi uomini al loro destino. L’equipaggio della Ranger, vedendo il tradimento del proprio capo e avendo già dieci uomini a terra tra morti e feriti, capisce che non c’è più nulla da fare. Ammainano la bandiera e si arrendono alla giustizia reale.

Il comportamento di Low lascia tutti a bocca aperta: l’uomo che terrorizzava i Caraibi e i suoi stessi marinai si rivela un codardo. Secondo gli esperti dell’epoca, se Low avesse combattuto con lo stesso coraggio di Harris, i pirati avrebbero potuto vincere la battaglia contro la nave da guerra.

La Greyhound rimorchia la nave pirata catturata fino al porto di Rhode Island, tra i festeggiamenti della popolazione. I prigionieri vengono gettati in cella in attesa del processo davanti al tribunale della Vice-Ammiragliato, l’organo speciale che giudicava i reati marittimi e di pirateria. Il processo inizia il 10 luglio a Newport: venticinque pirati vengono condannati a morte e giustiziati sulla forca il 19 luglio.

La cattura di questi criminali è un sollievo talmente grande per le colonie di New York e Rhode Island che il Consiglio Comunale di New York decide di ringraziare ufficialmente il capitano Peter Solgard con la massima onorificenza: la cittadinanza onoraria. Durante l’assemblea municipale guidata dal sindaco Robert Walter, viene approvata all’unanimità una delibera speciale. Per celebrare l’eroe, gli assessori ordinano di racchiudere il diploma di cittadinanza in una preziosa scatola d’oro massiccio. Su un lato della scatola viene inciso lo stemma della città, mentre sull’altro viene rappresentata la battaglia navale, accompagnata da una frase in latino che riassume perfettamente l’impresa: “Orgoglio è debellare i ricercati nemici del genere umano”.

Chiunque avrebbe pensato che una fuga così miracolosa avrebbe spinto il pirata Edward Low e i suoi complici a riflettere sui loro crimini orrendi. Sarebbe stata l’occasione perfetta, concessa dalla Provvidenza, per pentirsi sinceramente e cambiare vita.

Ma Low e i suoi uomini sono del tutto sordi a ogni forma di bontà. Non hanno un briciolo di umanità o di gratitudine per essere scampati alla forca. Al contrario, passano le giornate a lanciare maledizioni e bestemmie contro il capitano della Greyhound, giurando di vendicarsi sul primo sventurato che incontreranno in mare per l’umiliazione subita.

La prima preda a cadere nelle loro mani dopo la ritirata è un piccolo sloop di Nantucket, una nave impiegata nella caccia alle balene che si trova a circa ottanta miglia dalla costa. I pirati catturano il comandante, un giovane robusto di nome Nathan Skiff, e lo sottopongono a una tortura spietata. Lo costringono a correre completamente nudo sul ponte della nave mentre lo colpiscono con le fruste per puro divertimento. Poi Low gli taglia le orecchie e, infine, gli spara dritto alla testa, ordinando di affondare lo sloop. I restanti marinai vengono abbandonati in mezzo all’oceano su una piccola baleniera, una barca a remi d’appoggio. I pirati lasciano loro solo una bussola, pochissima acqua e qualche biscotto. Fortunatamente il mare resta calmo e, contro ogni previsione umana, i marinai riescono a remare fino a Nantucket e a mettersi in salvo.

In quella stessa zona si trovava una seconda baleniera dello stesso equipaggio, che navigava a distanza. Vedendo da lontano il terribile assalto dei pirati alla loro nave madre, i marinai remano a tutta velocità verso un altro mercantile che si trova nei paraggi. Lo avvisano del pericolo e l’imbarcazione riesce a scappare appena in tempo.

Qualche giorno dopo, Low cattura una barca da pesca al largo di Block Island. Questa volta decide di non prolungare le torture e si accontenta, per così dire, di decapitare direttamente il capitano. La sua furia sadica esplode di nuovo poco dopo, quando cattura due baleniere vicino a Rhode Island. Low ordina ai suoi uomini di squartare vivo uno dei capitani e di estrargli le viscere dal corpo. Poi si gira verso il secondo capitano, gli mozza le orecchie a colpi di coltello e lo costringe a mangiarle crude sul ponte, condite solo con sale e pepe. Davanti a questo orrore inconcepibile, il povero prigioniero obbedisce in silenzio per salvarsi la vita.

Low è ormai completamente impazzito e vorrebbe continuare a massacrare chiunque trovi sul suo cammino. Ma a questo punto succede qualcosa di inaspettato: persino tra i suoi spietati compagni di bordo inizia a farsi strada un briciolo di umanità. I pirati, disgustati da tanta gratuita crudeltà, si rifiutano apertamente di obbedire agli ordini più selvaggi del loro capitano, salvando la vita a molti altri prigionieri. La leadership del pirata Edward Low sta per crollare.

Abbandonate le coste della Nuova Inghilterra, Edward Low fa vela direttamente verso nord, puntando a Terranova, un’immensa isola canadese celebre per le sue ricchissime zone di pesca. Nei pressi di Capo Bretone mette a segno una serie impressionante di colpi: cattura in un colpo solo ben ventidue o ventitré navi francesi. Low decide di tenersi la più grande, un vascello armato con 22 cannoni, ci fa salire i suoi uomini e la trasforma in una potentissima nave da guerra a tutti gli effetti. Sfruttando questa nuova e micidiale arma, il pirata inizia a setacciare i porti e i banchi di Terranova cioè le secche marine dove si concentravano i pescherecci, catturando altre sedici o diciotto navi. Tutte vengono svuotate di ogni bene e molte vengono distrutte o bruciate.

A questo punto la banda di Low non si accontenta più di rubare per arricchirsi. Proprio come il Diavolo, loro protettore, questi uomini provano un piacere perverso nel distruggere e nel torturare. Nella storia della pirateria inglese non si è mai vista una ciurma così spietata. Per loro, la gioia e la rabbia producono lo stesso identico risultato di sangue: si divertono solo sentendo i pianti e i gemiti dei prigionieri. Spesso uccidono un uomo per puro buon umore, durante un banchetto, e nessuno può mai sentirsi al sicuro, perché il pericolo si nasconde persino dietro i loro sorrisi sguaiati.

Un esempio perfetto di questa follia capita al capitano Graves, comandante di una nave della Virginia appena catturata. Non appena Graves viene portato a bordo dell’ammiraglia pirata, Low gli va incontro con una coppa piena di punch, un forte liquore speziato molto comune all’epoca, e gli dice ridendo: «Capitano Graves, alla vostra salute! Metà di questo è per voi». Il povero Graves, terrorizzato e sconvolto per aver appena perso la sua nave, chiede educatamente di essere scusato, dicendo che proprio non se la sente di bere. Low, di scatto, tira fuori una pistola con una mano, la arma facendo scattare il cane, e con l’altra gli porge il bicchiere, ringhiando che deve scegliere subito tra il punch e una pallottola in testa. Ovviamente Graves sceglie la coppa e ne butta giù un bel quarto il più in fretta possibile, anche se in quel momento ha tutto tranne che voglia di festeggiare.

Verso la fine di luglio del 1723, Low cattura una nave ancora più grande e imponente, ironicamente chiamata Merry Christmas, ovvero “Buon Natale”. La modifica subito per la guerra: fa aprire nuove portellerie, cioè le finestre quadrate sulle fiancate da cui spuntano le bocche da fuoco, e vi installa ben 34 cannoni pesanti. Low sale a bordo di questo colosso, si autoproclama orgogliosamente “Ammiraglio” e ordina di issare una nuova bandiera nera sulla punta dell’albero maestro. Sul vessillo fa dipingere la figura della Morte, ma non bianca come al solito, bensì di un rosso sangue spaventoso.

Con questa nuova flotta l’ammiraglio Low attraversa di nuovo l’oceano e torna alle isole Azzorre a inizio settembre. La prima preda è un brigantino di proprietà di un nobile portoghese, con un equipaggio misto di marinai inglesi e portoghesi. Non appena sale a bordo, Low ordina di impiccare immediatamente tutti i portoghesi. Si tratta di una vendetta spietata per i suoi uomini che erano stati catturati e imprigionati nel castello dell’isola di São Miguel qualche tempo prima. Per quanto riguarda i marinai inglesi, invece, Low li fa gettare su una piccola scialuppa e dà fuoco alla loro nave, abbandonandoli in mezzo al mare.

Subito dopo la flotta si dirige proprio a São Miguel. I pirati calano le lance d’assalto ed entrano nel porto, dove catturano una nave inglese di 14 cannoni appena costruita, guidata dal capitano Thompson. Per Thompson è una sfortuna incredibile: l’anno prima era già stato catturato da Low sulla vecchia nave Rose Pink. Le barche dei pirati hanno pochissimi uomini a bordo e il capitano Thompson vorrebbe difendere il suo vascello a colpi di cannone. I suoi marinai, però, si rivelano dei vigliacchi e, attirati dalla vita piratesca, si rifiutano di combattere, obbligando il capitano ad arrendersi. Quando Thompson viene portato davanti a Low, la punizione è tremenda: per il solo fatto di aver pensato di resistere alla bandiera nera, Low gli fa tagliare le orecchie raso alla testa. Poi lo scarica su una scialuppa e incendia la sua bellissima nave nuova.

La preda successiva è una barca portoghese. A bordo, i marinai se la cavano meglio del solito, si fa per dire: i pirati si limitano a prenderli a sciabolate sul corpo per puro passatempo e poi li costringono a salire sulla loro lancia di salvataggio prima di dare fuoco allo scafo. Mentre la barca dei prigionieri si sta allontanando dalla fiancata, succede un colpo di scena. Un marinaio di Low, un certo Richard Fox, che era stato costretto a unirsi ai pirati contro la sua volontà, capisce che quella è la sua occasione d’oro. Si trova vicino a una finestra del ponte mentre beve da un boccale d’argento. Con un balzo fulmineo, Fox si lancia fuori dalla portelleria, cade dritto sul fondo della lancia portoghese e si nasconde sotto i sedili senza che i pirati se ne accorgano. Mentre è sdraiato al buio, pensa che quel boccale d’argento potrebbe tornargli molto utile una volta a terra. Così, con un coraggio da leoni, si alza un secondo, afferra il boccale rimasto sul bordo e si rimette giù. Se i pirati lo avessero scoperto, avrebbero massacrato lui e probabilmente tutti i portoghesi sulla barca, ma il piano funziona alla perfezione e Fox riesce a fuggire per sempre da quell’inferno.

Dopo aver seminato il terrore alle Azzorre, l’ammiraglio Low decide di riprendere la sua vecchia rotta commerciale. Scende di nuovo verso sud, superando le Canarie e le isole di Capo Verde, per poi spingersi fino alla costa della Guinea, nell’Africa occidentale. Per settimane la navigazione procede tranquilla, finché la flotta non arriva nei paraggi di Sierra Leone. Lì i pirati intercettano una nave perfetta per i loro piani: la Delight, guidata dal capitano Hamburg. Si tratta di una ex piccola nave da guerra, uno scafo solido e molto veloce che monta già 12 bocche da fuoco. Low la sequestra immediatamente e ne potenzia l’armamento portandola a 16 cannoni. Ci fa salire sessanta uomini scelti e affida il comando a un certo Spriggs, che fino a quel momento aveva ricoperto il ruolo di furiere a bordo, l’ufficiale che sui vascelli pirati si occupava della faticosa gestione delle provviste, delle armi e della spartizione del bottino.

La promozione, però, dà alla testa a Spriggs. Appena due giorni dopo aver ricevuto la nave, il nuovo capitano decide di tradire Low: si separa dall’ammiraglia con il suo equipaggio e fa rotta verso le Indie Occidentali per mettersi in proprio e diventare un boss della pirateria caraibica.

Poco tempo dopo, nel gennaio del 1724, Low mette a segno un altro colpo catturando la nave Squirrel, comandata dal capitano Stephenson. Da quel momento in poi, la scia di sangue di questo spietato assassino sembra svanire nel nulla. In Inghilterra non sono più giunte notizie ufficiali o rapporti della Marina sulle sue ultime scorrerie. Tra i marinai nei porti gira voce che l’ammiraglio Low avesse intenzione di fare vela verso il Brasile per assaltare i ricchi galeoni portoghesi carichi d’oro. Se questa voce fosse vera, è molto probabile che l’oceano tornerà presto a tremare per le sue imprese. Anche se, a dire il vero, la notizia migliore che il mondo intero starebbe aspettando è solo una: sapere che il pirata Edward Low e tutta la sua sanguinaria ciurma siano finalmente finiti a marcire in fondo al mare.

È ora di smettere di obbedire al caos. È ora di tornare all’integrità guerriera di chi sapeva come sopravvivere davvero.

È ora di conquistare la libertà del Masnadiero.

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