La vera storia di uno stupro vendicato tramite duello di Dio: il combattimento giudiziario medievale tra Jean de Carrouges e Jacques le Gris.
Nell’anno 1387 ebbe luogo, nella Francia medievale, un duello di Dio disputato tra Sir Jean de Carrouges e Jacques le Gris. I due celebri cavalieri si sfidarono all’ultimo sangue per decretare la colpevolezza, o l’innocenza, di Jacques le Gris, il quale, secondo le accuse, aveva stuprato Marguerite de Thibouville, moglie di Jean de Carrouges.
I fatti ci vengono narrati da Froissart1, in un’appassionante cronaca che descrive nel dettaglio i momenti salienti di questo episodio storico medievale che, al pari delle canzoni epico-cavalleresche, ci immerge in atmosfere a metà fra la tragedia e l’eroismo, con un finale carico di pathos drammaturgico. Ma cominciamo dal principio…
Chi era Jean de Carrouges: onore e vendetta del cavaliere
Jean de Carrouges non era un uomo facile. Era un cavaliere temprato dal fango delle campagne militari in Scozia, un uomo d’arme che viveva per il lignaggio e il possesso terriero. La sua non era solo una questione di cuore, ma di sangue e proprietà. Quando il suo onore venne infangato, Carrouges non cercò solo vendetta: cercò la legittimazione totale attraverso l’acciaio, sfidando il sistema legale del suo tempo.
Sir Jean de Carrouges era un cavaliere, Jacques le Gris era invece uno scudiero: entrambi valorosi e stimati signori della casa del conte d’Alençon. Jacques, in particolare, era molto ben voluto dal conte, il quale si era affezionato a lui e gli aveva permesso, nonostante le umili origini, di scalare la gerarchia medievale fino a raggiungere la casta nobile e guerriera, ai vertici della società. Tuttavia, come ci ammonisce il cronista, quando si è giunti in cima e ci si sente al sicuro, il destino può ribaltarsi per rigettare coloro che non se lo meritano nel pantano da cui sono venuti.
Quest’affermazione nasce dal motivo letterario della nobiltà d’animo medievale, distinto dal semplice status sociale per la sua caratteristica innata: coloro che erano nobili, lo erano nel profondo, nel sangue, a prescindere dai soldi. Infatti, lo scudiero Jacques, nato umile e privo di un lignaggio cavalleresco, dimostrò presto di non essere all’altezza del ruolo cui era giunto grazie alla “fortuna”, e che lo condusse a disputare un duello di Dio.
Sir Jean de Carrouges organizzò una spedizione Oltremare, ovvero in Terra Santa, lasciando al castello la sua novella sposa, Marguerite de Thibouville, sola con i servi, a vivere in “modo semplice e discreto”.
L’allontanamento del marito, però, permise a un criminale di farsi avanti, indisturbato, per prendere ciò che aveva da sempre, e segretamente, desiderato: l’amore (o per meglio dire, il corpo) di Marguerite, rimasta sola nel castello. Da qui in avanti, cominciano le orrende vicissitudini che portarono al duello di Dio vero e proprio, la sfida cavalleresca più celebre dell’epoca.
Jean de Carrouges contro Jacques le Gris: lo stupro e l’accusa
Lo scontro tra Jean de Carrouges e Jacques le Gris nasce da una ferita insanabile. L’accusa di stupro mossa da Marguerite non era solo un atto di coraggio estremo in un’epoca che schiacciava le donne, ma il guanto di sfida definitivo lanciato da un marito tradito contro un ex amico favorito dal potere. Carrouges sapeva che perdere quella causa significava l’estinzione della sua stirpe e la morte infame. Ecco come andarono le cose.
Jacques le Gris, scudiero del conte d’Alençon, partì dal castello del suo signore per raggiungere Marguerite. Entrò nel castello indisturbato, in virtù della sua fama, poiché i servi e le guardie, nel riconoscerlo, non ebbero il minimo dubbio riguardo le sue intenzioni: era un uomo del conte, così come lo era il loro signore, Jean, salpato Oltremare, e quindi non c’era niente di cui preoccuparsi. Ma, come dice il cronista, il diavolo entrò nel corpo di Jacques per fargli compiere la sua perversa tentazione.
E’ importante notare quanto il cronista aborri l’idea dello stupro, così come tutti i personaggi coinvolti in questa vicenda, eppure, contrariamente a quel che si potrebbe pensare, siamo in pieno Medioevo: epoca, ritenuta dai più, buia e retrograda, fatta di assassinii, torture, streghe e ogni genere di nefandezza. Le nefandezze esistevano, i crimini venivano commessi, questo è vero, ma alla stessa maniera in cui vengono commessi oggi: i valori sociali, infatti, così come la morale comune, sono più o meno gli stessi, e nessuno avrebbe approvato simili violenze, considerata anche la matrice religiosa cristiana che permeava la vita quotidiana e non concedeva alcuna tregua per reati così gravi. Infatti, come vedremo fra poco, tutta la nobiltà francese sarebbe accorsa per assistere alla risoluzione di fatti così riprovevoli, culminati con un combattimento giudiziario all’ultimo sangue, ovvero il duello di Dio.
Jacques le Gris, fingendosi amico disinteressato, stuprò Marguerite, moglie di Sir Jean de Carrouges, e le ordinò di restare in silenzio sull’accaduto poiché, se avesse parlato, si sarebbe disonorata pubblicamente, qualunque fosse l’esito di eventuali processi.
Ma Marguerite disse, con forza e coraggio, che non avrebbe taciuto.
Marguerite tenne tutto per sé, restando in silenzio nel suo castello, in attesa dell’arrivo del marito. E quando finalmente Sir Jean tornò dall’Oltremare, lei rivelò ogni cosa, tra le lacrime. Il marito, credendole, la perdonò (poiché si trattava comunque di adulterio), e le disse che lo scudiero Jacques, per quel che aveva fatto, doveva morire. Poiché non vi era altro modo, se non la via della spada, per ottenere giustizia: un duello di Dio che sarebbe finito sulla bocca dell’intera Francia medievale.
Sir Jean inviò numerose lettere ad amici e parenti e li radunò al castello, per raccontar loro cosa era appena accaduto e chiedere consiglio. Quello di riunire la famiglia per decidere le questioni importanti era un momento fondamentale della vita sociale medievale, che ho deciso di rappresentare anche nel mio ultimo romanzo, La Stirpe delle Ossa, dove i famigliari si lanciano in discussioni molto accese sul destino del feudo e della stirpe stessa.
I famigliari di Jean furono d’accordo nel rivolgersi al conte d’Alençon, il quale, dopo aver udito la storia, non credette a una sola parola. Egli, infatti, teneva in gran considerazione Jacques, il suo scudiero, il quale si diceva innocente e, nonostante vi fossero numerosi testimoni che lo avevano visto al castello di Sir Jean, quel maledetto giorno, alle quattro del pomeriggio, lo scudiero si giustificò dicendo che non avrebbe potuto compiere il crimine, visto che alle 10 si trovava nel castello del conte2.
Per questo, il conte “ordinò formalmente che l’accusa fosse annullata e che non venissero mai sollevate altre domande a riguardo”, giustificando l’accaduto come un sogno di Marguerite. Ma Sir Jean, che credeva alla moglie e voleva andare fino in fondo, poiché ormai ne valeva dell’onore dell’intera famiglia, decise di rifiutare il verdetto del conte (che, ricordiamo, era suo signore), per rivolgersi all’Alta Corte di Parigi e, quindi, inimicarsi il signore che aveva sempre servito. Ormai le vicende avevano preso una piega che non poteva più essere risolta con le sole parole: il duello di Dio stava per avere inizio.
Il processo andò avanti per un anno e mezzo, ma non vi erano prove a sostegno dell’accusa. Siccome Sir Jean non aveva intenzione di patteggiare un accordo, poiché ormai si era spinto troppo oltre nella faccenda, l’Alta Corte deliberò che l’unico modo di risolvere la questione era un bel combattimento alla vecchia maniera, ovvero all’ultimo sangue: il duello di Dio. Il cavaliere che avesse vinto la sfida sarebbe stato giudicato vincitore della causa, lo sconfitto, invece, sarebbe finito impiccato.
L’ultimo Duello di Dio: come Jean de Carrouges ottenne giustizia
Nell’anno 1387 venne organizzato a Parigi il combattimento a cui volle partecipare l’intera nobiltà francese, compreso il re di Francia, Carlo VI, detto il Folle, che di lì a qualche anno sarebbe impazzito gettando l’intero regno nell’anarchia.
Il campo di battaglia era l’abbazia di Saint-Martin-des-Champs. Jean de Carrouges sapeva che in quel recinto non contava la strategia, ma la volontà divina manifestata attraverso la forza bruta. Quel combattimento non fu un torneo cortese, ma una macelleria rituale dove ogni colpo di spada serviva a estorcere la verità o la vita, rendendo Carrouges il braccio armato di una giustizia arcaica e spietata.
La lizza, ovvero il recinto per la giostra del torneo, fu preparata per il gran giorno, il momento che tutti aspettavano da tempo: la disputa del duello di Dio per decidere la colpevolezza o l’innocenza dello scudiero Jacques. Sir Jean, ormai allontanato dal suo signore e conte di Alençon, venne accompagnato sul campo da un altro signore, il conte di Waleran de Saint-Pol: qualunque fosse stato l’esito, i loro vecchi rapporti si erano ormai irrimediabilmente incrinati.
Marguerite sedeva dentro una carrozza drappeggiata di nero, e venne raggiunta dal marito poco prima dell’inizio del duello di Dio. Sir Jean le ricordò che sulla sua testimonianza avrebbe rischiato la vita in combattimento. La moglie replicò di combattere con sicurezza, poiché la causa era giusta. Dunque, il cavaliere baciò la moglie, si fece il segno della croce, ed entrò in lizza.
I due cavalieri prestarono giuramento, uno di fronte all’altro, negli istanti prima di disputare il duello di Dio. Montarono sui cavalli e si prepararono alla giostra. Spronarono i destrieri, lance sotto il braccio, dritte e letali, finché non si scontrarono. Nessuno di loro, però, rimase ferito. Quindi smontarono per proseguire il combattimento a piedi, spada e scudo, dinnanzi all’Alta Corte, alla nobiltà parigina e allo stesso re di Francia.
Come da perfetto romanzo d’avventura, il primo a essere ferito fu Sir Jean, con grande scoramento di coloro che patteggiavano per lui e la signora Marguerite.
Sir Jean, ferito alla coscia, continuò a combattere così strenuamente da vincere il duello di Dio, conficcando la spada nel corpo di Jacques l’avversario. Lo scudiero fu ucciso sul colpo e la sentenza eseguita: secondo il combattimento di giustizia, Sir Jean aveva ragione d’essere vincitore e Marguerite poté riguadagnare il suo onore perduto. Jacques le Gris, che non aveva mai confessato il crimine, venne considerato colpevole, poiché l’esito del duello di Dio non ammetteva ricorsi. Venne trascinato alla forca e impiccato, da morto, come prevedeva la consuetudine.
Il re Folle donò mille franchi a Sir Jean, lo nominò membro del suo consiglio con una pensione di 200 franchi all’anno, a vita. Sir Jean, con la moglie, si recò a Notre Dame per ringraziare il Signore e tornarono a casa, ponendo fine a una tragica storia durata anni. Poco dopo Sir Jean compì un pellegrinaggio assieme ad altri cavalieri, fra i quali vi era il grande Boucicaut, Jean le Mengre II, protagonista di uno dei tornei più celebri del Tardo Medioevo (per approfondire, leggi l’articolo sul Pas d’Armes).
Questa è stata l’ultima occasione nota in cui il Parlamento di Parigi ordinò un duello di Dio. C’è da aggiungere che, secondo altre cronache, Jacques Le Gris fu poi dichiarato innocente quando un uomo condannato a morte per un altro delitto confessò lo stupro della Dama di Carrouges. Molti storici, però, ritengono che tale confessione sia fasulla, senza contare che la versione di Marguerite appare molto plausibile, considerate le testimonianze univoche dei servitori che avevano riconosciuto Jacques Le Gris, quel maledetto giorno in cui si consumò la violenza.
Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi…
