zombie medievali di veri manoscritti

Zombie Medievali: 3 Storie Vere di Morti Viventi nel Medioevo

Dal cavaliere William Laudun a Carlo Magno: scopri le antiche cronache che hanno dato vita al mito degli zombie medievali e del vampiro.

Nel Medioevo si racconta di casi in cui certi cadaveri si sono tirati su dalla propria tomba e abbiano cominciato a vagare per i villaggi. Terrorizzando e massacrano gli abitanti. Storie di minacce provenienti dall’Oltretomba, ritenute assolutamente vere, e messe per iscritto nelle cronache.

Il ritorno dei morti: i veri zombie Medievali

Nel Medioevo il mondo dei vivi e quello dei morti erano stretti da un legame indissolubile. Si parlava spesso di anime inquiete che tornavano a camminare su questa terra per risolvere conti in sospeso o perché il loro corpo era stato posseduto da forze oscure. Queste cronache, spesso scritte da monaci e studiosi, ci mostrano che la paura dei ritornanti è antica quanto il mondo.

Oggi voglio raccontarvi 3 di queste storie che hanno fondato il nostro immaginario fantastico, alle origini di figure come lo zombie, o il vampiro. Storie riprese da un manoscritto inglese del XII secolo, il De Nugis Curialium (Walter Map, De nugis curialium). Una raccolta di cronache, storie dell’epoca, molte delle quali piuttosto avventurose e inquietanti, che riguardano spade, tombe, zombie medievali e morti viventi.

Il caso di William Laudun: il cavaliere cacciatore di vampiri

La prima di queste storie di zombie medievali avvenne in un piccolo villaggio del Galles. Tutto inizia con la morte di un uomo del posto. Era un gallese conosciuto da tutti per la sua condotta malvagia e per una vita piena di peccati. Muore in modo poco cristiano, probabilmente senza aver ricevuto gli ultimi sacramenti, e viene sepolto in fretta.

Ma la sua storia non finisce sotto terra. Subito dopo il funerale, accade qualcosa di terrificante che sconvolge l’intera comunità. Per quattro notti di fila, il morto torna nel villaggio. Non è un fantasma silenzioso, ma una presenza che chiama i vicini per nome, uno dopo l’altro. Chiunque senta la propria voce invocata da questa creatura si ammala all’istante e muore nel giro di soli tre giorni. La situazione diventa tragica perché nel villaggio restano vive pochissime persone.

William Laudun, un cavaliere inglese famoso per il suo coraggio e la sua forza fisica, viene ingaggiato per risolvere il problema soprannaturale. Un cavaliere che proprio come nei racconti fantasy si ritrova a sgominare una minaccia dall’Aldilà. Tuttavia, non è uno stupido. Prima ancora di mettere mano alla spada, decide di chiedere aiuto a Gilbert Foliot. All’epoca Gilbert era il vescovo di Hereford, una figura di grande autorità religiosa che in seguito sarebbe diventato il potente vescovo di Londra. William gli racconta tutto e chiede consiglio su come fermare questa strage. Il vescovo rimane sbalordito dal racconto. Tenta di dare una spiegazione teologica al fenomeno dicendo che Dio potrebbe aver permesso a un angelo malvagio, cioè un demone, di abitare il cadavere di quell’anima dannata per tormentare i vivi.

Il vescovo suggerisce allora un rituale di esorcismo fisico. Ordina di riesumare il corpo, di tagliargli la testa con una vanga e di bagnare bene sia il cadavere che la tomba con l’acqua santa prima di seppellirlo di nuovo. L’acqua santa era considerata un potente strumento di purificazione contro il male. 

E il cavaliere esegue. Prende la vanga, come gli era stato indicato, riesuma il corpo, e gli mozza la testa. Poi lo bagna d’acqua santa e lo seppellisce di nuovo. Tutto secondo le buone regole cristiane per liberarsi di un morto vivente.

Ma nonostante tutto, il tormento non finisce. Le notti seguenti il morto vivente si rianima e i pochi sopravvissuti del villaggio continuano a vedere la macabra apparizione che continua a perseguitarli. E ucciderli. Questo zombie medievale è una piaga che arriva quasi a sterminare l’intero villaggio e non c’è niente che si riesca a fare per fermarlo. E dobbiamo immaginarlo, visto il rituale fallito, con la testa ancora attaccata al collo, magari squarciata in maniera orrida. Come se nella tomba questo zombie si fosse ricomposto.

Una notte, quando ormai quasi tutti gli abitanti sono morti, il non-morto chiama proprio il cavaliere William. Lo invoca per tre volte, come per segnare il suo destino. Ma William non è un uomo comune. Invece di cedere alla paura, sguaina la spada e si prepara ad affrontare il demone, pronto a battersi con le forze soprannaturali fino all’ultima goccia di sangue. E il suo coraggio ribalta completamente la situazione. Perché dopo aver fronteggiato la creatura morta, senza cedere di un solo passo, pronto a combattere, avviene un colpo di scena. Il non-morto comincia a scappare terrorizzato verso il cimitero. Vuole ributtarsi nella fossa. Proprio mentre il mostro cerca di ributtarsi nella sua fossa, William lo colpisce con un fendente preciso di spada e gli stacca di nuovo la testa dal collo.

Questo gesto risolve finalmente la situazione. Da quel momento il morto non si rianimerà mai più, e la pestilenza smette di diffondersi. William Laudun diventa il protagonista di una storia di zombie medievali: un eroe cacciatore di spiriti maligni, prototipo dei cacciatori di vampiri che affolleranno i romanzi nei secoli seguenti, a partire da Dracula. Perché sì, lo avete già capito, questo brano e uno di quelli che ha gettato le basi per varie figure soprannaturali, dallo zombie al vampiro vero e proprio, che torna nella tomba ogni giorno e si “rigenera”. 

L’autore medievale conclude che questo fatto sia avvenuto con certezza. E che quindi è tutto vero. Anche se rimane il mistero su quale forza oscura abbia realmente animato quel corpo per uccidere i vivi.

A noi rimane un dubbio principale da sciogliere, però. Perché la prima decapitazione non funziona e la seconda sì? Il motivo è simbolico. C’è un significato dietro.

Il vescovo consiglia un rituale formale, sfruttando tra le altre cose un attrezzo agricolo, la vanga, e l’acqua santa. Strumenti che, uniti alla preghiera, formano un rito vero e proprio, che il cavaliere esegue in maniera precisa e, direi, fredda, quando la minaccia è inerte, nella tomba. Il pericolo, insomma, viene affettato chirurgicamente quando non può nuocere. Quando è facile farlo. Così facile che non funziona.

Ed ecco il motivo, o meglio, la morale di questa storia di zombie medievali. Il male non deve essere combattuto solo con i rituali vuoti e freddi, quando le cose sono tranquille e va tutto bene. Il male va affrontato a viso aperto, con coraggio e sprezzo del pericolo. Proprio come decide di fare, infine, il cavaliere.

Il suo atto di affrontare il non-morto con la spada in pugno, dopo che il suo nome era stato chiamato 3 volte e, quindi, la sentenza era stata pronunciata, ha ribaltato completamente la situazione. Il cavaliere, per quel che ne sapeva, sarebbe morto, perché tutti erano morti nello stesso modo, prima di lui. Ma la differenza l’ha fatta il suo coraggio. A differenza degli altri, lui ha deciso di combattere. E per questo, ha vinto.

Lo stesso spirito, quello del cavaliere, che ho deciso di alimentare con la nascita del Salone dei Masnadieri. Infatti, ho appena aperto le porte di un luogo esclusivo e segreto dove i masnadieri più eccellenti possono riunirsi e discutere, insieme, con me.

I primi Eroi sono già dentro. Se guardare i video non ti basta e vuoi unirti alla schiera, abbonati ora senza aspettare di essere chiamato tre volte dal primo zombie che passa.

Il morto nel sudario: l’assedio al frutteto e il potere della Croce

Con la seconda storia di zombie medievali restiamo nell’Inghilterra nel dodicesimo secolo. A quei tempi circolava una vicenda incredibile su un uomo che era morto senza ricevere l’estrema unzione. Questo rito religioso era fondamentale perché serviva a preparare l’anima per l’aldilà attraverso la preghiera e l’uso di oli sacri. Senza questo passaggio, si credeva che lo spirito non potesse trovare pace.

Quest’uomo, quindi, si tirò su dalla tomba e iniziò a vagare per il paese avvolto nel suo sudario, ovvero il telo di lino che veniva usato per avvolgere i cadaveri prima della sepoltura. Non appariva solo di notte come un classico fantasma, ma si faceva vedere tranquillamente anche alla luce del sole. Ed è interessante notare che l’autore della cronaca specifica questo fatto straordinario, ovvero che il morto uscisse dalla tomba anche di giorno. Lasciando intendere che non fosse normale che i morti uscissero alla luce del sole, visto che solitamente uscivano di notte. Lasciando perdere il fatto che non è normale in tutti i sensi, che i morti escano, a qualsiasi ora. Qui è bello vedere come circa mille anni fa il modello di morto vivente che ancora oggi usiamo nelle storie era già radicato nel folclore. I morti viventi, i fantasmi, i vampiri e gli zombie medievali, arrivano quando cala la notte e tutto e buio e tutto fa più paura. Come è ovvio che sia.

Il morto vagava per il villaggio e uccideva gli innocenti in maniera brutale. Andò avanti per più di un mese, finché gli abitanti del quartiere, stanchi e terrorizzati, decisero di agire. Stavolta in prima persona, armati e pronti a combattere. Radunarono un gruppetto di giovani bellicosi, stanarono il non-morto e lo circondarono in un frutteto. Con le armi e le fiaccole lo tennero bloccato lì dentro, nella recinzione. E rimasero così, in una sorta di stallo, per tre giorni interi. Perché il morto era abbastanza intelligente da capire di non uscire contro un gruppo così numeroso di uomini armati, e gli uomini armati, d’altro canto, non avevano il coraggio d’entrare nel recinto per affrontarlo corpo a corpo.

Ed ecco che interviene la massima autorità religiosa acchiappa-fantasmi. Il vescovo ghostbusters Roger di Worcester. Sua eccellentissima eminenza intervenne per risolvere la questione in modo definitivo, perché la storia a quel punto aveva fatto il giro del paese.

Ordinò di piantare una croce sulla tomba originale dell’uomo, convinto che quel simbolo sacro avrebbe riportato l’ordine. Poi diede l’ordine a tutti di tornare alle proprie case, per far sì che il morto fosse libero di muoversi. Quando lo zombie arrivò vicino al cimitero, seguito da lontano da una folla curiosa, accadde qualcosa di strano. Appena vide la croce sulla sua fossa, si spaventò e iniziò a scappare nella direzione opposta. Il vescovo aveva sbagliato strategia. Ma di brutto.

La croce era un ostacolo insormontabile per il dannato, che gli impediva fisicamente di rientrare nel suo giaciglio. Allora, ecco l’idea: rimossero il simbolo sacro per lasciargli la strada libera. E quando il morto tornò nella sua fossa, ci s’infilò dentro e, a quel punto, il vescovo ordinò di ficcarci sopra la croce. La terra si richiuse sopra da sola, come se la natura stessa volesse sigillare quel portale sull’Oltretomba. E da quel giorno l’uomo non si fece mai più vedere. Almeno finché la croce stava lì sopra. E siccome non ne abbiamo più sentito parlare, penso proprio che la croce stia ancora lì, a sigillare la fossa dello spietato zombie medievale, bloccato nel limbo della non-vita.

Oppure, molto semplicemente, adesso laggiù è tutto coperto da una bella colata di cemento e asfalto per via del parcheggio del Lidl, e il morto sta lì bloccato, indiavolato più che mai.

Anche questo racconto è strapieno di simboli, compreso quello particolare dell’assedio al frutteto, dove lo zombie si è rifugiato inseguito dalla folla armata. Il frutteto nella tradizione cristiana è un luogo carico di significato. A partire dal Giardino dell’Eden, fino all’orto dei Getsemani, dove Gesù trascorse tra gli ulivi le sue ultime ore prima della cattura. Proprio come questo zombie che dopo 3 giorni (numero non casuale) viene cacciato definitivamente dal vescovo. 

Ma notate un dettaglio fondamentale: l’intervento del Vescovo inizialmente fallisce. È un errore strategico. Eppure, lui non si arrende: osserva e raddrizza il tiro finché non riesce nell’intento. 

Esattamente quello che ho fatto io, insieme ai primi Masnadieri che hanno varcato la soglia del Salone.

Il precedente episodio di Leggende Affilate, quello su Teseo, porta i segni di un’accesa discussione avvenuta in segreto nel nostro quartier generale, su Discord: ovvero un ritorno alle origini, e ai dipinti classici ‘sporcati’ di sangue, in copertina. Perché troppa ia ha rotto le balle, e lo penso già da qualche mesetto. La discussione di qualche giorno fa è stata una bella conferma, piena di spunti e idee, che mi ha spinto a correggere il tiro. Se anche voi volete unirvi alla tavola rotonda e discorrere coi più illustri masnadieri di massimi e affilati sistemi, sapete cosa fare.

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Il Destriero del cavaliere: il furto sacro e l’ira di Carlo Magno

La terza storia di zombie medievali non arriva da una diceria, né da un testimone, bensì da un libro che l’autore ha trovato e di cui vuole parlarci. Si tratta del libro di Turpino, l’arcivescovo di Reims e compagno inseparabile di Carlo Magno. Siamo quindi in piena epoca carolingia, molti secoli prima dell’epoca in cui è vissuto Walter Map.

Un cavaliere dell’esercito di Carlo Magno muore a Pamplona, in Spagna, durante una delle tante spedizioni contro i Mori. Prima di esalare l’ultimo respiro, decide di lasciare tutti i suoi averi a un suo caro amico prete. I preti seguivano spesso gli eserciti per dare conforto spirituale ai soldati, per dire messa, confessare e tutto il resto. In cambio di questa eredità, però, il prete doveva svolgere un compito importantissimo: vendere tutto e distribuire il ricavato ai poveri. Insomma, il prete riceve una montagna di soldi e beni e non può usarli. Possiamo immaginare tutti quel che potrebbe succedere… e invece no, vi fermo subito. Il prete era più o meno una brava persona.

Vende i beni e dà via i soldi del defunto. Dalla prima all’ultima moneta. E pure le proprietà immobiliari e i terreni. Tutto tranne una cosa. Qualcosina se la vuole tenere. Una tentazione fortissima. Decide di tenere per sé il cavallo del cavaliere. Non era un animale qualunque, ma uno dei destrieri più forti e veloci di tutto l’esercito imperiale. A quell’epoca, un cavallo da guerra era un tesoro di immenso valore, per intederci si fa spesso il paragone con una Ferrari. Non è propriamente esatto, perché vi erano tanti “modelli” di destriero con una bella variazione di prezzo, proprio come le auto oggi, ma più o meno ci capiamo.

Il chierico si lascia vincere dall’avidità e continua a cavalcare quel magnifico animale nonostante l’ordine fosse di venderlo per dare soldi ai bisognosi. Ma la giustizia divina non tarda a farsi sentire, e lo fa in maniera spaventosa. Per tre notti di fila, il cavaliere morto appare in sogno al suo amico. Lo avverte chiaramente di non usare ciò che appartiene ai poveri. Il chierico però ignora questi messaggi e continua a comportarsi come se nulla fosse. La quarta volta il defunto non appare più in sogno, ma si presenta al chierico di persona. Mezzo decomposto, con l’armatura arrugginita indosso. Il messaggio è terribile. Gli dice che il tempo del pentimento è finito. Per aver sfidato la pazienza di Dio e per la sua superbia, il chierico è condannato. Tra tre giorni, alla terza ora, i diavoli lo porteranno via, vivo.

E qui, signore e signori masnadieri, avviene una svolta narrativa che non vi aspettereste mai. Il gran finale.

La giustizia divina contro l’esercito imperiale

L’imperatore Carlo Magno venne a conoscenza di questa profezia, della condanna del prete che si era tenuto il destriero da guerra e adesso stava aspettando d’essere prelevato dai demoni. E l’imperatore decise di intervenire con tutto il suo potere. Carlo Magno dava ragione al prete, aveva fatto bene a tenersi il destriero da guerra, e non poteva permettere che i demoni lo rapissero, che rapissero un uomo della sua masnada. 

All’ora stabilita, dopo tre giorni, Carlo Magno fa schierare il suo glorioso esercito di fanti e paladini intorno al prete, per proteggerlo dall’assalto demoniaco. Oltre ai soldati schiera una fila di preti che formano una barriera con reliquiari e candele benedette, come protezione spirituale. E i soldati sguainano le spade, pronti a combattere il nemico che, di lì a poco, sarebbe emerso dall’Oltretomba.

All’improvviso nell’aria scoppia un urlo agghiacciante che gela il sangue a tutti i presenti. Una forza soprannaturale si abbatte contro l’esercito di Carlo Magno, accompagnata da un ululato lacerante. I soldati resistono all’urto, il cerchio di preti con i reliquiari e le candele benedette intonano preghiere ad alta voce e canti liturgici. Poi, il silenzio.

I soldati si voltano a guardare e il prete che doveva essere in mezzo a loro, protetto da scudi e preghiere, non c’era più.

Quattro giorni dopo, il suo corpo fu ritrovato tra le rocce a una distanza enorme, pari a tre giorni di viaggio. Aveva tutte le ossa spezzate, sfracellato al suolo come se fosse stato gettato via da un’altezza infinita, tirato su in volo dai demoni e lasciato cadere come fanno le aquile coi serpenti. Segnale che la giustizia divina e le forze infernali non avevano avuto pietà del suo tradimento.

A questo punto, siamo pieni di domande, giusto?

Questo racconto incredibile, che fino all’ultimo ci tiene col fiato sospeso perché non si capisce proprio dove voglia andare a parare,  mette in luce il tema del castigo divino nel medioevo, un concetto centrale nella narrazione dell’epoca, dove il peccato non resta impunito e la giustizia di Dio prevale su ogni protezione terrena. Persino su un potente come Carlo Magno, un sovrano glorioso e buono, che voleva proteggere un suo uomo dai demoni. Un sovrano guerriero che aveva capito la necessità di tenersi un buon destriero da guerra, strumento di battaglia fondamentale per vincere i nemici, e comportarsi da veri cavalieri. Ma qui, siamo su tutt’altro piano. Non stiamo parlando di onore, e nemmeno di valore. Stavolta stiamo parlando di avidità e promesse mancate. Se la tua parola non vale niente, nemmeno dinnanzi alla morte, e nemmeno dopo reiterati avvertimenti, allora tu sei dannato, e non c’è esercito di Carlo Magno che tenga.

E questo vale ancora oggi, signore e signori masnadieri. Si conclude così questo viaggio tra gli zombie medievali.

Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi

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