13 a tavola porta male: la maledizione del Seggio Periglioso
Il gatto nero, lo specchio infranto, il sale, la scala… Le superstizioni sono molte e tutte abbastanza ridicole se prese in considerazione nel xxi secolo. Tuttavia ce n’è una che vanta una storia di tutto rispetto, le cui origini vanno a pescare addirittura nel Medioevo. Sto parlando dello sfortunato numero tredici a tavola.
Vi è mai capitato di trovarvi nell’imbarazzante situazione di essere tredici a tavola e dover aggiungere un piatto vuoto (con tanto di bicchiere e posate) semplicemente perché uno dei commensali si rifiuta di sedersi per ultimo? La cosa migliore sarebbe quella di sbattere fuori l’ospite superstizioso, ma questo non si addice a un cavaliere della tavola rotonda. Cosa c’entrano i cavalieri? Ora ve lo racconto.
13 a tavola chi muore? La profezia di Merlino
La superstizione non è solo un timore astratto: nel mito arturiano il tredicesimo posto è una sentenza di morte immediata (13 a tavola porta male per davvero). Chi osa sedersi senza essere il “Prescelto” non finisce semplicemente sfortunato, ma viene divorato dalla terra o incenerito dal potere divino. È la prova del fuoco per l’anima: il tredicesimo commensale o è un santo destinato al Graal o è un traditore destinato all’abisso. Non ci sono vie di mezzo tra i cavalieri.
Conoscete tutti il Ciclo bretone, l’epica raccolta di storie che gravitano attorno a Re Artù e la sua corte di paladini dalle armature scintillanti. Una di queste storie narra del seggio periglioso, ovvero di quanto fosse pericoloso sedersi al tredicesimo posto della tavola rotonda.
Il tredicesimo posto e il destino dei Cavalieri
Secondo la profezia pronunciata da Merlino, soltanto il cavaliere che avrebbe ritrovato il Graal avrebbe potuto occupare l’ultimo posto lasciato vuoto alla destra del Re, in memoria di Cristo. Tutti gli altri sarebbero incappati in una tremenda maledizione, come finire inghiottiti da una voragine o morire all’istante. Con Merlino non c’era mica da scherzare.
I cavalieri, compreso Re Artù, erano dodici1. E uno dopo l’altro furono costretti a partire alla ricerca del Santo Graal. Soltanto un cavaliere si dimostrò tanto valoroso da riuscire nell’impresa: Ser Galahad2.
Perché essere in 13 a tavola è un cattivo presagio (anche oggi)
Non è un caso se il numero tredici terrorizza l’Occidente da secoli. Se per i cavalieri di Artù il rischio era finire inghiottiti da una voragine, per la tradizione cristiana il pensiero corre subito all’Ultima Cena. Tredici commensali, un traditore e la morte che bussa alla porta entro poche ore. Che si parli di Giuda o del Seggio Periglioso, il messaggio è lo stesso: essere in 13 a tavola significa sfidare un ordine sacro. E il conto da pagare è sempre carissimo.
La leggenda è vecchia quasi mille anni. Eppure dobbiamo sorbirci i suoi effetti ancora oggi. Non c’è pranzo di Natale o cena aziendale che tenga. Adesso che conoscete la storia però potete spiattellarla in faccia a tutti, compreso quell’odioso commensale.
La prossima volta che vi ritrovate a tavola e le stupide superstizioni (ovvero che 13 a tavola porta male) non vi consentono di lanciarvi sul piatto di lasagne, fate come Merlino: mandateli tutti a cercare il Santo Graal.
Oppure a quel paese. Che tanto è uguale.
Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi…
