pollice verso

Pollice Verso: il vero significato romano (Hollywood sbaglia)

Il pollice verso nell’antica Roma decretava le sorti dei gladiatori sconfitti, come nel film Il Gladiatore di Ridley Scott: ma è la verità?

Esistono molti equivoci riguardo l’affascinante tema dei gladiatori dell’antica Roma. Primo fra tutti l’elevata mortalità durante i combattimenti. Contrariamente a quanto si pensa, era raro che un gladiatore professionista finisse ucciso. Si trattava di atleti costosi da addestrare e mantenere, veri esperti dell’intrattenimento, e non potevano essere gettati via così. Ma c’è un altro equivoco molto diffuso, un gesto sul quale fondiamo l’intero immaginario dei giochi gladiatori romani: il pollice verso.

Il pubblico romano amava i gladiatori. Patteggiava per l’uno e per l’altro, un po’ come accade oggi nel wrestling. E gli “sceneggiatori” di questi spettacoli erano sempre pieni di idee nuove per trasformare i combattimenti in vere e proprie opere di rappresentazione teatrale. Nonostante questo, però, i giochi erano pur sempre pericolosi. E ogni tanto ci scappava il morto. Raramente il pubblico veniva chiamato a decidere le sorti di un gladiatore, ma quando accadeva lo si faceva con il mitico pollice verso. Già, ma verso dove?

Il vero significato del Pollice Verso: Sangue o Grazia?

Per un gladiatore nell’arena, il “pollice verso” (ovvero girato, rivolto) era un segnale di morte imminente. Non importava la direzione precisa: era il gesto di sguainare la lama. Vedere quel dito teso significava che il pubblico voleva il sangue, invocando il colpo di grazia alla gola. Era un comando brutale, viscerale, che non lasciava scampo.

Noi moderni esseri umani del XXI secolo pensiamo che il pollice rivolto verso il basso sia una brutta cosa. Giù è cattivo. Mentre su è buono. Ce lo dicono i film come Il Gladiatore di Ridley Scott. Lo vediamo addirittura nei dipinti, come ne “Il pollice verso” di Jean Leon Gerome.

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Jean-Léon Gérôme, Pollice Verso [1872]

L’inganno di Jean-Léon Gérôme e il cinema di Ridley Scott

Ma in verità le cose non sono andate così. Nell’antica Roma il pollice verso aveva un significato opposto a quello che gli attribuiamo oggi. Tenere il pollice rivolto verso l’alto imitava il gesto di sguainare la lama dal fodero, ricordando l’atto di impugnare un gladio, e quindi: morte1. Mentre per concedere la grazia, il pubblico faceva qualcosa che non si vede mai nei film: chiudere il pollice nel pugno. Questo gesto stava a indicare il riporre l’arma nel fodero ed era una gran bella notizia per colui che aveva perso il combattimento.

Verso o Pollicem Premere? La prova nel Medaglione di Cavillargues

La vera salvezza stava nel silenzio delle mani. Le fonti antiche ci parlano del pollicem premere: premere il pollice contro l’indice o nasconderlo nel pugno. Questo gesto simboleggiava la spada che restava nel fodero. Se l’Imperatore chiudeva la mano, avevi vinto la vita. Era il contrasto perfetto: il dito teso chiamava il ferro, il pugno chiuso fermava il massacro.

Ma come facciamo a saperlo con precisione? Be’, oggi posso scrivere questo articolo grazie a un ritrovamento archeologico del 1997, nel sud della Francia. Si tratta di un ritrovamento che smaschera una volta per tutte l’equivoco del pollice verso: il medaglione di Cavillargues.

Stantes Missi: quando il pugno chiuso salvava la vita

Il medaglione di Cavillargues, datato II o III secolo, è un oggetto molto interessante che raffigura due gladiatori nell’atto di combattere. Sono riconoscibili per via del loro equipaggiamento come un Reziario a sinistra e un Secutores a destra. In alto è presente una dicitura: stantes missi. Tale iscrizione è traducibile come: fatti uscire in piedi/ rilasciati in piedi. E significa, in pratica, che sono entrambi salvi perché è avvenuto un pareggio.

Il signore sulla destra con il braccio teso sta stringendo il pollice nel pugno chiuso. Questo gesto ci mostra quindi il suo significato proprio grazie alla dicitura. Lo scontro viene terminato in pareggio e i gladiatori potranno abbandonare l’arena sulle loro gambe. Evviva2!

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Medaglione di Cavillargues, Museo Archeologico di Nîmes

Oggi abbiamo imparato che tenere il pollice alzato per gli antichi romani significava morte, mentre chiuderlo nel pugno significava vita. Finalmente potremo assistere come eccellentissimi spettatori a un duello senza fare casino con i pollici. Mi raccomando, però, niente spade portate sulla schiena. Quello è tutto un altro mito.

Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi

  1. Gladiatori: i dannati dello spettacolo, Fabrizio Paolucci, pag 89 ↩︎
  2. Nature Embodied: Gesture in Ancient Rome, Di Anthony Corbeill ↩︎
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