Il massacro di Beziers, rivolta medievale (dettaglio dipinto di Caravaggio)

Massacro di Beziers: Quando il popolo si ribella

Pugnali in chiesa e fiumi di sangue: scopri la storia vera di William Trencheveil e del massacro di Beziers nel XII secolo.

Siamo nel pieno del medioevo, nel cuore di una cattedrale dove regna il silenzio. All’improvviso, decine di pugnali spuntano dai mantelli delle persone riunite lì per pregare e si abbattono su un uomo, un nobile tra i più potenti, che credeva di essere al sicuro sotto lo sguardo di Dio. È un massacro. Il suo sangue scorre proprio davanti all’altare, mentre il vescovo urla dal terrore. Non è la scena di un romanzo, ma l’inizio di una delle vendette più spietate del dodicesimo secolo, quando il popolo decise di averne piene le scatole: il massacro di Beziers.

Questa è una vera cronaca medievale, Historia rerum Anglicarum, narrata da William of Newburgh1.

Il Massacro nella Cattedrale: La Morte di William Trencheveil

Tutto ebbe inizio nel Sud della Francia, in un’epoca di cavalieri orgogliosi e codici d’onore inflessibili. William Trencheveil fu un signore potentissimo, l’uomo che governò città gloriose come Beziers e Carcassonne. Tornò da poco da una guerra quando ricevette una richiesta d’aiuto da suo nipote. Il ragazzo era sotto attacco e William, da bravo condottiero, decise di partire subito per soccorrerlo.

William si mise alla guida di un esercito imponente. Insieme a lui c’erano tantissimi soldati esperti, carichi di energia e voglia di combattere. Durante la marcia, un abitante della città di Beziers commise un errore fatale. Facendosi forza per la presenza di molti amici, decise di fare un torto gravissimo a un importante cavaliere: gli rubò il destriero, il prezioso cavallo da guerra, e lo usò come una comune bestia da soma per trasportare pesanti bagagli.

Per un nobile dell’epoca, vedere il proprio simbolo di status trattato come un mulo rappresentò un’offesa intollerabile, una ferita all’onore che richiese una riparazione immediata. Non è solo un furto, è un atto di sfida. Trasformare un cavallo da guerra in una bestia da soma è la metafora del popolo che vuole trasformare i nobili in servitori.

L’Offesa del Cavallo: Quando l’Onore Medievale Scatena l’Inferno

Il cavaliere, furioso, trascinò la questione davanti a William, minacciando di abbandonare l’esercito insieme a tutta la cavalleria se non avesse ottenuto giustizia.

William si trovò in una posizione difficilissima. Aveva bisogno dei suoi cavalieri per vincere la guerra, quindi decise di assecondarli. Consegnò l’uomo che aveva rubato il cavallo ai suoi accusatori. Questi decisero di infliggergli una punizione che non lo uccise, ma che fu estremamente umiliante e vergognosa. Lo cacciarono via privandolo di ogni suo bene e diritto, rovinandolo per sempre. Quello che sembrava un piccolo litigio per un cavallo finì per scatenare una vendetta terribile che nessuno avrebbe mai dimenticato.

La punizione inflitta a quell’uomo scatenò una reazione incredibile. Gli abitanti di Beziers non la presero come un fatto personale, ma come un insulto a tutta la città. Per loro, l’onore del singolo rappresentava l’onore di tutti. Appena William tornò dalla guerra, i cittadini lo accolsero in lutto, pregandolo di riparare a quella che consideravano una vergogna insopportabile. William era un uomo di indole cortese e non voleva mettersi contro il suo popolo. Spiegò che aveva agito solo per calmare i cavalieri durante la marcia e promise solennemente che avrebbe rimediato. Fissò un giorno preciso per dare ai cittadini la soddisfazione che cercavano.

I cittadini finsero di calmarsi, ma in realtà stavano preparando un piano atroce. Quando arrivò il giorno stabilito, William si presentò nella cattedrale della città insieme ai suoi amici e ai nobili più importanti. Era un luogo sacro, dove tutti si sentivano al sicuro, e c’era persino il vescovo a fare da garante per l’incontro. Gli abitanti di Beziers entrarono in chiesa con facce tranquille, ma sotto i mantelli nascondevano armature e pugnali affilati. Volevano trasformare un incontro di pace nel massacro di Beziers.

A un certo punto, l’uomo che era stato punito per il furto del cavallo si fece avanti. Recitò la parte della vittima disperata, dicendo di essere stanco di vivere in modo così umiliante e chiese a William se fosse pronto a cancellare la sua condanna. William, agendo con estrema gentilezza, rispose che era pronto a rimettersi alla decisione dei nobili e dei cittadini presenti per chiudere la faccenda una volta per tutte. Non poteva immaginare che quella risposta sarebbe stata la sua condanna a morte.

Il tradimento di Beziers: pugnali sotto il mantello

L’aggressore rispose con una violenza inaspettata. Gridò che William non avrebbe mai potuto restituirgli l’onore perduto e che l’unico modo per lavare l’offesa era versare il sangue del suo signore. In un attimo, i cittadini tirarono fuori i pugnali nascosti e si scagliarono contro William e i suoi nobili. Fu una carneficina proprio davanti all’altare della chiesa. Il vescovo cercò disperatamente di fermare l’attacco e rischiò lui stesso di morire in quel bagno di sangue. William venne ucciso dai suoi stessi sudditi nel luogo che doveva proteggerlo, segnando l’inizio di quel che sarebbe diventato il massacro di Beziers.

La notizia di questo massacro si diffuse velocemente e lasciò tutti inorriditi. Le persone delle terre vicine provarono un odio profondo per gli assassini. I principi dei territori confinanti pensarono addirittura che sterminare un popolo così crudele fosse un modo per servire Dio. Si organizzarono subito per dare il via a una spedizione punitiva. Dal canto loro, gli abitanti di Beziers non si fecero spaventare: si chiusero dentro le loro mura massicce e prepararono le difese, convinti di poter resistere a chiunque.

Anche il Papa intervenne duramente. Appena seppe dell’omicidio nella cattedrale, lanciò contro i colpevoli la maledizione ecclesiastica, cioè la scomunica. Questo era un provvedimento gravissimo per l’epoca: chi veniva scomunicato finiva fuori dalla comunità dei fedeli e non poteva più ricevere i sacramenti. Contemporaneamente, il Re d’Aragona e altri nobili arrivarono sotto le mura e iniziarono l’assedio, per vendicare l’orribile massacro di Beziers. Circondarono la città per prenderla per fame, ma l’impresa si rivelò difficilissima. Le fortificazioni erano troppo solide e i cittadini combattevano con una rabbia disperata.

La Vendetta del Figlio e il Massacro degli Aragonesi

Dopo molto tempo, gli assedianti erano stanchi e non riuscivano a sfondare le difese. Per non tornare a casa a mani vuote, decisero di scendere a patti. Firmarono un trattato di pace con i cittadini di Beziers. L’accordo prevedeva che la città tornasse fedele al suo legittimo signore, che era il figlio di William, l’uomo assassinato. In cambio della pace, i cittadini avrebbero dovuto pagare un risarcimento per l’omicidio del padre. L’assedio finì e sembrava che tutto fosse tornato alla normalità, ma era solo l’inizio di una trappola peggiore.

Col passare del tempo, però, la gente iniziò a mormorare. Un nobile arrivò a dire al figlio di William, forse per scherzo o forse per insultarlo, che aveva accettato dei soldi in cambio del sangue di suo padre. Questa frase ferì il giovane nell’orgoglio. Sentì una vergogna insopportabile e decise che non poteva rispettare i patti fatti con dei traditori. In segreto, andò dal Re d’Aragona e gli confessò che voleva vendicarsi davvero. Il Re accettò di aiutarlo e gli diede un esercito di guerrieri ferocissimi, ufficialmente con la scusa di andare a combattere contro un altro nemico, il Conte di St. Giles. In realtà, l’obiettivo era uno solo: finire ciò che era rimasto in sospeso dopo il massacro di Beziers.

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Il giovane figlio di William mise in atto un piano malvagio. Si diresse verso Beziers e sparse una voce falsa: disse che un potente nemico, il Conte di St. Giles, stava per attaccare la città. Fingendosi preoccupato per la loro sicurezza, chiese ai cittadini di ospitare i soldati aragonesi che il Re gli aveva prestato. Spiegò che questi guerrieri erano lì per difenderli e che i cittadini avrebbero dovuto solo vendere loro del cibo e dare loro un posto dove dormire.

Per non insospettire nessuno, gli Aragonesi non arrivarono tutti insieme con le bandiere al vento. Entrarono in città a piccoli gruppi, pochi uomini alla volta, nel corso di diversi giorni. Sembravano soldati di passaggio, quasi innocui, finché non riempirono ogni angolo delle strade e delle case di Beziers. I cittadini, convinti di avere degli alleati in casa, abbassarono completamente la guardia.

Una volta che tutti i soldati furono in posizione, scattò la trappola. Dalla cittadella, la parte più alta e fortificata della città, venne dato un segnale convenuto. In un istante, gli Aragonesi impugnarono le armi e si scagliarono contro gli abitanti che li stavano ospitando. Fu un massacro fulmineo e spietato. Quasi l’intera popolazione venne sterminata in pochi momenti da una furia che non lasciò scampo a nessuno.

Così ebbe luogo il massacro di Beziers. Secondo il cronista, quel popolo che aveva tradito e ucciso il proprio signore in chiesa ricevette la stessa moneta. Quella che era stata definita una città “maledetta” fu svuotata dei suoi abitanti originali. Come ricompensa per il loro brutale lavoro, i soldati aragonesi ricevettero il permesso di restare e vivere proprio lì, tra quelle mura ormai silenziose. Questa storia terribile servì da lezione a tutto il mondo medievale: il tradimento di un signore non restava mai impunito.

La Verità Storica: Oltre la Cronaca di William of Newburgh

Ma com’è andata veramente? Qual è la verità dietro il massacro di Beziers? Perché lo sappiamo, voi che ascoltate Leggende Affilate lo avete capito bene: delle cronache non ci si può fidare al 100% (e questo vale nel Medioevo, come nei tempi moderni).

Diciamo così: quello che sembra il racconto di una vendetta personale nasconde una realtà molto più profonda. La scintilla scoppiò per un cavallo rubato e un onore ferito; motivazione che può sembrare irrisoria, stupida. E infatti c’è dell’altro. La vera posta in gioco era il controllo della città.

Béziers, in quegli anni, come molte città medievali, era una pentola in ebollizione. Da una parte c’erano i nobili e i cavalieri, che volevano mantenere i loro antichi privilegi; dall’altra stava crescendo una nuova classe di cittadini, i borghesi, che con il commercio e l’artigianato avevano accumulato ricchezze enormi. Questi uomini non erano nobili, ma possedevano forni, mulini e terreni, e non accettavano più di essere trattati come sudditi di serie B.

Il furto del cavallo da guerra fu un gesto simbolico potentissimo: un cittadino comune che umiliava un guerriero, trasformando il suo nobile destriero in una bestia da soma. Era il segnale che i tempi stavano cambiando. Il massacro di Beziers non fu quindi un impeto di follia collettiva, ma il tentativo di questi cittadini emergenti di creare un proprio governo, il Consolato, per liberarsi dallo stretto controllo dei loro signori. E i nobili non vedevano l’ora di menar le mani con questi nuovi arricchiti. Insomma, il cavallo e tutta questa situazione era solo un pretesto. La conseguenza del vecchio mondo diviso tra cavalieri e popolani che cambiava faccia.

Infatti, pochi anni dopo il massacro di Beziers, i signori della città furono costretti a concedere nuovi diritti ai cittadini, dimostrando che nessuna spada poteva cancellare del tutto le trasformazioni economiche e sociali ormai in atto. La stessa cosa che avvenne in moltissime altre città, soprattutto in Italia.

Perché la verità è che il ‘potere’ esiste solo finché il popolo accetta la sottomissione. Ma quando il limite viene superato – che sia per un cavallo rubato o per una tassa di troppo – il patto si rompe. E quando si rompe, non ci sono mura, cattedrali o guardie del corpo che tengano. Il massacro di Beziers, così come le altre grandi rivolte, non finisce bene per nessuno. Ma sono momenti che lasciano un segno indelebile. Perché quando il popolo decide che è arrivato il momento di dire ‘basta’ e inizia a sterminare i propri padroni, quel sangue non si dimentica. Resta lì, nei secoli, come un monito per ogni potente: non tirate troppo la corda.

Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi

  1. Historia rerum Anglicarum, William of Newburgh ↩︎
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