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Un Manuale di Negromanzia del ‘400: tra Riti e Demoni

Scopri il grimorio proibito del Quattrocento: un manuale di negromanzia medievale con evocazioni, rituali oscuri e segreti mai svelati.

Immaginate di sfogliare un vecchio libro dimenticato in una biblioteca bavarese e di trovarvi davanti alle istruzioni precise per evocare un incubo, un cavallo demoniaco capace di farvi volare oltre il mare in un battito di ciglia. Non è la trama di un romanzo fantasy, ma il contenuto reale del Clm 8491, un manuale di negromanzia del Quattrocento che doveva essere bruciato per i suoi contenuti, e invece è giunto fino a noi. Un grimorio che spiega come costruire castelli fantasma, manipolare la mente dei potenti e costringere gli spiriti a rivelare tesori nascosti.

L’oscuro segreto del Clm 849: il manuale dei negromanti

La storia di oggi inizia proprio in una biblioteca della Baviera2, tra scaffali polverosi e libri antichissimi, dove giace un piccolo volume del Quattrocento, dal nome d’archivio Clm 849: un manuale di negromanzia. Nel Medioevo, la negromanzia era letteralmente la magia nera: non si trattava di fare trucchi con le carte, ma di evocare i demoni per sottometterli alla propria volontà e ottenere potere, ricchezza o amore.

Chi ha scritto queste pagine era probabilmente un uomo vissuto in Germania alla fine del Medioevo. Sappiamo che in quel periodo c’era una grande attenzione rivolta al soprannaturale, tra scetticismo ma anche molta curiosità, e timore. Il testo è un miscuglio disordinato di esperimenti magici. Non c’è una spiegazione teorica o un ragionamento filosofico dietro ogni rito. L’autore passa da una formula all’altra senza troppi giri di parole, come se stesse scrivendo un ricettario di cucina.

Questa mancanza di ordine è proprio ciò che rende il libro così interessante. Ogni sezione è chiara e diretta perché si concentra solo sul risultato pratico dell’incantesimo. Non cerca di giustificarsi o di apparire accettabile agli occhi della Chiesa. Rappresenta un genere letterario che un tempo era molto diffuso tra gli studiosi ribelli, ma che oggi è diventato rarissimo perché la maggior parte di questi libri veniva bruciata. Questo manoscritto è sopravvissuto quasi intatto, offrendoci un colpo d’occhio incredibile su cosa significasse davvero cercare il contatto con l’ignoto cinquecento anni fa.

Negromanzia clericale: chi era il mago che sfidò la Chiesa?

Il fatto che a questo manuale di negromanzia manchino le prime due pagine potrebbe essere stata la sua salvezza. Strapparle è servito a nascondere il titolo o l’argomento del volume, evitando così che magari durante una rapida perquisizione non saltasse all’occhio. Quello che resta sono pagine cariche di esperimenti oscuri. Non parliamo di semplici trucchi, ma di quarantadue rituali completi. In mezzo troviamo anche liste di spiriti con la descrizione del loro aspetto, una guida alla magia legata alle stelle e persino un elenco dei giorni fortunati per scrivere formule magiche.

I tre poteri proibiti: illusioni, manipolazione e divinazione

Possiamo dividere quasi tutti questi riti in tre grandi gruppi. Il primo riguarda l’illusionismo. Lo scopo non era divertire, ma ingannare i sensi. Un negromante poteva far apparire un banchetto sontuoso dal nulla, evocare un castello fantasma o chiamare un demone in forma di cavallo per farsi trasportare velocemente oltre i mari. Poteva persino far sembrare vivo un cadavere o far apparire morto qualcuno che era in perfetta salute. Era una magia basata sulla fantasia, quasi un gioco di prestigio potenziato da forze oscure.

Il secondo gruppo è decisamente più inquietante: sono gli esperimenti psicologici. Qui l’obiettivo era manipolare la mente e la volontà degli altri. Questi riti servivano per far innamorare follemente una persona, seminare l’odio tra amici, ottenere favori dai potenti o, nei casi più crudeli, far impazzire completamente un nemico. In questo caso non c’è gioco, ma solo un tentativo violento di rubare la libertà di scelta a un altro essere umano.

Infine c’è la divinazione, ovvero la ricerca di segreti nascosti. Per scoprire il futuro o ritrovare oggetti rubati, il mago usava spesso la catoptromanzia. Si tratta di una tecnica dove un assistente, di solito un ragazzino giovane e considerato “puro”, doveva fissare una superficie riflettente come uno specchio o una bacinella d’acqua. Dopo un po’, il giovane iniziava a vedere delle figure: erano spiriti che apparivano per rivelare la verità.

Ogni tipo di magia richiedeva strumenti precisi. Per le illusioni era fondamentale tracciare a terra il cerchio magico, una sorta di perimetro sacro che serviva a proteggere il mago dagli spiriti che stava evocando. Per la manipolazione mentale si usava invece la magia simpatica. Si basa sull’idea che ciò che fai a un oggetto si rifletta sulla persona che quell’oggetto rappresenta. Ad esempio, si creava una statuina di cera con le sembianze della vittima e si eseguivano dei riti su di essa per influenzare l’originale a distanza.

Oltre ai tre gruppi principali, il manoscritto contiene alcune chicche davvero curiose. C’è un rituale per ottenere un “demone tutore”, una sorta di insegnante privato sovrannaturale che ti spiega i segreti del mondo. Esiste una formula chiamata la Chiave di Plutone, che promette di aprire qualsiasi serratura. Ci sono poi tabelle e schemi universali che il mago poteva usare come base per diversi tipi di incantesimi.

C’è però una cosa che colpisce davvero: in questo manuale di negromanzia non si parla quasi mai di guarigione o di protezione, ma nemmeno di omicidio. Spesso i negromanti dell’epoca finivano a processo con l’accusa di aver ucciso o fatto ammalare qualcuno con i loro sortilegi. Altri manuali famosi, come la Chiave di Salomone — un libro che ufficialmente diceva di servire Dio ma poi spiegava come scatenare guerre e distruzione — erano pieni di riti mortali. Il nostro autore tedesco, invece, sembrava disinteressato al sangue. Non era un santo, ma preferiva concentrarsi sul controllo della mente, sulla conoscenza del futuro e sulle visioni spettacolari piuttosto che sulla morte fisica.

Lo specchio di Lilith e l’onicomanzia: i riti nel dettaglio

Entrando nel vivo delle pagine del manoscritto, troviamo operazioni incredibili. Ad esempio, troviamo diversi modi per usare uno specchio magico o addirittura l’unghia di un dito per scoprire l’identità di un ladro. Questa pratica, chiamata onicomanzia, consisteva nell’applicare dell’olio o della cera sull’unghia di un ragazzo giovane, usandola come uno schermo su cui far apparire le visioni degli spiriti. 

Tra le formule, spiccano rituali che sembrano usciti da un film. Ad esempio, lo specchio di Lilith, usato per scovare segreti nel cristallo. Nella mitologia antica, Lilith era una figura femminile misteriosa e potente, spesso associata alla notte; qui il suo nome viene usato per un rito che permette di conoscere ogni cosa incerta guardando dentro un cristallo. Ma la fantasia dei negromanti non si fermava qui: c’erano istruzioni per ottenere risposte fissando un osso o usando la tecnica del bacino, ovvero una bacinella piena d’acqua. Addirittura, esisteva un rito per far apparire dodici nomi magici direttamente sulla mano di un bambino, che fungeva da messaggero tra il nostro mondo e quello degli spiriti.

A un certo punto, l’autore scrive: “Qui iniziano gli esperimenti buoni e provati”. È una frase che ci fa capire che il mago non copiava a caso, ma stava facendo una selezione di quello che, secondo la sua esperienza, funzionava davvero. Il manuale di negromanzia è disordinato, con pagine incollate male, ma questo non è dovuto al tempo, quanto alla fretta del mago che lo usava ogni giorno come uno strumento di lavoro. Non gli importava che fosse bello, gli importava che fosse efficace.

Dopo la parte principale, il volume raccoglie altri fogli sparsi che aggiungono nuovi pezzi al mosaico. C’è una lunga invocazione a un demone chiamato Mirage, che compare ben due volte, e una serie di consigli medici mescolati alla magia, scritti in lingua tedesca. Ma la cosa più curiosa è una piccola preghiera scritta in italiano. Il mago doveva sussurrarla all’orecchio del bambino che faceva da medium, chiedendo a Dio di far sì che lo spirito dicesse solo la verità. È un mix incredibile di lingue e culture: un cuore tedesco, qualche formula in latino e sussurri in italiano.

Il manuale di negromanzia si chiude con calendari lunari e un trattato sugli angeli e i loro spiriti. Tutto serviva a calcolare il momento perfetto per agire, perché per un negromante il tempo non era uguale per tutti: ogni ora e ogni fase della luna avevano un padrone diverso nel mondo invisibile. Questo piccolo manuale di negromanzia, con i suoi esperimenti per trovare tesori nel sonno o per costruire cerchi protettivi, ci conferma che la magia nel Medioevo era una pratica attiva, sudata e terribilmente seria.

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La magia “da battaglia” tra evocazioni e fallimenti

Studiare un manuale di negromanzia come il Clm 849 è fondamentale perché ci mostra la magia “da battaglia”, quella che si praticava davvero nelle stanze segrete o nei boschi. Questo era un manuale scritto da persone colte, spesso membri del clero o studenti universitari, gli unici che all’epoca sapevano leggere il latino. Questo ci racconta una verità scomoda: dietro i riti demoniaci del Medioevo non c’erano persone ignoranti, ma menti brillanti che avevano deciso di sfidare le leggi del mondo per cercare di dominarlo.

Parlare di come sia nato il manuale di negromanzia di Monaco è un po’ come cercare di ricostruire un’indagine senza il fascicolo principale. Come abbiamo visto, mancano le prime pagine e non abbiamo firme o nomi di proprietari. Eppure, osservando bene come è scritto, possiamo capire molto su chi lo ha messo insieme e su come funzionava il mondo della “negromanzia clericale”, ovvero quella magia proibita praticata da persone istruite.

Non possiamo definire chi ha scritto queste pagine come un vero e proprio “autore”. Sarebbe più corretto chiamarlo un compilatore o un collezionista di ombre. Non sappiamo infatti quanto ci sia di suo e quanto abbia semplicemente ricopiato da altri libri segreti. Ci sono degli indizi interessanti: a volte, l’autore scrive due versioni diverse del nome di un demone. Questo ci fa capire che stava consultando un altro manoscritto, magari vecchio e rovinato, e non essendo sicuro di cosa ci fosse scritto, decideva di riportare entrambe le possibilità per non sbagliare il colpo.

Il modo di scrivere di quest’uomo era piuttosto caotico. All’interno dello stesso esperimento magico, spesso cambiava il modo di compitare i nomi delle creature infernali. Passava da una versione all’altra con estrema facilità, a volte con piccole differenze, altre volte stravolgendo completamente la parola. 

Man mano che si sfogliano le pagine di questo diario oscuro, si nota un cambiamento quasi psicologico in chi lo ha scritto. All’inizio, il compilatore sembra un narratore entusiasta: infarcisce le istruzioni con aneddoti divertenti e assicura il lettore che quei riti funzionano davvero, quasi volesse “vendere” la validità della sua magia. È in questa prima parte che troviamo le storie più incredibili e i cerchi magici disegnati con una cura quasi artistica. C’è una voce forte, una personalità che ti prende per mano e ti dice: “Stai attento, ora ti svelo un segreto che nessun altro conosce”.

Poi, improvvisamente, il tono cambia. Man mano che il manuale di negromanzia prosegue, le storie spariscono e la scrittura diventa piatta, quasi fredda. Se all’inizio l’autore si rivolgeva a te dandoti del “tu” e parlando dei tuoi desideri — come “Se vuoi farti amare da una donna” o “Se vuoi cavalcare un cavallo fantasma” — verso la fine del manoscritto il linguaggio diventa quello di un freddo manuale di negromanzia. Le frasi si fanno brevi e secche: “Fai questo”, “Prendi quello”, “Recita questo”. Non c’è più spazio per le chiacchiere o per la fantasia.

Anche i disegni dei cerchi magici, fondamentali per proteggersi dai demoni durante le evocazioni, diventano più semplici e schematici. È come se il negromante, col passare del tempo, avesse perso interesse per il lato spettacolare e immaginativo della magia — quello fatto di castelli volanti e banchetti illusori — per concentrarsi solo sulla parte pratica e utile: la divinazione.

La domanda che potreste farvi davanti a un manuale di negromanzia del genere è: da dove arrivano tutte queste formule? Il nostro negromante ha copiato un unico grande trattato o ha messo insieme pezzi diversi come in un collage? Le ha inventate?

È molto probabile che l’autore fosse un vero appassionato del settore, uno che cercava materiale ovunque potesse. Ha creato la sua antologia personale, scegliendo gli esperimenti che lo colpivano di più e, in certi casi, modificandoli. Per esempio, ha rielaborato l’invocazione al demone Mirage, rendendola più sintetica o adattandola al suo stile. Una volta finito di copiare la sua parte, ha preso i “fogli originali” che aveva usato, quelli che oggi troviamo nelle ultime pagine del manuale di negromanzia, e li ha fatti rilegare insieme al suo lavoro, forse solo perché erano dello stesso formato e non voleva perderli.

Il testo ci lancia dei piccoli segnali per provare a indovinare. In due passaggi, l’autore parla di sé come di qualcuno legato a una corte nobiliare. Potrebbe essere stato un cortigiano colto con il pallino per l’occulto. Anche se di solito i nobili possedevano questi libri per studiarli, è raro che si sporcassero le mani a scriverli. Anche perché il latino usato, con gli errori e la struttura pericolante lasciano intendere che non fosse un uomo coltissimo, un grande sapiente, insomma.

L’ipotesi forse più vicina alla realtà, è che l’autore fosse un membro del basso clero. Un prete qualunque che sapeva il latino, ma non abbastanza da essere un grande teologo, e che usava questa conoscenza per cercare potere ai margini della società. E di certo, su questo ci metterei la mano sul fuoco, non si è inventato nulla. E molti di voi hanno già capito il perché.

Seguendo le altre vicende storiche che vi ho raccontato in questi anni, e le trovate raccolte nella playlist “Leggende Affilate”, avrete già riconosciuto molti di questi incantesimi. Perché sono incantesimi diciamo “standard”. Fin dalle epoche più antiche i maghi hanno tentato di rendersi invisibili, diventare ricchi, maledire qualcuno. Tra i grimori più antichi, ovvero raccolte di incantesimi e rituali, ci sono ad esempio i papiri magici greci, scritti nella tarda antichità. Insomma, la zuppa è sempre quella, tramandata nei secoli, modificata, evoluta, e poi finita in questo nuovo grimorio.

Questa ipotesi spiega alla perfezione perché nel testo si trovino dei frammenti incompleti o poco coerenti. Se avesse copiato un libro già finito e ordinato, probabilmente avrebbe cercato di correggere gli errori o di dare un senso logico a tutto. Invece, sembra che abbia lavorato d’urgenza, cercando di salvare quante più informazioni possibili da diverse fonti. Sappiamo che aveva per le mani testi di origini differenti: lo capiamo da quel frammento in italiano e dalle diverse lingue che spuntano qua e là.

Dal sogno del potere al mercato dell’occulto

In conclusione, anche se non abbiamo una carta d’identità del nostro misterioso autore, il quadro che emerge è quello di un uomo tormentato dall’ambizione. Possiamo immaginarlo come un prete comune, mediamente istruito, che Ha iniziato a scrivere il suo manuale di negromanzia riempiendolo di riti spettacolari e racconti avvincenti. Ma le cose non devono essere andate secondo i piani. Probabilmente le sue aspirazioni di gloria sono svanite e la realtà lo ha costretto a cambiare rotta. Il manuale di negromanzia ci racconta proprio questo fallimento silenzioso: la magia fantasiosa e “giocosa” delle prime pagine lascia il posto a riti molto più concreti e redditizi sul finale. La gente comune non aveva bisogno di troni volanti, ma voleva sapere chi aveva rubato i propri risparmi o come trovare un tesoro sepolto. Così, il nostro negromante sognatore si è trasformato in un professionista dell’occulto “di strada”, più pragmatico, adattando la sua arte a ciò che il mercato richiedeva. Domanda e offerta, no?

Quello che abbiamo tra le mani è dunque il ritratto di un’epoca e la storia di un misterioso negromante, un mago di fine Medioevo. La storia di come l’uomo del Quattrocento cercava di comprendere (e controllare) un mondo imprevedibile e pericoloso. Il Clm 849 non è solo un manuale di negromanzia, ma è il diario di un uomo che ha cercato di sfidare il destino usando i demoni come strumenti.

Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi

  1. Kieckhefer, Richard (1998). Forbidden Rites: A Necromancer’s Manual of the Fifteenth Century ↩︎
  2. Bavarian State Library, Munich ↩︎
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