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Igiene nel Medioevo: Epoca sudicia o Falso Mito?

Oltre che buio il Medioevo è spesso considerato anche sudicio, ma era davvero così? Vediamo di capirci qualcosa sull’igiene nel Medioevo.

Nei film e nei romanzi troviamo sempre quei poveri contadini chiusi nelle loro casupole, al buio, con le facce sporche di fango e i vestiti tuttimarroni. Parrebbe che dopo la caduta del glorioso Impero Romano tutti si siano scordati come lavarsi. Un’epoca superstiziosa, rozza, schifosa, piena di sudicio; fatta di brutti ceffi con le pustole e vasi da notte che vengono rovesciati dalle finestre. Ma è davvero andata così? Com’era l’igiene nel Medioevo?

Il mito del sudicio: l’Igiene nel Medioevo

Comincio subito con una premessa: il Medioevo è un’epoca storica troppo vasta per essere ridotta a una sola parola. Il termine “Medioevo” è dispregiativo, e dovrebbe indicare l’epoca di mezzo tra l’età classica e il Rinascimento: una robetta di passaggio, insomma, un periodo negativo. Questo concetto è superato da tempo. Gli storici hanno ormai liberato il Medioevo dalla grande quantità di stereotipi che ci portiamo dietro dal XVIII secolo. Uno di questi è Jacques le Goff, principale fonte da cui ho attinto per la scrittura dell’articolo.

Molte delle abitudini d’igiene nel medioevo sono esistite grazie alle infrastrutture idrauliche romane. Ci sono città europee che, dopo la caduta dell’Impero, sono riuscite a mantenere in funzione le fognature; altre invece hanno perso questo privilegio per mancanza di risorse. Nella peggiore delle ipotesi i centri urbani che non potevano godere delle antiche strutture idrauliche si dotarono di uno scarico delle acque nere all’aperto, nei canali, come nel caso della città di Modena.

Nella metà del Duecento il vescovo rinunciò alla proprietà di un’importante fetta di territorio modenese poiché la sua manutenzione risultava insostenibile1: il canale che attraversava quella zona raccoglieva infatti i liquami di gran parte della popolazione e necessitava di una costosa pulizia. Ma non sempre era così.

Fogne e pozzi neri: come venivano pulite le città medievali?

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I poveri che fanno il bagno nel fiume. Strano, vero? – Le Très Riches Heures du Duc de Berry [1412 ca.]

Talvolta le deiezioni umane erano raccolte nei pozzi neri in prossimità delle case. Nella metà del Trecento a Milano le regolamentazioni cittadine vietavano lo svuotamento dei pozzi neri in estate per ragioni d’igiene, pena una multa di 25 ducati2. La pratica era invece ammessa nel periodo invernale da metà novembre a metà febbraio; questo significa che vi era in uso un servizio di svuotamento liquami svolto da personale che prelevava la sporcizia cittadina per portarla in campagna e riutilizzarla come concime. Un po’ come accadeva per la pulizia di quei fossati adacquati che servivano castelli senza ricircolo dell’acque, e che raccoglievano i liquami delle latrine sporgenti, lungo le mura.

In ogni caso che ci fossero le fogne, i canali all’aperto o i pozzi neri, niente e nessuno vietava ai poveri di sciacquarsi il viso dal sudicio dopo un’estenuante giornata di lavoro, al contrario di quel che vediamo nei film. L’acqua scorreva nei fiumi esattamente come oggi e in molte città si poteva godere perfino dei bagni pubblici. Una differenza con l’epoca antica però ce l’aveva l’igiene nel medioevo ed è sostanziale, nel senso che abbraccia ogni aspetto della vita quotidiana: il Cristianesimo.

Igiene e Chiesa: perché i bagni pubblici erano un problema?

Certe credenze religiose dell’Alto Medioevo determinarono un profondo mutamento nelle abitudini igieniche ereditate dagli antichi.3 Molti piaceri tanto amati da greci e romani furono condannati dalla dottrina cristiana e il modo di concepire il corpo nel mondo classico venne stravolto da un nuovo paradigma culturale. Un esempio di questa metamorfosi sociale lo ritroviamo nella regola di san Benedetto nel capitolo “Dei fratelli infermi”.

La Regola di San Benedetto e il “peccato” del bagno

“L’uso dei bagni sia conceduto agl’infermi, ogni volta che convenga: ma ai sani, massimamente ai giovani, assai di rado si conceda.”

La Chiesa scoraggiava l’utilizzo dei bagni pubblici promiscui, luoghi di incontro sociale che potevano condurre alla fornicazione e, come nel caso della regola benedettina, perfino un semplice bagno di natura esclusivamente personale era concesso “assai di rado”. Ovviamente il Cristianesimo non è mai stato nemico dell’igiene, né tanto meno dell’acqua, simbolo peraltro di purezza molto ricorrente nei testi sacri; e fu proprio la Chiesa a svolgere un ruolo fondamentale nella gestione delle antiche infrastrutture idrauliche romane permettendone la conservazione fino ai giorni nostri4. Ci troviamo dunque dinnanzi a un’istituzione religiosa spaccata a metà: che tenta da un lato di mantenere la salute dei fedeli, dall’altro di impedire la proliferazione del peccato scoraggiando certi piaceri.

Nonostante questo, per la maggioranza della popolazione europea l’acqua rimase un bene irrinunciabile. Alcuni ordini monastici facevano uso del bagno addirittura una volta a settimana prima della messa domenicale come misura purificatrice del corpo e dello spirito, e questo non fa che confermare una dualità contrastante all’interno della stessa comunità cristiana.

Già, il bagno. Altro stereotipo legato all’igiene nel medioevo. Re Giovanni d’Inghilterra faceva il bagno circa una volta al mese e lo possiamo desumere dai pagamenti che effettuava per ottenere gli oli preziosi: cinque pence per ogni tuffo nella tinozza. Un contadino doveva lavorare una settimana per guadagnare tale somma, ma si trattava di un bagno completo di oli e profumi che costituiva una sorta di “evento” piacevole e saltuario, che allo stesso tempo non precludeva affatto l’uso quotidiano dell’acqua per sciacquarsi le mani, il viso o i piedi; cosa che il sovrano faceva di certo, esattamente come un altro ben noto sovrano qualche secolo più tardi.

Grazie al Journal de la Santé du roi Louis XIV, redatto dagli stessi medici reali, sappiamo che in sessantaquattro anni di regno Luigi XIV fece il bagno una volta sola, precisamente nel 1665. E adesso come la mettiamo? Chi è più sudicio: il contadino medievale o il cicisbeo barocco?

Sapone, denti e profumi: la cosmesi dei contadini

I membri meno abbienti della società medievale conoscevano il sapone: grasso animale con cenere di legna e soda (soda caustica, oppure soda ottenuta dalle ceneri di alcune piante marine, per i più fortunati). Non poteva essere paragonato alle erbe profumate del feudatario, ma faceva il suo sporco lavoro. Anche la pulizia dentale era conosciuta.

Non farti ingannare dalle facce sporche dei film. Anche il contadino più umile cercava di tenere i denti puliti strofinandoli con rametti di nocciolo e usava un sapone grezzo, fatto in casa con cenere e grasso. Non profumava di lavanda come un nobile, ma il suo obiettivo era lo stesso: togliere il grosso del sudore dopo il lavoro nei campi. Lavarsi non era un tabù, era una necessità pratica che persino i medici dell’epoca consigliavano vivamente.

L’uomo medievale praticava numerosi accorgimenti igienici che sono del tutto simili ai nostri. Bartolomeo Sacchi, nel “De honesta voluptate et valetudine” (1421-1481), spiega bene cosa si deve fare appena alzati, al mattino:

“E’ opportuno lasciar trascorrere un certo intervallo e poi pettinare per bene i capelli e cacciar fuori il catarro che si è accumulato durante la notte. È anche bene lavarsi i piedi e la testa prima di mettersi a mangiare e tergere con cura le deiezioni del corpo che escono dalle parti posteriori. È buona regola sciacquare la bocca con molta acqua, soprattutto d’estate […]”

La scatarrata nel lavandino è un classico. Molto interessante il fatto di lavarsi i piedi prima di andare a mangiare, sinceramente mi sfugge il nesso. Detto questo mi avvierei all’ovvia conclusione dell’articolo, nonché alla risposta al quesito: com’era l’igiene nel Medioevo?

La risposta è: dipende. Il Medioevo per certi versi è sudicio, ma anche il ventunesimo secolo lo è. L’importante è non generalizzare, e non fare lo stesso errore dei costumisti di Hollywood quando vestono quei dannati contadini con ogni tonalità esistente di marrone.

Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi

  1. Simeoni Vicini 1949, Registrum privilegiorum comunis Mutinae, vol II Modena p.205 ↩︎
  2. Statuti delle strade e delle acque del contado di Milano, 1346 ↩︎
  3. Jacques le Goff, Il corpo nel Medioevo ↩︎
  4. Enciclopedia dell’ Arte Medievale (1992) Treccani ↩︎
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