Anno 1066: la storia vera di Edric il Selvaggio, il nobile sassone che sfidò i Normanni e sposò una creatura della foresta. Scopri la leggenda del demone.
Anno 1066, mezzanotte. Nel cuore di una foresta dimenticata della Britannia medievale, Il guerriero Edric il Selvaggio e il suo giovane paggio vagano nel buio. Si sono persi. Non sanno come ritrovare la strada di casa quando a un certo punto scorgono una luce intensa. Proviene dalle finestre di un edificio isolato. Edric si avvicina e, guardando dentro, non crede ai suoi occhi. Delle donne di una bellezza soprannaturale danzano e cantano in un coro ipnotico. Sono così belle da non sembrare reali. E infatti, quando sorridono, scoprono denti affilati. E le loro dita affusolate terminano in artigli letali.
Questa è la storia di Edric il Selvaggio, e di come trovò e catturò un demone. Una vicenda storica narrata dall’autore inglese del XII secolo Walter Map, in un autentico manoscritto medievale1.
Ma chi era davvero quest’uomo capace di sfidare creature soprannaturali così misteriose, e pericolose? Edric il Selvaggio non è un personaggio di fantasia. Lo chiamavano il Selvaggio per il suo temperamento impetuoso. Era un nobile sassone, signore di Ledbury Nord, un territorio di frontiera tra l’Inghilterra e il Galles che in quegli anni bruciava sotto i colpi di un cambiamento epocale.
Siamo nel 1066 e l’isola è appena stata travolta dall’invasione dei Normanni, che riuscirono a conquistarla completamente. In questo scenario di sangue e battaglie, la figura di Edric il Selvaggio emerge dalle pagine della storia, inciso persino nel Domesday Book, il censimento voluto dal nuovo re d’Inghilterra, il normanno Guglielmo il Conquistatore, per mappare ogni palmo del suo nuovo regno. Edric è dunque un personaggio storico reale, la cui esistenza è confermata ufficialmente dai documenti dell’epoca. Un uomo d’armi abituato a comandare e menare di spada che, in una notte dominata dalla luna, finisce per smarrire la strada e incrociare il cammino con dei demoni. Ma andiamo con ordine e cominciamo dal principio.
Edric il Selvaggio: Il Nobile Sassone che sfidò i Normanni e i Demoni
Edric il Selvaggio non era un contadino qualunque, ma un guerriero di frontiera che non voleva piegare la testa davanti agli invasori venuti dalla Francia. Mentre i Normanni costruivano castelli di pietra per sottomettere l’Inghilterra, lui rispondeva con il fuoco e la spada, diventando un fantasma tra i boschi delle Marche Gallesi. Ma il pericolo più grande, per lui, non portava l’armatura a maglie dei nuovi padroni.
Tutto ha inizio quando Edric stava tornando da una battuta di caccia, nel buio, sotto la luna e le stelle. Si trovava in una zona completamente sconosciuta e, insieme al suo unico compagno, un giovane paggio, aveva perso l’orientamento tra i sentieri della foresta. Proprio verso mezzanotte, si imbatterono in un grande edificio isolato.
Si trattava di una ghildhus, un termine antico che indicava le case delle corporazioni o dei villaggi. All’epoca, ogni parrocchia inglese ne aveva una: erano luoghi di ritrovo dove la gente si riuniva per bere, festeggiare e discutere degli affari della comunità. Immaginatele come una sorta di locanda.
Avvicinandosi alla struttura, Edric il Selvaggio vide una luce intensa che filtrava dall’interno. Curioso, guardò dentro e rimase senza fiato. Vide un gruppo di donne impegnate in una danza solenne. Erano bellissime, vestite solo con semplici ed eleganti abiti di lino, ma avevano qualcosa di strano. C’era qualcosa che le rendeva diverse dalle solite donne cui Edric era abituato: erano molto più alte e imponenti per esempio. Tra tutte, una spiccava per grazia e bellezza, tanto da sembrare una regina.
Il Mito della Caccia Selvaggia e le Ninfe della Britannia
Queste figure misteriose danzavano e cantavano in coro, creando un’armonia delicata che arrivava alle orecchie di Edric, anche se lui non riusciva a capire nemmeno una parola della loro lingua. A quella vista, il guerriero fu travolto da un colpo di fulmine. Si innamorò istantaneamente e perdutamente, sentendo un desiderio così forte da bruciare come un fuoco. Un ardore che lo mise in guardia.
Perché Edric conosceva bene le vecchie storie che la gente si raccontava davanti al fuoco. Sapeva dei miti pagani, di quegli eserciti di spiriti che cavalcano nel buio della notte, ovvero del mito della Caccia Selvaggia). Sapeva quanto potesse essere fatale incrociare il loro sguardo. Aveva sentito parlare della dea della caccia, e delle bande di Driadi e Naiadi, ovvero le ninfe dei boschi e delle acque che popolano le leggende classiche. Perché la Britannia fu conquistata dall’Impero romano, la cui cultura rimase in quelle terre anche dopo l’abbandono. Una cultura fatta anche di miti e leggende.
In quel tempo, si credeva che queste creature soprannaturali si potessero incontrare a spasso per le terre selvagge, e che fossero estremamente gelose della propria privacy. Se un uomo comune osava spiarle o interrompere le loro assemblee segrete, la punizione degli dèi era immediata e terribile. Si diceva che questi esseri vivessero nascosti in luoghi remoti proprio per evitare il contatto con gli umani e che colpissero con violenza chiunque cercasse di svelare i loro misteri al mondo.
Ma Edric, in quel momento, mentre osservava queste splendide donne danzare, era completamente accecato dall’amore. L’autore della cronaca cita gli antichi, dicendo che Cupido è dipinto senza occhi proprio perché gli innamorati perdono il senno. Un modo di dire che si usa ancora oggi. E lo dice anche per un motivo specifico: per spiegarci che quelle donne non avevano lanciato alcun incantesimo ammaliante. La colpa era tutta e solo di Edric.
Insomma, Edric il Selvaggio era un guerriero formidabile, ma aveva un difetto fatale: non aveva disciplina. Era totalmente in balia dei suoi impulsi. Edric, a dispetto di altri masnadieri che abbiamo conosciuto in Leggende Affilate, integri e con una regola interiore forte, non era in grado di fermarsi e dire: ‘Aspetta. Cosa sto facendo?’
Quindi, senza riflettere, ignorando ogni pericolo, iniziò a girare intorno alla grande casa di legno fino a trovare l’ingresso, seguito dal suo giovane paggio. Con uno scatto si lanciò all’interno e afferrò con forza la bellissima donna che gli aveva rubato il cuore. In quel momento scoppiò il caos. Tutte le altre dame gli si scagliarono addosso come furie, colpendolo con una ferocia inaspettata.
Edric il Selvaggio si trovò a lottare contro queste donne, che finalmente mostrarono la loro vera natura. Fu una lotta selvaggia e disperata. Edric e il paggio dovettero usare ogni briciolo di forza per difendersi contro quelle creature. Probabilmente anche le armi. Perché queste creature, evidentemente, non erano umane. Coi denti affilati e gli artigli, colpirono i due guerrieri, che si ritrovarono in una mischia brutale, e terrificante, dentro questo edificio in mezzo al nulla. A questo punto si potrebbe pensare che Edric ne avrebbe avuto abbastanza, ma non fu così.
Alla fine lui e il paggio riuscirono a scappare trascinando via la donna. Ne uscirono con le gambe e i piedi coperti di ferite, pieni di morsi e graffi profondi lasciati dalle unghie e dai denti di quelle misteriose dame della foresta. Li avevano squartati. E voi penserete che Edric, a questo punto, doveva averne abbastanza. Ma non fu così.
Edric il Selvaggio portò la donna con sé nel suo castello. Per tre giorni e tre notti lei rimase in completo silenzio, sottomettendosi ai desideri del guerriero senza pronunciare una sola parola. E con queste parole, il cronista vuole naturalmente dirci che Edric e la donna misteriosa ficcarono.
Il Patto col Demone: Amore, Maledizione e Fortuna nel Medioevo
Solo al quarto giorno, dopo aver consumato il letto, la misteriosa dama decise di parlare. E lo fece pure in maniera alquanto gentile.
“Salute a te, carissimo!” Così iniziò a parlare, dopo tre giorni d’ammore. “Da oggi sarai sano, e godrai di prosperità nel corpo e negli affari.” A quanto pare, l’essersi unito a lei aveva garantito una conseguenza benefica e positiva al guerriero. L’unione soprannaturale aveva generato un bonus fortuna +1. Ma, e c’è un ma, ovviamente, tale fortuna era legata a stretto giro a una sventura.
“Andrà tutto bene finché non menzionerai le sorelle da cui mi hai strappato, o il luogo o il bosco da cui provengo. Se rinfaccerai le mie origini, cadrai dalla felicità e affretterai il giorno della tua rovina.” Eccola là, la maledizione.
Insomma, questa donna misteriosa gli promise che dopo aver giaciuto con lei avrebbe goduto di salute, ricchezza e successo in ogni suo affare, ma a una condizione precisa: Edric non avrebbe mai dovuto rinfacciarle le sue origini. Non poteva nominare le sorelle da cui l’aveva strappata, né il bosco o il luogo magico da cui proveniva. La donna fu chiarissima: se avesse rotto quel patto, la sua felicità sarebbe svanita all’istante: Edric sarebbe andato incontro a una rovina inarrestabile, consumato dai suoi stessi errori e dalla sua impazienza.
E noi lo sapevamo già che sarebbe andata a finire così. Con una bella maledizione.
Nelle tradizioni del Medioevo che abbiamo imparato a conoscere in tantissimi episodi di Leggende Affilate, incontrare una creatura così bella e silenziosa nel cuore di una foresta non era quasi mai un segno di pura fortuna. Il monito della donna segue lo schema dei patti fatati (e demoniaci): lei offre amore e ricchezza, ma in cambio esige il rispetto di un segreto o di un tabù, ovvero una regola sacra da non infrangere mai. Per gli uomini di quel tempo, queste figure erano infatti dei demoni. Non dobbiamo però pensare al diavolo con le corna, ma a spiriti ingannatori che usavano la bellezza estrema come un’esca per catturare l’anima dei mortali. Il fatto che lei sia più alta delle donne normali e che provenga da un luogo selvaggio suggerisce che appartenga a un mondo “altro”, non cristiano e quindi potenzialmente pericoloso. Secondo la mentalità medievale, legarsi a una creatura simile significava rischiare la dannazione, perché si pensava che dietro quel viso d’angelo si nascondesse un’entità inviata dall’inferno per testare la resistenza spirituale del guerriero attraverso il desiderio della carne.
Ma, Edric, era ormai cotto a puntino. Folle d’amore giurò fedeltà assoluta alla donna-demone e promise che non avrebbe mai infranto quel patto. Per suggellare l’unione che si concretizzò in vero e proprio matrimonio, organizzò una festa grandiosa, invitando nobili da ogni parte del regno per sposarla ufficialmente davanti a tutti. La notizia si sparse dappertutto, tutti vennero a sapere del matrimonio tra il guerriero e la donna bellissima. E, in qualche modo, si sparse voce del fatto che lei non fosse una donna comune. Non si sa come, visto che Edric non aveva detto niente sulle sue origini. Fatto sta che tutti sapevano di quella unione prodigiosa.
Quando il nuovo re, Guglielmo il Conquistatore, seppe di questo incredibile prodigio, volle vederci chiaro. Non riusciva a credere che un uomo avesse catturato una creatura del genere e convocò la coppia a Londra. Insieme a loro arrivarono molti testimoni pronti a confermare la storia. La prova definitiva della natura soprannaturale della donna, però, fu la sua bellezza: nessuno a corte aveva mai visto o anche solo immaginato una creatura così splendida. Lo stupore fu tale che il re, impressionato e quasi intimorito, li lasciò tornare a casa in pace.
Il Tabù Infranto: La Rovina di Edric e il legame con la demone
Passarono molti anni e la vita di Edric il Selvaggio sembrava procedere per il meglio, finché un giorno tornando da una battuta di caccia a tarda notte, il cavaliere non trovò la moglie ad aspettarlo. Inizialmente la chiamò con calma, poi ordinò ai servi di cercarla, ma lei continuava a non presentarsi. Consumato dalla stanchezza e da un improvviso scatto d’ira, Edric perse il controllo e urlò: “Sei tornata nel bosco dalle tue sorelle?”.
Non appena pronunciò quelle parole, la donna apparve, per poi svanire nel nulla. Edric continuò a urlare insulti e preghiere, ma ormai parlava al vento. Si rese conto dell’errore imperdonabile che aveva commesso, ovvero di aver infranto il giuramento sul non menzionare mai le origini demoniache della donna, e corse disperato verso la vecchia casa nella foresta dove l’aveva catturata la prima volta. Pianse, gridò il suo nome per giorni e notti intere, ma non servì a nulla. E laggiù, nelle terre selvagge, davanti a quella casa vuota e abbandonata, Edric il Selvaggio morì. La sua vita finì proprio in quel luogo, consumata dal dolore.
Ma la storia non finisce qui. Edric il Selvaggio lasciò un erede, un figlio nato da quell’amore magico: Alnod. A differenza del padre, Alnod era un uomo di grande fede e saggezza che visse a lungo, fino alla vecchiaia.
Dalla Sposa di Corwrion al Folclore Gallese della fanciulla cigno
Il Galles è una terra di laghi profondi e silenzi pesanti, dove queste storie sono la norma. Che sia una veste di piume rubata o un divieto di toccare il ferro, il senso è lo stesso: l’uomo cerca di addomesticare l’ignoto, ma l’ignoto vince sempre. Edric è solo uno dei tanti guerrieri che hanno provato a recintare il caos, finendo per esserne inghiottiti.
Questa incredibile vicenda fa parte di un antichissimo filone di leggende conosciuto come il mito della Fanciulla Cigno. In queste storie, il protagonista maschile incontra delle creature magiche che hanno la capacità di cambiare forma.
Nella versione più classica e arcaica, queste donne appaiono inizialmente come uccelli acquatici, quasi sempre cigni. Per poter danzare o fare il bagno sulla terraferma, si sfilano il loro piumaggio magico, rivelando una bellezza umana straordinaria. L’eroe di turno, proprio come Edric il Selvaggio, le osserva di nascosto e ruba la loro veste di piume. Senza quell’oggetto incantato, la fanciulla perde il potere di volare via e rimane intrappolata nel nostro mondo, accettando di sposare l’uomo che l’ha catturata.
Tuttavia, queste unioni tra mortali e creature fatate sono sempre appese a un filo sottilissimo. Esiste sempre un tabù, ovvero un divieto assoluto che l’uomo non deve mai infrangere. Per Edric il Selvaggio era il divieto di nominare le sorelle o il luogo d’origine; in altre leggende, il patto è ancora più bizzarro o specifico.
Nelle varianti che arrivano dal Galles, ad esempio, molte di queste storie sono legate ai laghi di montagna. In una versione molto celebre, quella della Sposa di Corwrion, la condizione per far restare la donna era non colpirla mai con un oggetto di ferro. Sembra facile, ma basta un incidente banale, come lanciare un morso a un cavallo e colpire per sbaglio la sposa, per far scattare la maledizione. In quel momento, la donna recupera la sua natura selvatica e sparisce nel nulla, a volte tuffandosi nelle acque del lago per non tornare mai più.
Un’altra variante ve l’ho raccontata in un episodio di Leggende Affilate, ovvero la versione della donna che si trasformava in drago.
La storia di Edric il Selvaggio ci insegna che la forza bruta e il coraggio, da soli, sono una trappola. Edric era un grande guerriero, ma ha perso tutto perché non conosceva il valore della disciplina interiore. Studiando questi manoscritti, episodio dopo episodio, possiamo renderci conto che i guerrieri che sopravvivevano davvero non erano i più ‘selvaggi’, ma quelli che seguivano una Regola. Un codice per proteggere l’individuo prima ancora che il feudo.
Sto riordinando proprio in questi giorni tutti gli appunti, perché credo che le regole che permettevano ai masnadieri di sopravvivere e vincere in condizioni disperate, servono ancora oggi. E, anzi, oggi, in questo mondo completamente impazzito, dove i valori sembrano non esistere più, ne abbiamo forse più bisogno che nel 1066. Ma di questo, del ‘Codice del Masnadiero’, ve ne riparlerò molto presto.
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Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi…
- De nugis curialium, Walter Map ↩︎
