Due storie di paura tra fantasmi, cimiteri infestati e cacciatori di zombie: maledizioni antiche e medievali
Le storie avventurose all’insegna di non morti, creature soprannaturali e situazioni macabre sono antiche quanto l’uomo. La paura è un’emozione forte, utile ai fini della sopravvivenza, e veicolo conoscitivo molto efficace. Lo sapevano gli autori appartenenti al mondo greco-romano e pure i cronisti dall’Anno Mille in poi, che grazie ai loro manoscritti ci hanno tramandato un mondo fantastico di cui nutrirsi all’infinito.
Io stesso non finisco mai di trovare spunti interessanti per i miei romanzi, come ad esempio le storie di cui voglio parlarvi oggi: due racconti dell’orrore a tema maledizioni antiche e medievali.
Maledizioni antiche: il potere del sangue e della parola nel Medioevo
Le maledizioni antiche non erano semplici superstizioni, ma armi concrete. Nel Medioevo, la parola aveva un peso fisico: un anatema lanciato sul letto di morte o un rituale di sangue poteva legare un’anima alla terra per l’eternità. Non era solo folklore, era una paura viscerale che spingeva intere comunità a barricarsi in casa. Queste forze oscure agivano come una malattia, infettando il destino dei vivi attraverso il richiamo dei morti.
Defixiones e anatemi: le armi invisibili del folklore nero
Derivate dalle antiche defixiones romane, queste pratiche prevedevano la scrittura di maledizioni su lamine di piombo o pergamene nascoste tra le tombe. Nel cuore dell’Età di Mezzo, il potere della scrittura si fuse con la ritualità cristiana, creando un mix esplosivo: chi restava vittima di simili maledizioni antiche non trovava pace nemmeno nel sepolcro, diventando quel “non morto” che tanto terrorizzava i cronisti come Guglielmo di Newburgh.
La prima storia proviene dagli scritti di Guglielmo di Newburgh1, lo stesso che ci ha regalato quella perla narrativa del prete cane, un racconto ricco di elementi fantastici geniali di cui abbiamo già assaporato la trama, qualche articolo fa. Anche in questo racconto la protagonista è una donna, la quale si ritrova a combattere un marito alquanto molesto. Sembrerebbe una “normale” situazione famigliare all’insegna di incomprensioni e litigi se non fosse che il marito in questione era morto, e pure sepolto.
Lo zombie di Buckingham: una maledizione medievale
“A quel tempo, nella contea di Buckingham, accadde una cosa davvero straordinaria. (…) Un uomo era morto e sua moglie, una donna onorata, e la sua famiglia ebbero cura di seppellirlo con i consueti riti nella festa dell’Ascensione del Signore. La notte seguente, però, entrato nel letto dove riposava la moglie, non solo la terrorizzò al risveglio, ma la fece quasi schiacciare dal peso insopportabile del suo corpo.”
Dopo averlo sepolto nel cimitero, questa povera donna si ritrovò il marito in casa, la notte seguente, direttamente nel letto: si risvegliò schiacciata dal peso del cadavere e ne fu terrorizzata a morte, regalandoci una delle scene più paurose della letteratura medievale. Ma non era finita qui.
“La notte seguente il marito afflisse allo stesso modo la donna attonita, la quale, spaventata dal pericolo, come la lotta della terza notte si avvicinava, badava a restare sveglia e a circondarsi di compagni vigili.”
Il marito zombie tornò anche la notte seguente. La cronaca non entra nel dettaglio, ma questo continuo tentativo d’infilarsi nel letto della moglie (ormai ex-moglie) potrebbe essere decifrato sotto svariati aspetti simbolici che probabilmente l’autore, essendo uomo di chiesa, ha lasciato alla libera interpretazione dei suoi lettori. In ogni caso, prima della terza notte, la vedova decise di prendere provvedimenti e chiedere aiuto a dei “compagni” per imbastire una guardia e cacciar via il non morto nel caso si fosse fatto vedere ancora una volta: una vera e propria squadra di cacciatori di zombie.
Il marito zombie, preda di chissà quale fra le maledizioni medievali che appaiono saltuariamente nelle cronache, emerse dalla tomba la terza notte per ritrovarsi assalito da una schiera di guardiani pronti ad accoglierlo. I compagni della vedova impedirono al non morto di entrare in casa e quest’ultimo fu costretto ad andarsene. Tentò di irrompere nella casa dei suoi fratelli ancora in vita, ma venne respinto di nuovo dalle squadre anti-zombie.
Il non morto continuò a terrorizzare chiunque nei paraggi, uscendo dalla tomba per irrompere nelle case degli amici e dei vicini della vedova. I cacciatori di zombie furono costretti a vigilare per l’intera strada, dando inizio a una ronda cittadina contro la minaccia dall’Oltretomba: casa per casa, gli armati facevano la guardia assicurandosi che il cadavere non si avvicinasse per far del male agli abitanti. Ma quest’ultimo era un osso duro e cominciò a vagare pure di giorno. Il problema stava diventando insostenibile e venne portato all’attenzione delle autorità religiose competenti.
L’arcidiacono (il quale ha raccontato la storia all’autore della cronaca) venne così a sapere del non morto di Buckingham e scrisse immediatamente al vescovo per un consulto. Vennero chiamati a raccolta i sapienti della dottrina cristiana, in un concilio a tema maledizioni medievali che aveva come oggetto il marito zombie e la giusta strategia per contrastarlo. Qualcuno che si diceva esperto di queste invasioni dall’Aldilà suggerì di riesumare il corpo dalla tomba e bruciarne i resti. Ma il vescovo non ne era convinto.
Il vescovo scrisse una lettera di assoluzione nei confronti del morto e la fece recapitare all’arcidiacono. Gli abitanti si recarono al cimitero in processione con gli uomini di chiesa e le squadre di cacciatori di zombie: scoperchiarono la tomba, riesumarono il corpo e posero la lettera sul suo petto per donargli una “liberazione” ufficiale. Da quel momento il morto non si rianimò più per tormentare la vedova e i suoi vicini, e quando andarono a scoperchiare di nuovo per controllare che fosse tutto a posto trovarono la lettera sul petto, nella stessa posizione di come l’avevano lasciata.
La conclusione di questa storia è un vero e proprio classico per noi che siamo abituati ai racconti sulle maledizioni medievali e le “faccende in sospeso”. Il non morto in questione aveva una certa urgenza di essere assolto da qualcosa e grazie alla lettera scritta di pugno dal vescovo trovò la pace, e come lui tutti gli abitanti.
Rituali proibiti e oggetti maledetti: come nasceva il terrore
Spesso il terrore nasceva da un oggetto profanato o da un patto infranto. Le maledizioni antiche si annidavano nel quotidiano: una tomba violata, un adulterio consumato nel fango o un tesoro sottratto a un luogo sacro. Questi atti scatenavano una reazione a catena che solo un rituale di assoluzione o il fuoco purificatore potevano spezzare, ristabilendo l’equilibrio tra il mondo dei vivi e l’abisso.
Il carbonaio di Niversa
La seconda delle maledizioni antiche e medievali di questo articolo proviene dalla predica di un domenicano2 che assolve un intento educativo, legato ovviamente all’indottrinamento cristiano. Il protagonista è un carbonaio, un umile lavoratore che produceva carbone stipando legna in una fossa, vigilando su un lento processo di combustione, giorno e notte, davanti alla brace. E fu proprio attorno alla mezzanotte, durante la sua monotona guardia, che si ritrovò spettatore di un evento soprannaturale.
“Avendo egli accesa la fossa de’ carboni una volta, e stando la notte in una sua cappannetta a guardia della accesa fossa, sentì in su l’ora della mezzanotte grandi strida. Uscì fuori per vedere che fosse, e vide venire verso la fossa correndo e stridendo una femina scapigliata e gnuda, e dietro le venia uno cavaliere in su uno cavallo nero, correndo, con uno coltello ignudo in mano, e della bocca e degli occhi e dello naso del cavaliere e del cavallo uscia fiamma di fuoco ardente.“
La scena richiama subito alla mente quella di una caccia infernale, come appare nella novella di Boccaccio ambientata nella selva oscura, dove un cavaliere nero insegue una povera donzella. Cavaliere che fa da ispirazione per la letteratura fantasy e le maledizioni antiche e medievali della narrativa moderna, grazie al suo aspetto spaventoso con tanto di “fiamma di fuoco ardente” che fuoriesce dagli occhi e dal naso.
Il carbonaio assistette all’omicidio della donna, che dopo essere stata brutalmente pugnalata al petto venne gettata nella fossa dei carboni e lasciata a rosolare per un po’. Il cavaliere nero attese che diventasse “tutta focosa e riarsa” e se la riprese in sella per galoppar via da dove era venuto. La scena si ripeté la notte seguente e quella dopo ancora, a riprova della natura infernale di una simile visione, che niente aveva a che fare con la realtà terrena.
Il carbonaio, che non sapeva bene cosa fare, andò dal conte a raccontargli tutto. E il conte, curioso, si presentò alla fossa dei carboni, di notte, per aspettare che il prodigio si verificasse sotto i suoi occhi. Cosa che avvenne.
Appurato che l’orrenda visione era vera, il conte chiese al cavaliere la ragione di quel tormento. E il cavaliere spiegò il mistero che si celava dietro la più tragica fra le maledizioni antiche e medievali: i due stavano scontando una penitenza per amore poiché si erano uniti al di fuori del matrimonio, arrivando perfino a uccidere il marito di lei.
Il contrappasso al quale erano condannati i due amanti è quindi legato in maniera simbolica al peccato di cui si sono macchiati in vita, e che si ritrovavano a scontare con tanta sofferenza. Ma il conte non si diede per vinto e chiese come fosse possibile alleviare la loro punizione, visto che il Signore ha voluto renderlo partecipe del tormento.
“Pregate Idio per noi, e fate limosine e dir messe, acciò che si alleggino i nostri martiri». E questo detto, sparì come saetta folgore. Non ci incresca adunque, dilettissimi miei, sofferire alquanto di pena qui, acciò che possiamo scampare di quelle orribili pene e dolorosi tormenti dell’ altra vita, alla quale, o vogliamo noi o no, pur ci conviene andare.“
Il cavaliere nero svanì nel nulla dopo aver assolto il suo compito: mostrare ai timorati di Dio cosa avviene se si infrangono le Sue leggi. Ma non si trattò di un addio, poiché il cavaliere (e molti altri della schiera infernale) sarebbero riapparsi in svariati luoghi europei lungo tutto il corso del Medioevo, in quella che è la visione dell’armata fantasma, vero e proprio tema fantastico letterario.
Si concludono così queste due storie di maledizioni antiche e medievali!
Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi…
