Portare uno spadone dietro la schiena non è storicamente accurato. Ma allora come veniva equipaggiata un’arma così ingombrante?
Ho già discusso in un precedente articolo riguardo il mito della spada legata sulla schiena. Storicamente gli uomini d’arme non estraevano le spade da dietro le spalle come ci viene propinato in videogiochi e film. Lo facevano dal fianco, tramite i foderi legati alla cintura. Alcuni spadoni però sono troppo lunghi per essere trasportati al fianco. Allora sorge la domanda: come portare uno spadone in battaglia?
Lo spadone a due mani: ingombro e realtà storica
Quando parliamo di uno spadone, parliamo di un pezzo di ferro che può superare il metro e mezzo. Non è un giocattolo. Portarlo appeso al fianco come una normale spada da lato ti farebbe inciampare dopo tre passi. La realtà storica è fatta di fatica e logistica: ogni centimetro di lama in più era un problema da gestire durante le marce forzate o nel fango della mischia.
Il termine spadone che utilizziamo oggigiorno in Italia sta a indicare tutte quelle spade abbastanza grandi che si possono impugnare con due mani. Per qualcuno non sarebbe un termine del tutto corretto, ma nel campo dell’oplologia ovvero dello studio delle armi, la classificazione è effettivamente un gran casino. Per secoli nessuno si è mai preoccupato di etichettare le spade secondo principi scientifici, anche perché le persone comuni, e perfino gli esperti del settore, spesso utilizzavano un’unica parola per indicare ogni variante: e quella parola era spada. Molto semplicemente.
Il maestro di scherma Fiore dei Liberi nei primi anni del Quattrocento scrisse un trattato che ancora oggi è un punto di riferimento per tutti coloro che praticano arti marziali antiche: il Flos Duellatorum. Ecco, in quel trattato non si fanno distinzioni fra spada bastarda, da lato, da cavallo, stocco… La spada è una spada, punto e basta.
“Spada son contro ogni arma mortale, né lanza né azza né daga contra mi vale. Longa o curta me posso fare e me strengo e vegno allo zogho stretto, e vegno allo tor de spada e allo abrazare, mia arte si è rotare e ligadure so ben fare, de coverte e ferire sempre in quelle voglio finire. Chi contra me farà, ben lo farò languire. E son Reale e mantengo la justicia, la bontà acresco e destruzo la malizia. Chi me guarderà facendo in me crose, de fatto d’armizare gli farò fama e vose.”
Flos Duellatorum – 1410 circa, collezione “Getty”
Spada, Montante o Zweihänder: facciamo chiarezza
Non perdiamoci troppo in chiacchiere da accademia. Che tu lo chiami montante alla spagnola o zweihänder alla tedesca, stiamo parlando della stessa sostanza: un’arma pensata per spazzare via le picche nemiche e creare il vuoto attorno a chi la impugna. Nel Medioevo e nel Rinascimento non stavano a guardare il millimetro, badavano che l’arma funzionasse e che facesse paura.
Fino al XVIII secolo in Spagna si utilizzava il termine montante per indicare tutte le spade a due mani. Anche il celebre zweihänder sta a significare in lingua tedesca “doppia impugnatura”. Insomma, sono tutti termini nati per essere utilizzati in maniera generica e che sono diventati specifici solo dopo, a causa delle moderne manie metodologiche.
Per questo preferisco stare sul semplice. Se utilizzo la parola spadone ci capiamo subito e siamo tutti contenti. E nelle storie che scrivo è la stessa cosa. Nel romanzo che sto ultimando in questo periodo faccio esattamente così: i personaggi parlano di spade, non di stocchi a una mano e mezza con elsa a crociera, eccetera eccetera.
Come si portava lo spadone? Il mito della schiena
Tornando a noi, che alcuni spadoni siano troppo lunghi per starsene comodamente appesi alla cintura è vero. Si potrebbe aggirare un simile imbarazzo mantenendo sospesa la spada per obliquo, facendola sporgere di più dietro le gambe, ma questo non migliorerebbe l’efficacia del trasporto. Potete immaginare quanto possa essere faticoso marciare per giorni interi con una roba simile che sporge e sbatte dappertutto.
Ma allora come facevano i lanzichenecchi a portarsi dietro gli zweihander lunghi un metro e ottanta? La risposta è molto semplice (come al solito).
Il trasporto a spalla: il metodo dei Lanzichenecchi


Lo spadone come arma inastata
Gli spadoni venivano portati in battaglia senza fodero, e tenuti in spalla come fossero moschetti. La loro grandezza li rende comparabili alle armi inastate, come ad esempio le alabarde (l’illustrazione cinquecentesca poco sopra ci offre una comparazione diretta a riguardo). Nessuno ha mai pensato di infilare un’alabarda nel fodero di cuoio e appiccicarsela sulla schiena, perché mai dovrebbe essere diverso per uno spadone?
E niente. Tutto qui. Non esistevano foderi aperti, a molla propulsiva idraulica, o altre robe strampalate vendute oggi su ebay. Gli spadoni stavano nudi come mamma li ha fatti, poggiati sulla spalla dei loro fieri possessori, pronti per essere ammirati in tutto il loro brutale splendore.
Lo spadone in battaglia: perché non usavano il fodero
Il fodero per uno spadone è quasi un controsenso. In battaglia l’arma doveva essere pronta subito. Un fodero di cuoio lungo un metro e sessanta peserebbe chili inutili e si impiglierebbe ovunque. Gli spadoni venivano portati “nudi” perché erano considerati attrezzi da lavoro pesanti, non gioielli da tenere nella custodia. Se c’era pericolo, la lama era già sulla spalla, pronta a calare.
Qualcuno dice che portare uno spadone legato sulla schiena sia ganzo. Mah. Io credo che uno spadone portato alla maniera storica sia incredibilmente più originale e affascinante. E voi quale stile di trasporto preferite: quello di Geralt di Rivia, lo strigo di the Witcher, o quello di Georg, il lanzichenecco di centoventi chili col ventre gonfio come un pallone e lo zweihander in spalla?
Se dovessi scegliere il prossimo personaggio per una delle mie storie non avrei dubbi tra chi dei due sia il più interessante. L’importante però è non cadere nei soliti cliché. Perciò state attenti al mito della spada sulla schiena ma, soprattutto, a quello dell’armatura chiodata. Che a pensarci bene, forse è anche peggio.
Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi…
