cannibalismo alle crociate, nel medioevo

Cannibalismo alle Crociate: l’Orrore di Marra (Anno 1098)

Anno 1098: l’esercito cristiano è allo stremo. Scopri la storia vera dei soldati che mangiarono carne umana a Ma’arrat al-Nu’man. Cannibalismo alle Crociate.

Nell’anno 1098, in piena epoca delle crociate, l’esercito cristiano era sul punto di crollare. I cavalieri si erano radunati sotto le mura di una città saracena, costretti ad affrontare un assedio lungo e logorante. Erano così devastati e affamati, da arrivare a compiere il peggiore degli orrori: nutrirsi dei corpi dei nemici caduti. I crociati mangiarono carne umana, cotta e persino cruda, sotto le mura di una città che si rifiutava di cadere. Un episodio di cannibalismo alle crociate nel corso di una guerra santa, che gettò un’ombra sull’intera impresa.

L’Orrore di Ma’arrat al-Nu’man: Quando i Crociati mangiarono carne umana

La cronaca del cannibalismo alle crociate proviene da un resoconto dell’epoca scritto da Fulchiero di Chartres1, che partecipò in prima persona agli eventi di quella crociata, la prima crociata, dalla partenza dalla Francia fino alla vittoriosa e tanto discussa conclusione: la conquista di Gerusalemme.

Ma per capire davvero come un esercito di ferventi cristiani, con i cavalieri e i preti, portatori di croci e reliquie, sia finito a divorare carne umana sotto le mura di una città della Siria, dobbiamo fare un passo indietro. Non fu una scelta improvvisa, ma il culmine di un viaggio allucinante iniziato migliaia di chilometri prima, spinto dalla fede e finito nella disperazione totale.

Dalla Fede alla Disperazione: La Fame durante la Prima Crociata

Tutto iniziò nel 1095, quando Papa Urbano II pronunciò un discorso che cambiò il corso della storia. Chiese ai nobili e ai guerrieri d’Europa di smettere di farsi la guerra tra loro e di volgere le armi verso l’Oriente. L’obiettivo dichiarato era soccorrere l’Impero Bizantino e “liberare” Gerusalemme. Il tutto con una promessa: chiunque fosse partito avrebbe ricevuto il perdono di tutti i peccati. 

Migliaia di uomini, quindi, dai grandi feudatari ai contadini più poveri, cucirono una croce di stoffa sulle loro vesti e si misero in cammino. Non era un esercito regolare come lo intendiamo oggi, ma una gigantesca migrazione armata, con soldati, pellegrini… di tutto. Attraversarono l’Europa a piedi, valicarono le montagne dei Balcani e oltrepassarono Costantinopoli e giunsero in territorio nemico. Qui l’avventura si trasformò subito in una lotta per la sopravvivenza. Dovettero affrontare i turchi selgiuchidi, maestri della guerriglia a cavallo, e soprattutto il clima micidiale dell’Anatolia. Sotto un sole che spaccava le pietre, migliaia di soldati morirono di sete e stenti. I loro cavalli, pesanti e corazzati, stramazzavano al suolo uno dopo l’altro. Chi sopravvisse lo fece mangiando radici e bevendo il sangue dei propri animali, anticipando le cose orribili che sarebbero giunte dopo.

Dopo aver superato passi montani impossibili, i superstiti videro finalmente le mura di Antiochia, sotto il controllo dei turchi. Era una città considerata inespugnabile, protetta da una cinta muraria gigantesca che si inerpicava su per le colline. I crociati la assediarono e fu un inferno. L’assedio durò mesi, tra carestie e piogge torrenziali che trasformarono l’accampamento in una palude di fango e malattie.

Quando finalmente la città cadde, i crociati si ritrovarono intrappolati all’interno, a loro volta assediati da un immenso esercito musulmano arrivato in soccorso. Fu un momento di puro terrore, risolto solo da quello che i cronisti dell’epoca chiamarono un miracolo: il ritrovamento di una reliquia sacra che diede loro la forza di compiere una sortita disperata e sbaragliare il nemico. Mi riferisco alla lancia del destino. La sacra lancia: l’arma con cui il legionario Longino trafisse il costato di Cristo. Uno strumento che già all’epoca medievale era considerato soprannaturale, dal potere immenso. Ma di questo ne parlerò, magari, in un episodio dedicato. Perché anche le condizioni in cui fu ritrovata la lancia, e la battaglia che ne seguì, sono spettacolari, degne di un film epico tipo il Signore degli Anelli.

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Tornando ad Antiochia. I crociati con tante difficoltà si trovavano tra le macerie di una città conquistata per un soffio. Decimati, ammalati, stanchi e terribilmente affamati. I presupposti per il disastro che vi ho già anticipato e sta per arrivare.

Boemondo e Raimondo: La Lotta per il Potere tra le Macerie

I crociati si fermarono lì per quattro mesi, per riprendersi. E i leader si riunirono in un concilio, ovvero una grande assemblea dove i capi militari prendevano le decisioni più importanti per la spedizione.

Alcuni di loro dissero che non potevano più aspettare e che dovevano rimettersi in marcia verso l’interno della Siria. Il loro obiettivo era sempre e comunque Gerusalemme, la meta più importante di tutto il viaggio. Non tutti i nobili però erano d’accordo. Molti signori volevano restare nei territori vicini ad Antiochia per controllare le terre appena conquistate. E questo è un altro aspetto importante di questa grande e complicata spedizione: il fatto che c’erano tanti capi in quell’armata di masnadieri, pure troppi. 

Due di loro, in particolare, due grandi condottieri, non la smettevano di litigare: Boemondo di Taranto e Raimondo IV di Tolosa. Due capi che condividevano l’obiettivo, ma che in realtà erano quasi dei nemici. 

Boemondo era un gigante, sia fisicamente che politicamente. Figlio di Roberto il Guiscardo, faceva parte dei Normanni che avevano conquistato l’Italia meridionale. Era un guerriero formidabile, e anche bravo stratega. Fu lui a corrompere una guardia per far cadere Antiochia. Per lui, la Crociata era l’occasione perfetta per diventare re.

Raimondo IV di Tolosa era l’opposto. Uno dei nobili più ricchi e potenti d’Europa, un uomo che aveva già combattuto la sua crociata contro i Mori in Spagna. Sembrava davvero devoto, tanto che si dice che avesse giurato di morire in Terra Santa, e che fosse stato proprio lui a ritrovare la sacra lancia.

La rivalità tra i due esplose proprio ad Antiochia. Boemondo voleva restare lì a godersi il nuovo principato; Raimondo voleva marciare subito verso Gerusalemme per compiere il voto. Una disputa che probabilmente ha creato ancora più confusione in quella situazione già di per sé disordinata.

La soluzione per sbloccare quello stallo fu un compromesso. I due condottieri decisero di partire, ma invece di marciare subito verso Gerusalemme (che era a centinaia di chilometri di distanza), restarono nei dintorni per espandere il controllo sui territori circostanti. Una via di mezzo tra le due visioni contrastanti, insomma: cominciarono ad avviarsi verso Gerusalemme ma facendo il giro largo e con molta calma, fermandosi a conquistare città strada facendo.

Città che, una volta conquistate, finivano sotto la spada crociata. I soldati non avevano pietà: sterminavano e saccheggiavano tutto ciò che riuscivano a trovare. Non lo dico perché fossero particolarmente malvagi rispetto ad altri eserciti, eh. Generalmente era così che avveniva nelle campagne militari di conquista. Il paragone che stona, naturalmente, è che in questo caso avviene tutto all’ombra della croce e della guerra santa.

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I crociati, sempre più stanchi e stremati, in qualche modo riuscivano comunque ad avanzare. Come se fossero condannati ad andare avanti, perché fermarsi significava, in qualche modo, perdere ogni speranza di riuscita dell’impresa. Finché, l’esercito cristiano non raggiunse le mura della città di Marra.

Marra (Ma’arrat al-Nu’man) non era assolutamente sulla strada diretta per Gerusalemme, ma era una città ricca e strategicamente vicina. I due condottieri rivali decisero di attaccarla insieme, sperando di rimpinguare le casse e nutrire l’esercito. Si aspettavano una facile preda, che sarebbe caduta in un attimo. Ma, naturalmente, non fu così.

L’assedio fu durissimo. In un assedio l’esercito attaccante circonda completamente una città per impedire che entrino rifornimenti, cercando di spingere chi sta dentro alla resa per fame. Il problema fu che questa volta la fame colpì duramente proprio gli assediatori all’esterno. Fu il colpo di grazia per quei masnadieri crociati che finora erano rimasti in bilico tra la sopravvivenza e la rovina. Le scorte di cibo finirono e i soldati iniziarono a soffrire in modo terribile. La situazione degenerò in un orrore difficile anche solo da immaginare.

L’Assedio di Marra e il Banchetto Oscuro del 1098

Qui il resoconto del cronista medievale, che partecipò a quella spedizione, si fa drammatico. Spinti dalla disperazione e da una fame che toglieva il senno, molti crociati fecero qualcosa di agghiacciante. Iniziarono a tagliare pezzi di carne dai corpi dei nemici caduti, i saraceni, che erano caduti durante gli scontri. Senza più alcun freno morale, cuocevano quei resti o addirittura li masticavano crudi con una ferocia bestiale. Un fatto mostruoso, che ci fa inorridire oggi ma era considerato orripilante pure allora, in quei tempi che molti di noi potrebbero considerare barbarici e brutali. Una cosa del genere era inammissibile, in ogni caso.

Questi ritrovati nutrienti proteici, non si sa come, permisero ai crociati di sopravvivere e persino di tornare all’attacco. Nonostante la situazione non si arresero e iniziarono a costruire diverse macchine d’assedio. Si trattava di grandi strutture in legno, come torri mobili o catapulte, progettate per superare le fortificazioni nemiche. Con una fatica immensa le trascinarono fin sotto le mura della città di Marra. Grazie a quello che loro consideravano l’aiuto di Dio e a un attacco estremamente coraggioso, riuscirono finalmente a scalare le difese e a penetrare all’interno passando dalla parte alta del muro. E, come al solito, partì il massacro.

Una volta dentro, la violenza esplose senza freni. Per due giorni interi i soldati uccisero ogni singolo saraceno che incontravano, senza fare distinzione tra guerrieri, anziani o bambini. Saccheggiarono ogni angolo della città portando via tutte le ricchezze che i cittadini avevano tentato di nascondere. E proprio nel momento della vittoria, l’alleanza tra i capi iniziò a sgretolarsi per l’ambizione e il potere.

Boemondo decise infatti di lasciare Marra e tornare ad Antiochia. Una volta lì, cacciò con la forza gli uomini di Raimondo e prese il controllo totale di Antiochia e di tutta la regione circostante. Giustificò questo colpo di mano dicendo che la città era sua di diritto, perché era stata conquistata solo grazie alla sua strategia.

Raimondo a quel punto, invece di iniziare una guerra tra cristiani, decise che non poteva più perdere tempo dietro a quell’opportunista e scelse di riprendere la marcia verso Gerusalemme.

I crociati abbandonarono quindi le mura di Marra, la città Siriana dove si era consumato l’orrido banchetto a base di carne di saraceno, arrosto e pure in versione tartare. Una pagina davvero oscura delle crociate, e della storia medievale, che precedette la conquista di Gerusalemme, che avvenne di lì a poco.

Verità Storica o Propaganda? Il Dibattito sul Cannibalismo alle crociate

Difficile dire se questo episodio di cannibalismo alle crociate sia avvenuto o meno, però. In Medio Oriente questo episodio è famosissimo e viene usato ancora oggi per descrivere la crudeltà dei cavalieri occidentali. Tenete conto che si tratta di un episodio di cronaca nera servito su un piatto d’argento al nemico dei cristiani. I musulmani erano felicissimi di abbracciare una storia così truculenta e amorale, per dipingere gli invasori cristiani come mostri bestiali. Di solito tali storie devono essere inventate, ma in questo caso arrivò dalle stesse file cristiane, già fatta e pronta per essere diffusa.

Molti storici europei moderni però tendono a non crederci troppo. Come al solito, e come avviene in ogni episodio che vi racconto in Leggende Affilate, la verità è sepolta sottoterra, e quel che resta per noi è solo una storia (in questo caso macabra e disgustosa) da disseppellire.

Si conclude così questa orrida storia di cannibalismo alle crociate.

Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi

  1. De Chartres, Fulcher. Historia Hierosolimitana (1095 1127), XXV, XXVI ↩︎
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