bartholomew roberts

Black Bart: Un solo pirata contro un’intera flotta

La cattura della vice-ammiraglia della flotta portoghese del 1719: l’impresa leggendaria del pirata Black Bart.

Nell’anno 1724, a Londra, fu pubblicato un libro dal titolo “Storia generale dei Pirati1“, firmato: capitano Charles Johnson. Si tratta di un interessantissimo compendio delle vite, e soprattutto delle imprese, dei pirati più celebri dell’età d’oro della pirateria, tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento. All’interno di questo libro si possono trovare capitoli dedicati a William Kidd, Steed Bonnet, Anne Bonny, Edward Teach, ovvero Barbanera, di cui ho già raccontato la gloriosa fine in un episodio di Leggende Affilate (che consiglio assolutamente di recuperare) e poi Bartholomew Roberts, detto Black Bart, protagonista dell’avventura di oggi.

Una narrazione ricca di dettagli molto specifici, alcuni dei quali probabilmente frutto di fantasia, ma in ogni caso vividi e verosimili, che fanno riflettere sulla figura del capitano Charles Johnson, l’autore di questo libro. Come faceva a sapere certe cose evidentemente note solo ai pirati, o a coloro che bazzicavano l’ambiente? La risposta, tanto per cambiare, non la sappiamo. Poiché l’identità del capitano Johnson è sconosciuta.

C’è chi dice che fosse un pirata in pensione, deciso a mettere nero su bianco tutto quel che sapeva sui suoi colleghi in una sorta di memoire collettivo. Oppure c’è chi dice che fosse un cacciatore di taglie, e dunque un nemico giurato dei pirati. Infine, c’è chi dice che Charles Johnson fosse lo pseudonimo di Daniel Defoe, l’autore del Robinson Crusoe, insomma, un romanziere. Tante ipotesi, ma il mistero resta. Così come resta il grandioso resoconto di una delle pagine di storia più appassionanti di sempre, tra furiosi abbordaggi e spietati duelli di spada.

Chi era Black Bart: il pirata che non amava l’alcol

Black Bart non era il solito rozzo predone dei mari. Era un uomo sobrio, quasi austero, che imponeva il silenzio a bordo dopo le otto di sera e detestava il gioco d’azzardo. Ma non farti ingannare dalla sua compostezza. Dietro quegli abiti ricercati e il rifiuto dei superalcolici si nascondeva il pirata più vincente della storia: un comandante spietato capace di catturare oltre quattrocento navi in soli tre anni di carriera.

Per questo, oggi voglio narrare una delle imprese più eroiche o, per meglio dire, remunerative dell’età d’oro della pirateria: la cattura della vice-ammiraglia della flotta portoghese impiegata nella traversata atlantica nel 1719: un vero e proprio tesoro galleggiante che il pirata Bartholomew Roberts decise di assaltare, nonostante facesse parte di un convoglio di 42 navi.

Black Bart veleggiava al largo di Bahia, sulla costa del Brasile, uno dei luoghi più ricchi e popolosi di tutte le colonie portoghesi. Tale destinazione era stata scelta tramite voto democratico da parte della ciurma, una caratteristica di politica piratesca che contraddistingueva questo capitano, forse colui che più di tutti ha tramandato l’idea del codice dei pirati: quel pittoresco regolamento che coniuga disciplina e crudeltà, oggi usato spesso in narrativa.

Il Codice di Black Bart: le leggi d’acciaio della ciurma

La democrazia sulla sua nave era totale, ma il prezzo della libertà era il sangue. Il codice di Black Bart non era un consiglio: era una legge di ferro. Ogni uomo aveva diritto di voto e una parte del bottino, ma chi disertava o rubava ai compagni veniva abbandonato su un’isola deserta o giustiziato sul posto. Era un patto tra gentiluomini di ventura che rendeva la sua flotta una macchina da guerra perfetta.

Ho scritto un intero articolo che descrive il codice dei pirati di Black Bart: vallo a leggere subito!

Nel 1719 la nave di Bartholomew Roberts si imbatté in una flotta portoghese appena salpata, e che stava per intraprendere la traversata oceanica fino a Lisbona: 40 navi a pieno carico, bene armate, accompagnate da 2 man-of-war da 70 cannoni ciascuna: tipologie di vascelli a tre alberi, che misuravano una 50ina di metri di lunghezza per un equipaggio intorno ai 700 uomini, con le bocche da fuoco disposte su due o tre ponti di batteria. Insomma, un convoglio ben difeso soprattutto per quelle due spaventose fortezze galleggianti, che avrebbero potuto annientare la nave pirata di Roberts, ben più piccola, adatta alle incursioni, ma non alla guerra.

Un simile dispiegamento di navi costituiva una minaccia soverchiante per chiunque, ma non per il capitano Black Bart, il quale non ci pensò due volte: fece rotta dritto verso quelle navi e si mischiò tra loro. Ordinò alla ciurma di nascondersi e camuffarsi, passando vicinissimo a quelle navi che componevano una flotta così grande e pericolosa, ma al tempo stesso dispersiva, che copriva un vastissimo tratto di mare, lenta a reagire. Che di certo non si aspettava che un pazzo scatenato si facesse avanti per razziare una forza così potente. Cosa che invece, Roberts, aveva tutta l’intenzione di fare.

Scelse l’obiettivo, una di quelle navi stracariche di merci, e la raggiunse così rapidamente che quando l’equipaggio portoghese si accorse dei ghigni sdentati e delle sciabole sguainate a portata di braccio, era già troppo tardi. I pirati, silenziosamente, minacciarono quegli uomini, dicendo loro di andare a prendere il comandante e portarlo sul ponte. Se così non avessero fatto, li avrebbero tutti passati a fil di spada. L’equipaggio portoghese, sconvolto, impreparato, nonostante fosse bene armato di moschetti e cannoni, ubbidì alle richieste senza sparare un solo colpo di pistola: il comandante portoghese fu condotto al cospetto di Bartholomew Roberts e i due si scambiarono poche rapide parole.

Il pirata salutò amichevolmente, presentandosi come un gentiluomo di ventura che aveva da chiedere un solo favore. Aveva bisogno che quel comandante salisse a bordo con lui per indicargli la nave più ricca dell’intero convoglio. Se avesse agito bene, sarebbe stato rilasciato, vivo, illeso, a cose fatte. Altrimenti… be’, sappiamo bene cosa gli avrebbero fatto.

Il comandante portoghese indicò quindi la vice-ammiraglia della flotta: una nave da 40 cannoni e un equipaggio di 150 uomini, vascello imponente, ben più grande e meglio armato di quello dei pirati, ma questo non demoralizzò il capitano Roberts in nessun modo, dopotutto, erano pur sempre portoghesi, come riporta l’autore della cronaca, lasciando intendere che gli uomini di quella nazione erano considerati poco valorosi, rispetto agli indomiti bucanieri.

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I pirati veleggiarono in direzione del bersaglio, ancora camuffati, sfruttando i lunghissimi tempi di reazione di una così ampia flotta. Dovevano agire rapidamente, prima che l’equipaggio cui avevano appena rapito il comandante allertasse le altre navi. Cosa non semplice da comunicare, vista la situazione. Quando i pirati raggiunsero la nave più ricca del convoglio, Bartholomew Roberts ordinò al comandante prigioniero di farsi avanti per richiedere un incontro col comandante della vice-ammiraglia, “poiché aveva una questione importante da comunicargli”. Un trucchetto un po’ ingenuo per far uscire allo scoperto il comandante nemico, con la speranza di farlo addirittura salire a bordo della nave pirata. Un trucchetto che, infatti, non andò a buon fine. Poiché i portoghesi, gridando dal ponte dell’altra nave, risposero: “Certamente, vi porteremo subito il capitano.” Ma non lo fecero, anzi, tra le loro fila cominciò a diffondersi un certo frettoloso trambusto.

I pirati si accorsero che l’astuto piano era fallito, e che il nemico si era allarmato, dunque passarono alle maniere forti. Dopotutto, avevano ancora dalla loro parte il privilegio dell’iniziativa. Si avvicinarono fino a scontrarsi con la fiancata, estrassero sciabole e pistole, e diedero inizio all’abbordaggio.

Lo scontro fu breve, poiché il nemico non era affatto preparato alla battaglia, e nonostante si fosse accorto di quello che stava accadendo non fece in tempo ad adottare le giuste contromisure. Molti portoghesi finirono ammazzati, e tutti gli altri si arresero subito. Una vittoria così schiacciante che secondo il resoconto vide solo due morti da parte dei pirati. A quel punto, però, l’intera flotta era al corrente dell’attacco. Le bandiere di segnalazione furono issate sui velacci, i cannoni spararono e gli uomini si prepararono alla battaglia.

La sfida di Bahia: Black Bart contro la flotta portoghese

I pirati si prepararono al peggio, anche perché Bartholomew Roberts non aveva alcuna intenzione di mollare la preda. Se l’era guadagnata con fatica e se la sarebbe tenuta fino all’ultimo istante, fino alla morte. La nave pirata e la vice-ammiraglia appena catturata, una di fianco all’altra, cominciarono a muoversi in mezzo alla flotta, pronte a far fuoco, pronte all’estrema resistenza. Il tempo passava, i segnali di allarme si ripetevano di nave in nave, ma nessuna si fece avanti. Nessun capitano portoghese volle ingaggiare battaglia coi pirati. Poiché, paradossalmente, una forza così soverchiante, così grandiosa, presa in contropiede da una singola e insignificante nave nemica, era caduta nel caos.

E’ probabile che ciascun comandante portoghese, nel pieno dei preparativi per armarsi, e nel mezzo di inaspettati segnali di pericolo che fioccavano da tutte le parti, avesse deciso di attendere che qualcun altro prendesse l’iniziativa: dopotutto, erano in quaranta, qualcuno si sarebbe deciso a inseguire quei furfanti che se la svignavano col bottino, no? E poi, c’erano le due man-of-war, le colossali navi da guerra da 70 cannoni ciascuna. Quelle avrebbero potuto affondare Black Bart e la sua marmaglia con un paio di bordate. Insomma, in qualche maniera, qualcuno se ne sarebbe occupato. Ma in verità, non se ne occupò nessuno.

L’oro rubato al Re: il bottino leggendario

Nel 1719 il capitano Bartholomew Roberts al comando della sua nave e della vice-ammiraglia della flotta portoghese appena catturata si dileguò, allontanandosi da più di 40 navi in assetto da guerra, e facendolo in tutta tranquillità, senza subire un solo colpo di cannone. Un’impresa leggendaria, che valse un bottino straordinario: merci pregiate come zucchero, pelli e tabacco, oltre a gioielli, catene e ninnoli di notevole valore, come una croce incastonata di diamanti realizzata per il re del Portogallo e, infine, 90.000 monete d’oro portoghesi (moidori), di circa 10 grammi ciascuna, che pesate assieme corrispondevano quasi a una tonnellata.

“Esaltati da questo bottino, i pirati non avevano altro a cui pensare se non un rifugio sicuro, dove avrebbero potuto dedicarsi a tutti i piaceri che il lusso e la sfrenatezza potevano concedere.” Si rifugiarono a nord, lungo la costa dell’America meridionale, in un arcipelago che nel resoconto viene chiamato delle “isole del Diavolo”, e che geograficamente coincide proprio con la famosa Isola del Diavolo, quella che tutti noi conosciamo, che più di un secolo dopo divenne sede della terribile prigione francese. Là, Black Bart è probabile che cominciò a dettare gli articoli del suo codice piratesco, quello che ancora oggi viene ricondotto a qualsiasi filibustiere dell’età d’oro della pirateria, come se tutti fossero dei gentiluomini di ventura vogliosi di stilare regolamenti.

Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi

  1. “A general history of the robberies and murders of the most notorious pirates, and also their policies, discipline and government, from their first rise and settlement in the island of Providence, in 1717 to the present year 1724…to which is added a short abstract of the statute and civil law in relation to piracy.” ↩︎
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