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Antiche Macchine Belliche: Catapulta o Ballista? La Verità

Antiche macchine belliche: il mortale fragore della guerra

Le antiche macchine belliche non erano semplici strumenti, ma mostri di legno e corda che hanno cambiato il volto della storia. Dai Greci ai Romani, l’arte di fare la guerra ha trasformato ogni battaglia in un incubo di ingegneria. Capire queste macchine significa comprendere il genio oscuro di chi, secoli fa, ha imparato a imbrigliare la tensione meccanica per seminare morte a distanza.

La catapulta e la ballista sono due macchine d’assedio molto antiche. Furono inventate dai greci nel IV secolo avanti Cristo, adottate e perfezionate dai romani durante le guerre puniche, dimenticate nell’Alto Medioevo, e poi riprese ai tempi delle Crociate con ulteriori varianti e modifiche. Tutto questo tira e molla ha generato un’enorme confusione su queste macchine d’assedio, a cominciare dai nomi con cui le identifichiamo. Vediamo se riesco a districarmi nel casino etimologico.

L’Origine delle Antiche Macchine Belliche

In principio, era la gastraphetes. Si trattava di un primissimo modello di balestra inventato dai greci che letteralmente significherebbe “arco da pancia”, poiché il meccanismo ne permetteva la ricarica sulla pancia. Non c’è niente da fare, i greci erano troppo avanti. Utilizzando la stessa tecnologia vennero sviluppate la ballistes e la katapeltes (ballista e catapulta). Ovvero delle pesanti armi da getto a torsione. Tutte e due insieme? Sì. Può sembrare strano, ma queste due macchine d’assedio presentano una sola grossa differenza: il proiettile utilizzato.

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Catapulta, una delle antiche macchine belliche con la quale si scagliano con gran forza e a lunga portata frecce e dardi (Egidio Forcellini – Totius Latinitatis lexicon, 1771)

La Catapulta: ingegneria della distruzione e balistica

Tra tutte le antiche macchine belliche, la catapulta rappresenta l’apice della tecnologia a torsione. Sfruttando matasse di tendini o capelli, questi congegni accumulavano un’energia spaventosa. Ma la vera domanda non è quanto lontano colpissero, bensì cosa lanciassero davvero. Se la balistica antica è un labirinto di definizioni, la potenza bruta di questa macchina resta l’unico punto fermo in secoli di assedi sanguinosi.

Ballista, che è un lemma latino, deriva dal greco ballein (lanciare, gettare). Katapeltes deriva dal greco peltes (secondo Santi Mazzini1), che significa lancia, oppure da kata pelta (secondo Newark, Wikipedia, e molti altri2) che significa “attraverso lo scudo”.
Insomma: la ballista lancia le pietre, la catapulta i dardi. Ed è lo stesso Vitruvio a confermarcelo:

“Catapultas quibus sagittae […] Balistas quibus saxa emittuntur.”

Ok. L’uomo del ventunesimo secolo ha sempre creduto che la catapulta scagliasse pietre, e invece no. La catapulta scaglia dardi. Va be’, ci sta. Abbiamo sbagliato e adesso lo sappiamo. S’impara sempre qualcosa di nuovo, eh? E poi non è che ce ne fregasse poi così tanto. Voglio dire, abbiamo di meglio a cui pensare rispetto alla catapulta e alla ballista.

Il caos di Giulio Cesare: sassi o dardi?

Purtroppo però la questione non è finita qui. E’ un tale che si chiama Giulio Cesare che baldanzosamente arriva a mescolare le carte in tavola. Secondo il personaggio probabilmente più celebre della storia umana, le catapulte sono quegli ingegni che mandano sassi3. Ecco fatto. E adesso come si fa a stabilire chi ha ragione?

Io non oso contraddire Giulio Cesare. Come glielo dico a un personaggione così che ha sbagliato? Guarda, Giulio, le catapulte non lanciano i sassi. Eh, no. Mi risponderebbe che con il gonnellino di cuoio a frange e la corazza coi pettorali disegnati è arrivato fino in Britannia e l’ha conquistata con quella cazzo di catapulta. Lo saprà che cosa lancia, una cazzo di catapulta. A quel punto gli darei ragione. Perché effettivamente in Britannia c’è stato lui, mica io.

E Cesare non è nemmeno l’unico a contraddire l’etimo delle due parole: catapulta e ballista. Come sta scritto nell’enciclopedia popolare italiana:

“Come in altre cose degli antichi, così anche in questa delle macchine usate in guerra, domina una labirintea confusione. Ammiano Marcellino dice l’onagro un ordingno medesimo collo scorpione, benché Vegezio distingua tra loro i due stromenti, e affermi lo scorpione un’arme da uccidere con brevi e sottilissime frecce. Polibio mantiene costantemente la differenza tra le catapulte, usate a sprigionare armi acuminate, con tiri orizzontali, e le baliste, che sono chiamate macchine petrarie. Così fanno Tacito, Seneca e Vitruvio; Giulio Cesare, in quella vece, discorre delle catapulte come d’ingegni che mandano sassi, adeguandole così, evidentemente agli onagri. Giusto Lipsio, nel suo Poliocerticon, ha la balista per macchina da scagliar pietre, e la catapulta da tirar frecce, consono in questo a Polibio e a Plutarco.”

I due termini si sono mescolati e rimescolati più volte nel corso della storia, perdendo l’originario significato e confondendo addirittura Giulio Cesare! E noi che dobbiamo fare? Assolutamente niente. Continuiamo pure a chiamare queste antiche macchine belliche come abbiamo sempre fatto. Catapulta e Ballista. Dopotutto, se lo faceva Cesare…

Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi

  1. La Macchina da Guerra nel Medioevo, p16 ↩︎
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Catapulta ↩︎
  3. Libro I del De bello civili di Giulio Cesare ↩︎
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