nani: mitologia e origini

Nani: Mitologia dalle Origini Norrene al Fantasy di Tolkien

Vermi nati dal corpo di un gigante o maestri fabbri? La vera origine dei nani: mitologia norrena tra tesori maledetti e leggende dimenticate.

Nella letteratura fantastica del XX secolo i nani della mitologia assumono un ruolo di rilievo grazie alle opere di Tolkien. Compaiono ne “Il signore degli anelli”, ma soprattutto ne Lo Hobbit, dove li troviamo protagonisti di una sgangherata spedizione alla riconquista di un reame perduto. Il professore di Oxford però non si è inventato niente. Le creature barbute che vivevano sottoterra facevano parte dei miti e delle leggende europee già nell’Età Antica.

I nani: mitologia e origini

Prima però, una premessa: noi non sappiamo quasi niente delle tradizioni mitologiche germaniche e norrene. La verità è che la maggior parte delle storie si trasmettevano oralmente, senza un controllo dottrinale imposto da una guida religiosa comune (come è avvenuto ad esempio per la religione cristiana) e, come se non bastasse, tutte quelle storie erano composte da una moltitudine di “versioni” spesso in contrasto fra loro; ciò che si raccontava nell’Islanda del VIII secolo non coincideva necessariamente con i racconti della Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia o di chissà quale altro paese dello sconfinato nord.

Vale per i vichinghi, i berserker e pure per i nani: mitologia e leggende norrene sono un vero mistero.

Quel poco che sappiamo è dovuto alle trascrizioni che nel corso del Medioevo ci hanno permesso di conoscere gli antichi miti e che, di conseguenza, appaiono filtrate dalla mentalità dell’epoca. Nel XII secolo ad esempio venne messa su carta la leggenda del Re Herla 1e il racconto di un regno nanico sotto la montagna pieno di tesori e magia, al cui interno però si nascondeva una tremenda maledizione: là dentro il tempo scorreva più lentamente rispetto alla superficie, e un giorno equivaleva a cento anni terrestri. Lo sventurato re dei Britanni dopo tre giorni di feste e banchetti trascorsi nel reame dei nani, non appena fuori dalla montagna, si ritrovò proiettato di trecento anni nel futuro (dai britanni “celti” fino ad arrivare alla conquista dell’isola da parte degli anglosassoni). Lui e i suoi tormentati cavalieri vennero inoltre condannati a una galoppata eterna, dando origine al mito della caccia selvaggia. Tutto questo per aver dato retta a una creatura demoniaca, lontano dalla luce del Signore cristiano.

I nani della mitologia sono descritti come un popolo infido, pericoloso; affascinano gli uomini con le loro ricchezze per poi rivelarsi malvagi e vendicativi. Si tratta di un motivo comune a molte altre leggende, a cominciare proprio da quelle che più di tutte hanno ispirato la creazione del mondo fantasy de Il signore degli anelli, ovvero le saghe dell’eroe Sigfrido (o Sigurd) di cui Tolkien era esperto conoscitore 2e il ciclo eddico.

L’Origine Oscura: Vermi nati dal cadavere di un Gigante

Dimenticate le creature simpatiche dei cartoni animati. Nella cosmogonia norrena, l’origine dei nani è grottesca. Quando gli dèi uccisero il gigante primordiale Ymir per plasmare il mondo, la sua carne iniziò a marcire. Da quel processo di decomposizione nacquero i nani, proprio come vermi che strisciano nel fango. Furono gli dèi a dare loro un aspetto umano e un’intelligenza superiore, condannandoli però a vivere nelle viscere della terra, lontano dalla luce del sole che li avrebbe pietrificati.

Dapprima i dvergar si erano formati e avevano presa vita nella carne di Ymir, ed erano proprio vermi, ma per decisione degli dèi avevano ricevuto la conoscenza del sapere umano e l’aspetto degli uomini; nondimeno abitavano nella terra e nelle rocce. Móðsognir fu il primo e il secondo Durinn.

Così dice la Vǫluspá:
Allora andarono tutti i potenti
ai seggi del giudizio,
gli altissimi dèi,
e tennero consiglio:
chi dovesse dei dvergar
le stirpi foggiare
dal sangue di Brimir
e dalle ossa di Bláinn.
Allora in forma d’uomo
ne nacquero molti,
dvergar nella terra,
come disse Durinn.


E questi, disse [la vǫlva], erano i loro nomi:
Nýi, Níði,
Norðri, Suðri,
Austri, Vestri,
Alþjófr, Dvalinn,
Nár, Náinn,
Nípingr, Dáinn,
Bífurr, Báfurr,
Bǫmburr, Nóri,
[Órinn], Ónarr,
Óinn, Mjǫðvitnir.
Vigr e Gandálfr,
Vindálfr, Þorinn,
Fili, Kili,
Fundinn, Váli,
Þrór, Þróinn,
Þekkr, Litr, Vitr,
Nýr, Nýráðr,
Rekkr, Ráðsviðr.


Anche questi erano nani e abitavano nelle rocce; mentre i primi, invece, nel fango:
Draupnir, Dólgþvari,
Hǫrr, Hugstari,
Hleðjólfr, Glóinn,
Dóri, Óri,
Dúfr, Andvari,
Heptifili,
Hárr, Svíarr.

Dvergar: i nomi dei primi nani nell’Edda

Gloin, Dori, Ori… tutti i nomi che abbiamo imparato a conoscere con “Lo hobbit” sono ripresi dalle opere cui fa capo l’Edda in prosa di Snorri Sturluson, un manuale di poesia scaldica: ovvero un’intricata forma poetica rivolta ai signori nordici basata su un utilizzo di perifrasi (dette kenningar), che oggi giorno risultano alquanto difficili da decifrare poiché ci mancano i riferimenti culturali per comprendere il variegato “sottotesto” privo di spiegazione.

All’interno dell’Edda di Snorri non ci sono solo trattazioni poetiche, ma anche frammenti di storia mitologica fra cui la creazione del popolo nanico. Secondo l’autore i nani presero vita dalla carne del gigante Ymir sotto forma di parassiti, veri e propri vermi nati dalle membra putrefatte, e gli dei dettero loro forma umanoide mischiando il sangue del gigante Brimir con le ossa del gigante Bláinn.

Móðsognir fu il primo della stirpe dei nani, seguito poi da Durinn. Durin è un nome che ricorre spesso nell’ambientazione tolkeniana, poiché si tratta di uno dei Sette padri nanici e predecessore dei sovrani che si succedettero fra i Lungobarbi, tutti che portavano il suo stesso nome (fino a Durin VII). Si pensa che nell’originale germanico significasse “l’addormentato”, ma non ci sono molte spiegazioni a riguardo. Così come non sappiamo altro riguardo gli altri nani che nell’Edda vengono a malapena nominati.

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Andvari e il Popolo della Nebbia: i nani tra oro e maledizioni

In una celebre opera appartenente alla mitologia germanica “La canzone dei Nibelunghi”, trascritta nel XIII secolo da un autore anonimo, il popolo dei nani viene anche chiamato “popolo della nebbia”, richiamando le caratteristiche chiave delle interpretazioni folcloristiche dei secoli precedenti quali l’avarizia, l’accumulo di ricchezze e l’appartenenza a un’avanzata civiltà sotterranea. Il loro tesoro è composto da straordinarie quantità d’oro, che in alcune versioni del mito più recente provengono da un anello magico, posseduto da un personaggio che incarna le caratteristiche del popolo dei nani delle antiche saghe. Si tratta di Andvari, nell’Edda viene identificato come uno dei primi nani del Creato3.

Ma i nani non erano soltanto accumulatori compulsivi. Erano soprattutto esperti artigiani, fabbri e gioiellieri. Uno dei miti che rafforza questa caratteristica comune nelle leggende antiche deriva in particolar modo dal mito del Mjollnir, il martello del dio Thor, che nell’opera di Snorri Sturluson viene forgiato proprio dai più abili dell’intera stirpe nanica, i figli di Ivaldi4.

I Fabbri degli Dei: il Martello di Thor e l’inganno di Loki

I nani della mitologia non erano solo creature sotterranee, ma i motori tecnologici del mito. Senza la loro abilità nel maneggiare il fuoco e il metallo, gli dèi di Asgard sarebbero rimasti disarmati. Dalle loro fucine sono usciti i manufatti più potenti dell’universo: dalla lancia di Odino al leggendario martello di Thor. Ma ogni dono aveva un prezzo, e spesso i nani si ritrovavano coinvolti negli inganni dei potenti, finendo per essere le vere vittime – o i carnefici – dei giochi divini.

Nel suo continuo scherzare e infastidire qualunque creatura (mortale o divina che fosse) Loki questa volta la combinò proprio grossa. Tagliò i capelli dorati della dea Sif, moglie di Thor, la più bella fra le dee e Thor s’infuriò come non mai. Catturò il dio simpaticone e giurò di rompergli tutte le ossa se non avesse rimediato subito al danno. Loki allora si recò dai fabbri più abili del Creato, i nani figli di Ivaldi, che crearono nuovi capelli d’oro, una lancia magica per Odino (Grungnir) e un’intera nave per Freyr (Skíðblaðnir), ma non solo. Loki doveva sentirsi così in debito da organizzare una finta competizione metallurgica tra i fabbri per ottenere altri oggetti meravigliosi da donare agli dei per placare l’ira di Thor. I termini della sfida erano questi: se i due nani fossero riusciti a creare tre oggetti ancora migliori di quelli appena creati, Loki stesso ci avrebbe rimesso la testa.

I due nani, Brokkr e Sindri, si adoperarono per forgiare tre oggetti meravigliosi. Ma Loki, secondo alcuni trasmutato in tafano, li tormentò durante la forgiatura, impedendo a Brokkr di soffiare col mantice per mantenere alte le temperature. Questo causò un difetto nel Mjollnir, che venne fuori con un manico un po’ troppo corto. I nani si presentarono comunque agli dei per mostrar loro tutti e tre gli oggetti, ovvero: il cinghiale d’oro, l’anello Draupnir e il martello. Questi sarebbero stati messi a confronto con le precedenti creazioni dei figli di Ivaldi: i capelli d’oro, la lancia e la nave, per decidere quali fossero gli oggetti migliori.

Loki perdette la scommessa e avrebbe perso pure la testa se non fosse stato per un altro dei suoi stratagemmi: per recidere la testa i nani dovevano mozzargli il collo, ma di questo non si era fatta alcuna menzione nell’accordo. I nani, stufi di questi inganni, decisero di andare all’origine di tutti i problemi e cucire le labbra al dio degli scherzi. Cosa che non venne impedita da Thor e dagli altri dei che stavano lì, a guardare, coi loro nuovi e sfavillanti doni meravigliosi.

Ed è con questa bella storia che voglio concludere l’articolo sui nani: mitologia e origini svelate.

Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi

  1. Walter Map, De nugis curialium ↩︎
  2. La leggenda di Sigurd e Gudrún, opera postuma pubblicata dal figlio di Tolkien, Christopher, non è altro che una riscrittura del mito ↩︎
  3. Gylfaginning, Edda in prosa, 1220 ca. – Snorri Sturluson ↩︎
  4. Skàldskaparmàl, Edda in prosa, 1220 ca. – Snorri Sturluson ↩︎
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