sir Daniel Fortesque

Sir Daniel Fortesque: il segreto del Cavaliere di MediEvil

Le avventure di Sir Daniel Fortesque, lo scheletro senza occhio e senza mandibola protagonista del videogioco Medievil.

Ricordo ancora quando mi regalarono la PlayStation con una copia di MediEvil. Era il 1998, e quella sera potevo essere considerato il bambino più felice del regno.

Attaccai la presa scart al televisore, spinsi il bottone con la freccia che apriva il coperchio (faceva un ticchettio che riconoscerei fra mille), e infilai il disco platinato. Schermo nero, logo Sony che si trasformava in logo PlayStation e la magia era già iniziata.

Sir Daniel Fortesque: l’antieroe gotico di Gallowmere

Sir Daniel Fortesque non è il classico eroe senza macchia. È un bugiardo. Morto alla prima carica con una freccia nell’occhio, è diventato una leggenda solo grazie alla propaganda reale. Eppure, in questo gioco del 1998, la sua redenzione passa per il fango e le ossa. Sir Dan è carismatico proprio perché è un fallito che riceve una seconda occasione. Senza mandibola e con un solo occhio, incarna perfettamente quell’estetica gotica che mescola il tragico al grottesco.

“Tanto tempo fa, viveva nel regno di Gallowmere uno stregone chiamato Zarok. Uomo arrogante e spietato, Zarok odiava i suoi concittadini per i loro costumi semplici e pacifici. Decise quindi di radunare un esercito di demoni e partì alla conquista del regno. Il campione del Re, Sir Daniel Fortesque, capeggiò le milizie contro l’orda degli empi demoni. Ancora oggi il popolo canta ballate che raccontano di come guidò la carica contro la schiera maledetta, di come i demoni cadevano ai suoi piedi come spighe di fronte alla falce, e di come alla fine, benché ferito a morte, annientò lo stregone. Fortesque entrò nella storia quel giorno come l’eroe di Gallowmere, le sue gesta inaugurarono un periodo di pace che sarebbe durato cent’anni.
Fino a quando lo stregone tornò…”

Dannati concittadini con i costumi semplici e pacifici, fanno incazzare pure me.

Nonostante la pessima introduzione scritta, Medievil possiede un fascino incredibile. Già dai primi filmati emerge un’ironia sottile, che si insinua fra gli elementi macabri dell’ambientazione ispirata al Nightmare Before Christmas di Tim Burton. Sir Daniel Fortesque è un bel personaggio, molto carismatico, che si esprime in modo incomprensibile e può staccarsi il braccio sinistro per lanciarlo contro i nemici. Cosa desiderare di più?

Dalla spada al braccio: l’araldica decadente di un cavaliere redivivo

L’iconografia di Sir Daniel Fortesque, con il suo elmo piumato e la corazza scheletrita, è un’araldica alla rovescia. Non rappresenta la gloria, ma la sconfitta e la resurrezione. La capacità di staccarsi il braccio per usarlo come arma è un simbolo grottesco di questa decadenza: il corpo glorioso del cavaliere è solo un ricordo, ora è un guscio vuoto che si riadatta alla lotta. Un’immagine potente, che parla di un eroismo non convenzionale.

La tramadi MediEvil è semplice ed è poco più di un pretesto per far uscire Sir Dan dalla tomba a smazzolare zombie per il regno di Gallowmere. Tuttavia la cura per l’ambientazione e le numerose sottotrame fanno dimenticare quanto sia scarno l’intreccio principale.

Sono presenti addirittura dei bivi, con livelli che non necessitano di essere giocati e numerosi segreti che aumentano la longevità. Non è roba da poco per un videogioco del 1998. Tantissime armi fra spade, martelli, asce, lance, balestre, archi e una colonna sonora spettacolare. Forse è proprio la musica il pezzo forte del gioco, la si può trovare su youtube se avete voglia di ascoltarla.

In tutto saranno una quindicina di ore giocabili, moltiplicate all’infinito se non si possiede una memory card per i salvataggi. Purtroppo io non ce l’avevo e dovetti aspettare mesi prima di riceverla. Devo dire che non mi pesava poi così tanto dover rifare sempre il gioco da capo. Mi piaceva, ed ero contento lo stesso.

Il fascino macabro di MediEvil: tra leggenda e folklore

Gallowmere non è solo un ammasso di pixel. È un incubo ad occhi aperti che pesca a piene mani dal folclore europeo e dalle atmosfere dei romanzi gotici dell’Ottocento. Dagli zombie che strisciano nei cimiteri ai demoni alati, ogni elemento trasuda un amore per l’orrido che oggi raramente troviamo nei titoli mainstream. Rigiocarlo nel 2026 fa capire quanto la direzione artistica conti più della potenza di calcolo: MediEvil resta un pezzo di storia videoludica immortale.

Medievil mi ha lasciato dei bellissimi ricordi, un’opera fantasiosa che ha permesso a un bambino di sognare anche con la playstation spenta.

E quando un videogioco fa quell’effetto, è un buon segno.

Le leggende non muoiono mai, cambiano solo forma. Se vuoi immergerti in un mondo dove il mito incontra la realtà storica, devi solo seguirmi

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